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28 gennaio 2010

Visto dall'alto.

Tra le varie cose che mi frullano in testa, ci sono le immagini dei paesaggi aerei visti nel film Tra le nuvole.
Per fortuna che c'è la rete e non devo rimane con voglie strane.
http://www.alexmaclean.com/

09 gennaio 2010

Intervallo mostre

O. Gehry è stato un po' deludente, i modellini sono di studio e non bellissimi. Video scarsi. Bello l'edificio di Muzio della Triennale, molto luminoso nonostante il grigio meneghino e l'affollamento di scolaresche.

Hopper a palazzo Reale è stato allestito da dio, ma gli mancava un po' di opere per essere una Bella-Mostra. Bella lo stesso, non apprezzavo molto l'autore, diciamo che non conoscendolo affatto gli attribuivo una ricerca realista e nulla più. Invece mi sono dovuta ricredere e viva l'esperienza diretta!! Sono emozioni, stati d'animo e atmosfere quelle trasposte da questo artista americano sulla tela. Mi sarebbe piaciuto vederne di più tutto qui.


03 dicembre 2008

Caaaamillooooo!!!

Ma vi avevo parlato di questo spettacolo - Olivetti - della signora Laura Curino e di Gabriele Vacis? Stra-bello! Un classico, uno di quelli che ti rimane addosso per sempre, le cui battute diverranno anche tue, e modi di dire, e di sentire.

estratto dal sito:
Olivetti è la storia di Camillo, il pioniere, l'inventore, l'anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del Novecento, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.
Con l'aiuto di biografie, interviste, testi letterari (indispensabile mi è stata l'arguta descrizione che di lui fa Natalia Ginzburg in Lessico Familiare) ne ho ricostruito la vita, le figure che gli ruotano attorno, l'ambiente e le imprese.
Ho poi affidato le voci narranti a due personaggi fondamentali della sua storia: la madre, Elvira Sacerdoti, e la moglie, Luisa Revel.
Queste due donne, provenienti entrambe da una cultura di minoranza (ebrea la prima, valdese la seconda) sono state le protagoniste silenziose della formazione e della realizzazione del sogno olivettiano. Mi è sembrato giusto riportare la loro voce in primo piano, paradigma delle tante voci femminili che in quegli anni hanno costruito nell'ombra.

E' il racconto epico di un'avventura, e in quanto tale avvincente, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi.
La cosa più straordinaria è che è tutto vero.


Laura Curino


Bene venerdì faccio il bis e sono molto carica di aspetative. Per la festa della Toscana, a gratisse, al Metastasio, Telai.

11 settembre 2008

Ode alla Rete!

Non solo cazzate, anche cose serie ed utili si trovano in rete. Non solo i biglietti del treno appena appena meno cari, non solo libri dal tutto il mondo.

Una cosa splendida la fototeca della Fondazione Federico Zeri.

Il critico, morto nel 1998, ha lasciato il suo ambizioso progetto la realizzazione “del più grande archivio privato al mondo sulla pittura italiana” all'Università di Bologna che nel 1999 realizza la Fondazione Zeri e porta avanti il democratico progetto di mettere a disposizione on line le foto del Sig. Zeri.

Quanto sarebbe stato più facile fare l'esame di Storia dell'Arte con la centenaria Mina Gregori se avessi avuto a disponibilità del materiale del genere! Invece lavorammo di fotocopie, tante copie in b/n di foto per un volume alto circa 15 cm. E parla delle tinte veneziane, degli incarnati del Bellini, della plasticità barocca romana, o della forza della linea fiorentina avendo solo scolorite immagini in bianco nero!
... ci allenammo al gioco dei dettagli, perchè la vegliarda, quando sveglia, era astuta e aguzzina. Copriva gran parte della foto con le mani, lasciva fuori un dettaglio piccolo piccolo e ci chiedeva di parlarne dopo averlo in ordine, riconosciuto e datata!

Riconoscete l'opera?
Questo dettaglio è grande rispetto a quello alla sua pratica!

Ah che esperienza!
Eppure la rifarei.

01 maggio 2008

Buon Primo Maggio!


Il Quarto Stato di Giovanni Pellizza da Volpedo, 1901. Conservato a Milano al Museo dell'Ottocento della Villa Reale.

Scene di vita sociale, di sciopero all'inizio del Novecento. La lotta di classe ai suoi albori.
Ai tempi nostri, commuovente.

07 febbraio 2008

Guttuso - I funerali di Togliatti

A Remo, e a quanto ci manchi.
Ora mi rendo conto quanto mi mancherà non sentire più per l'ennesima volta il tuo racconto sui funerali di Togliatti.

Il quadro l'ho visto una volta, è enorme, gigantesco, in bianco e nero con quelle bandiere rosse, drammatiche, feroci, sofferenti, come lo era il tuo racconto, in quei ritorni in pulmann.

24 gennaio 2008

Svaghiamoci vai...

Sempre grazie a Viaggiando con il taccuino, ho scoperto questo disegnatore - fotonico come direbbe la mia giovane collega -. Una sinergia che non avevo mai visto con la mano e il mouse, il web e la pagina bianca!

04 dicembre 2007

Erwitt

Per rispondere a virruzza che ha commentato il mio post precedente, la mostra di Eliott Erwitt c'è stata, a Milano presso Forma fino a 1/2 giugno scorso. 80 foto tra cui questa a fianco.
Questo il sito del grande maestro, che mi chiedo ma quanti cappero di anni avrà?

28 novembre 2007

20 novembre 2007

Una bella iniziativa

...giorni fa spippolavo ed ho trovato questa bella iniziativa promossa dalla Fondazione Longhi, per chi ha studiato anche solo un minimo di storia dell'arte sa che il Sig. Longhi è uno studioso che ha dato le messe alle sue ricerche partendo da Caravaggio. Ne avevo sentito parlare già lo scorso anno e a quanto pare, per fortuna , è una iniziativa di successo: Corso di Storia dell’Arte "Invito all'arte. Si tratta di 15 lezioni, tenute da docenti di Storia dell’Arte, accompagnate da 10 visite ai principali musei e chiese di Firenze.
Bello no?
...se non fosse che è pensato per gli studenti e quindi in orari scomodi per chi lavora.
Le lezioni, della durata di un’ora, si tengono presso l’Auditorium Folco Portinari, in Via Folco Portinari 3/5, nel pomeriggio, alle ore 15. Peccato. Ecco il programma.

Ottobre 2007
Giovedì 11: La città romana e medievale - Giovanni Cipriani
Giovedì 18: Battistero
Giovedì 25: Basilica di Santa Croce

Novembre 2007
Giovedì 8: Firenze rinascimentale – Antonio Paolucci
Giovedì 15: Spedale degli Innocenti, la piazza, la tribuna della SS. Annunziata
Giovedì 22: Basilica di San Lorenzo
Giovedì 29: La Firenze della Maniera – Cristina Acidini

Dicembre 2007
Giovedì 6: Palazzo Vecchio, Appartamento di Leone X e Studiolo di Francesco I

Gennaio 2008
Giovedì 10: Il Barocco a Firenze – Mina Gregori
Giovedì 17: Chiesa dei Santi Michele e Gaetano
Giovedì 24: Galleria Palatina di Palazzo Pitti
Giovedì 31: Dai Medici ai Lorena – Silvia Meloni

Febbraio 2008
Giovedì 7: Palazzo Corsini
Giovedì 21: Firenze Capitale e i Macchiaioli – Carlo Sisi
Giovedì 28: Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti

Marzo 2008
Giovedì 6: Il Novecento – Ulisse Tramonti
Giovedì 13: Stazione
Giovedì 27: Scuola di Guerra Aerea





30 novembre 2006

Pontormo e i Lanzichenecchi

Jacopo Carrucci detto il Pontormo è geniale esponente del Manierismo fiorentino, la corrente che mette radici nei primi decenni del cinquecento, rispondendo al classicismo rinascimentale e michelangiolesco elaborandone lo stesso linguaggio formale e cromatico, ma reinventandolo con licenza poetica.

È un artista che mi è particolarmente caro. I suoi colori sono una contraddizione, stridono e si armonizzano, le sue forme sono inverosimili e volumetricamente carnose, la sua mente è visionaria e libera e al contempo, al servizio della Corte.

Rimane orfano giovanissimo, entra a Bottega da Andrea del Sarto e verrà molto apprezzato nei primi anni della sua carriera, per personale elaborazione dello sfumato leonardesco, la plasticità michelangiolesca e la delicatezza cromatica raffaellesca.



Tra le sue più belle opere, la giovanile La Visitazione, custodita (male) nella chiesa di San Michele a Carmignano del 1514/15.
Ben accetto alla corte dei Medici, lavorerà per decorare la Villa di Poggio a Caiano. Si dedicherà in particolar modo alla ritrattistica. Nei suoi ritratti dal delicato realismo, possiamo sempre cogliere un dettaglio, un’irriverenza, frutto del suo temperamento bizzarro e melanconico, commessa verso il gusto classicista, rivelando il germe del Manierismo.
Nel 1523 si rifugia alla Certosa del Galluzzo per scampare alla peste. Inganna il tempo lavorando al ciclo d’affreschi raffiguranti Scene della Passione di Cristo.
Inciso sull’intonaco lascia una sorta di premonizione, l’avvento dei Lanzichenecchi al soldo dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, il futuro Sacco di Roma del 1527. Aveva conosciuto il Michelangelo del grande Nord, Albert Durrer da alcune incisioni e aveva iniziato a dipingere alla maniera tedesca, con grande disappunto del Vasari. I soldati carcerieri di Cristo portano nella divisa, elementi che li caratterizzano come i famosi mercenari di fanteria.


Durante la Repubblica Fiorentina lavoro ad una delle sue opere più belle e tra le mie preferite, La Deposizione della Cappella Capponi (brunelleschiana) di Santa Felicità 1527/29.
Continuò il suo lavoro come pittore alla corte di Cosimo I. Morì nel 1556 lasciando in eredità a Bronzino, suo fedele amico e allievo, il ruolo di ritrattista di corte e il suo infinito gusto per il dettaglio e l’irriverenza.

(notizie tratte da Wikipedia, e reminescenze dei miei studi superiori)


25 novembre 2006

Il Modigliani di Goya

Ambienti evocati ma definiti, facce conosciute.
L’uscita da una piscina, dall’ambiente della vasca direttamente nell’ingresso, alle pareti mattonelline azzurre acqua, piccole. Dietro il banco i volti che negli anni, da quando ero bambina, ho visto in quei ruoli. Chiedo indicazioni e cerco gli spoiatoi. Sono in accappatoio e cuffia, mi avvio per un ambiente stretto, un corridoio.
Sbalzo fuori contesto e sono all’Università. Tramite ambienti abbandonati passo dalla sede della Facoltà all’Accademia di Belle Arti. Entro alla scuola d’arte per un percorso nascosto. Cammino rasente la parete, percorrendo una rampa di legno, delle dimensioni di uno scalone monumentale, ricoperto di tavolati da cantiere. Mi accosto al muro, temendo per la stabilità del solaio, paura di cascare di sotto. Giungo in fondo, un’artista donna, mora, con una capigliatura rossa legata a coda, lavora di sega e saldatore, una scultrice all’opera. Una vecchia lambretta modificata per un’installazione. Iaia, mi indica di guardarmi alle spalle, è allestita una mostra su Modigliani, il livornese bohemienne. “Quello è il ritratto di Modigliani fatto da Goya”. Impossibile, mi volto e una sala enorme colonnato, con la luce dall’alto, il soffitto basso per la sua estensione mi si apre davanti. Faccio due passi e Modigliani è straiato come la Venere di Goya, dentro una cornice barocca. Da destra a sinistra e non da sinistra a destra. “E non è niente, guarda a sinistra, queste sono XXX un nuovo metodo di raffigurazione visiva”. Un quadro enorme, dalle figure fitte di tipo prerinascimento, un po’ Gentile da Fabriano, un po’ Simone Martini, rimaneva fermo per metà, e l’altra scorreva, un audiovisivo con commento musicale.

21 novembre 2006

...per seguir virtute e canoscenza

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: "Quando

mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.

Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’ Ercule segnò li suoi riguardi

acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.


Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno Canto XXVI

26 ottobre 2006

Morte a Venezia

MORTO A VENEZIA
IL PITTORE
EMILIO VEDOVA
Venezia, 08:06
Vedova, tra i massimi pittori contemporanei, aveva 87 anni, si è spento ieri pomeriggio nel sonno nella sua casa di Dorsoduro. Il pittore è stato uno protagonista del rinnovamento artistico del dopoguerra.

18 ottobre 2006

TAMARA de LEMPICKA

Milano, Palazzo Reale
5 ottobre 2006 – 14 gennaio 2007







Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca, “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, introducendo nei suoi dipinti i simboli della modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva. Considerando la vita come un’opera d’arte e sostenuta da una volontà ferrea di affermazione, Tamara coltiva il suo talento artistico, ma anche costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, divenendo presto la protagonista stravagante della mondanità europea.

tratto dal sito della mostra



10 settembre 2006

Io, Mantova, l’India e Circe.

Mercoledì 5 settembre,
“La fragoletta”, antica osteria in Mantova

Mi sono stranamente annoiata a guidare verso Mantova, forse perché ero da sola e senza cd. Ne sono stata sorpresa. Ero convinta che mi piacesse guidare, ma forse a questo punto, la verità è che mi piace guidare in compagnia, con le lunghe conversazioni da viaggio, il ritrovato tempo di ascoltare. I miei pensieri durante il viaggio sono stati incorporei, inconsistenti, non prendevano fluidità. Guidare mi estranea la mente in un flusso di pensieri, ma non verso Mantova. Spesso non rimuginavo niente.
Bugia. Un pensiero c’era, ma non si può dire. È che un chiodo fisso non scorre lo sai, non fila…
Non so se è stato un male o un bene non pensare a niente, però è stato strano avere la testa sgombra, per una volta. Sono contenta di essere venuta a Mantova sola. Certo, lo sarei stata di più con la mia Socia, ma viaggiare sola è una cosa che ho fatto raramente, avvolte per lavoro e mai per piacere. Posso dire però, che ho sempre desiderato farlo. Rientra in quell’idea di donna forte che mi piacerebbe essere, capace di autonomia e libertà. Quindi è stata un’occasione da cogliere al volo per iniziare ad essere ciò che desidero. Un principio, almeno. In partenza ero un un po’ stordita, ammetto. Come una scarpa che calza stretta, ma che piano piano prende la forma.
Durante il viaggio le poche volte che il pensiero prendeva una dimensione consistente tornava a quello che avrei voluto scrivere prima di partire. Questo blog e i miei pensieri nero su bianco hanno preso una dimensione importante, “terapeutica” come dice A. Sono diventati un modo per guardare dritto in faccia eventi e emozioni. Non so come funziona per le altre persone, ma i miei pensieri sfrecciano veloce, indagando dettagli e sfumature, magari anche insignificanti ma che però rubano tempo e distraggono. Conseguentemente perdo il filo. Condividendole, traccio segni che portano ad una selezione, scelgo.
Segliere, come è difficile avvolte, come con questo menù. Ma ho avuto fortuna, ottime scelte. Ringrazio Fabio dell’ottimo consiglio, “La fragolina”, citazione letteraria da Goldoni mica “bip”… controfiletto di cavallo con patate arrosto, niente dolce ma gorgonzola al naturale con mostarda e marmellate casalinge accompagnato, giustamente perché venir da solo non sta bene, da un bicchiere di reciotto. Anche il cavallo era accompagnato per par condicio! … era il primo pinot nero dell’aperitivo che era da solo…
Anche essere al ristorante, seduta da sola a prendere questi appunti è una delle cose che ho sempre desiderato fare ma che non avevo mai fatto. Eppure non ci voleva molto, non c’era, volendo, nemmeno bisogno di andare troppo lontano. Da sola, ho sempre mangiato frugalmente e al volo, come se essere soli non meritasse il premio della sosta, o fermarsi e godere di un pasto e una bevuta, quasi fosse uno spreco. “Da sola”. È un po’ che ricerco questa condizione. Forma libera non plasmata da contaminazioni esterne, magari anche positive, ma contaminazioni. Non è sempre stato così. Una volta c’ero, intera anche se metà. Forse mi sono davvero “ritrovata”, forse è stata davvero l’India come dice R. Non ho un’idea chiara di quello che ho portato a casa, ma mi piace, mi ci sento bene e non ho voglia di chiedermi cos’é. Questo è quello che non ho scritto prima e scrivo ora. Provare a spiegare cosa ho riportato non è facile e forse nemmeno utile. Sono solo sensazioni confuse ma precise. L’idea è di aver imboccato la strada, con la forte impressione che sia quella giusta anche senza intravederne la fine, quel traguardo che non si vede ma non è importante. Non che non me lo chieda, cosa ci può essere in fondo. Eccome. La risposta è nebulosa e colossale. È un contatto che non c’era e adesso prende forma.
Sono arrivata in questa città sentendomi inadeguata, in punta di piedi, alle prese con una “prima volta”. Ho preso alloggio e la camera accogliente quasi mi fagocita. Sarei rimasta rintana lì dentro volentieri, ma è stato solo un breve pensiero, la curiosità e la voglia di essere mi hanno tirato fuori.
Si, a Fabio devo un paio di bottiglie di Chianti per questo indirizzo, questo gorgonzola è paradisiaco, o forse era solo troppo tempo che no lo mangiavo, il formaggio.
Seguo le frecce per il centro città, giro due rotonde e Mantova è apparsa con il suo profilo, stepitosa! Galleggia sullo specchio di acqua accesa di luce, con una consistenza muraria illeggibile se non nelle guglie di cupole e campanili svettanti. Apparizione.
Anche il profumo del Reciotto che accompagna il gorgonzola è una apparizione, arriva ad ondate, partendo dal bicchiere panciuto. Penetrante, ma non invadente, arriva con discrezione, ad onde.
Parcheggio distante, meglio camminare che rovinarsi il fegato nel traffico. Punto alla ricerca della segreteria organizzativa determinata a compiere il mio scopo: le prenotazioni per evitare le file all’acquisto dei biglietti. A naso, punto il centro della città. Lungo il tragitto incontro il Teatro Bibbiena e la sua fila di persone per comprare il biglietto. Uovo oggi o gallina domani? Gallina domani, sembro incosciente, ma non lo sono!
Decisamente superiore la mostarda rispetto alla marmellata, accudisce il sapore pungente del gorgonzola e lo accompagna con una consistenza vellutata.
Planimetria della città alla mano, mi dirigo alla ricerca di quel punto tre, luogo per le prenotazioni. Dopo aver percorso Via Verdi per tre volte, cedo scorata al punto informazioni che mi indirizza alla “Loggia del grano”, come se tutti al mondo dovessero conoscere questo imprescindibile monumento mantovano! La città brulica di persone, si sta svolgendo l’inaugurazione e non riesco ad orientarmi. Colpa della folla, non mi rassegno. A destinazione un ragazzo gentile mi spiega che arrivo tardi, molti eventi sono esauriti.. loro è?! Acquisto 4 biglietti. Sono soddisfatta, ho ottenuto Vikram Seth, l’indiano autore de “il ragazzo giusto” e per ora basta. La gita in battello con l’incontro con Scurati sembra poter essere un buon inizio a questa mia prima esperienza Festivaletteratura. Mi concedo alla città, libera, senza pretese di orientamento, cedo anche all’acquisto di libri, continua tentazione. Cosa compro? Prevedibilmente sempre l’India.
C’è qualcosa che non torna però, non mi posso dare pace. Di solito ho una lettura completa dei luoghi, ma non in questo caso. Ho una percezione unidirezionale, guardo solo avanti, esclusivamente per il mio senso di marcia. Di solito non è così. La folla, la folla… o questa dimensione “solitaria”?! Come spesso accade, quando smetti di cercare, di bramare o invocare, ecco che si materializza l’oggetto del desiderio. Sant’Andrea! Sopra le teste della folla si apre uno scorcio, la facciata, la cupola inquadrate dagli edifici ai lati di via Roma. Al primo sguardo ho un sussulto: ma è lei? Ma se non te la ricordavi fino ad ora la facciata, come puoi riconoscerla… vero ma, si è lei non c’è dubbio! È lui, l’Alberti.
Io mangio anche la buccia di questo formaggio, secondo me è buona comunque. Squisita. Ma è buono davvero o è solo troppo che non lo mangio? Alla faccia dell’intolleranza.
Questo è il suo ultimo progetto. Meno famoso della facciat a di Santa Maria Novella, ma l’apice della sua opera. Che ore sono, sarà ancora aperta? Mi avvicino rapidamente ma abbattendo ogni possibile aspettativa. Così non rimango male se è chiusa. La facciata è tridimensionale, è un arco di trionfo, un’arcata da acquedotto romano che riporta sul fronte la navata centrale e le cappelle che si aprono lateralmente. Si leggono nella profondità dell’arco certrale i lacunari con rosone. È lui non ci sono dubbi! So' fidati della tua memoria per una volta, hai sempre desiderato vedere questa chiesa, un motivo ci sarà?! Le gambe mi portano dentro, per fortuna viaggiano anche sole, i due neuroni del mio cervello sono ancora troppo stupiti per reagire. La porta è aperta ed è sant’Andrea, c’è scritto. Corri, corri dentro!
Azz. È lei, quella del libro, doveva essere un bel grandangolo quello con cui hanno fatto la foto. La navata centrale è enorme, è coperta da una volta a botte con lacunati prospettici dipinti, seicento forse. Dalle cappelle laterali filtra luce dalla finestre tonde che inondano parte dei lacunari prospettici scultorei con rosone centrale con cui sono coperte. La luce dela sera vibra all’interno, calda e mistica. Procedo verso il centro e prima di arrivare alla cupola penso già che domani ci tornerò, in questo posto ci dovrò tornare. Una persona scompare sotto questo vuoto, ti annienta. Gran parte dell’ambiente è spoglio, non ci sono panche nella navata, sono collocate solo su un braccio del transetto. Sant’Andrea è molto di più dei materiali che la compongono, è un “super luogo”, è uno spazio aulico, lirico che non trasuda stereotipata devozione ma senso civivo, e in questo stà, per la mia misera opinione s’intende, la sua spiritualità. Ci sono luoghi che parlano. Questo non è l’amore che emana il Taj Mahal o la collettivizzazione della moschea di Delhi, è un luogo che mette distanza, ti accoglie ma ti comunica la sua superiorità, quando è gentile.
Dubbio: ho incontrato tutti luoghi che parlano di recente oppure nello voglia di “sentire” mi stò facendo prendere troppo la mano?
Con Sant’Andrea sono appagata. Anche troppo per stasera, riposo: aperitivo e lettura, ma ho fame?! Mi dirotto all’osteria, un angolo accogliente mi ospita davanti ad una finestra modello “Anna dai capelli rossi”, un colore a caso…

Giovedì 6 settembre,
Palazzo Te, sala dei giganti.

Ho incontrato Giulio Romano in quanta superiore e mi è subito rimasto simpatico. Un irriverente che chiede deroghe alla regola, che cerca originalità nella scuola di maniera. Anche Jovanotti tuonò “l’ombellico del mondo” dalla Sala dei Giganti. Sono passati 15 anni e adesso ci sono. Stranamente è quello che mi aspettavo, non mi ha tradito come altre opere. Non è grande ma avvolgente. Ho chiesto alla signora che sorveglia la sala se mi potevo straiare a terra per inquadrare tutto l’insieme, addirittura s’è offerta di montare la guardia. Stupefacente disponibilità. Ho ripercorso tutti i volti dell’Olimpo, tuonanti da sopra la testa dei giganti, con le loro tornite forme e le loro collere. Cibele, chi è? Secondo me quello è Mercurio, con le ali nel cappello… o nei calzari?! Nella stanza sono annullati gli angoli ed ogni percezione architettonica. È un sogno, dimensione divina, senza riferimenti alla tediosa quodidianità, come questa mia dolce mattina, morbida e nebbiosa, dopo un sonno particolarmente movimentato. Ma il contrappasso vince e la notte inconsapevolmente agitata lascia il campo ad una organizzata serenità. Colazione rifocillante in piacevole ed interessante compagnia, passaggiata in bici lungo il Mincio e i suoi nebbiosi cipressi fino al paradiso suburbano dei Gonzaga, palazzo di diletto e trastrullo. La giornata promette molto e sono disposta a sfruttarla al meglio. Lascio questa dimensione di maniera per cercare il genio, l’artista innovatore, colui che ha condotto verso l’innovazione mantenendosi coraggiosamente aulico. Esosa? Forse.

Il Broletto

Tortello di zucca: primo piatto dolce, come lo ricordavo. Mi piaccio in questo locale, si vede che iniziano a starmi anche larghe queste scarpe!
Le pareti sono di un rosso pompeiano, riflettono in grossi specchi dalle cornici dorate. Non posso fare a meno di guardarmi. La mia canottiera verde stride del contrasto con la mia carnagione bianca, gli occhiali rossi e la testa di capelli neri raccolti, sul fondo rosso e la cornice oro dell’immagine riflessa. Un foto più pontormiana nel genere di maniera…
Ho un dolore alla bocca dello stomaco, ma cosa c’entra la gastrite? Che il mio fisico non mi segua in questo stato di gioia? Palazzo Ducale è un dedalo di stanze che per chi ha un’unica finalità, come me, la camera picta del Mantegna, può creare un po’ di ansia. Ma arrivare all’ulcera mi sembra eccessivo! I 5 minuti di sosta concessi nella “Camera degli sposi” sono il premio elargito a chi vi arriva, nonostante le forvianti frecce di indicazione. Ben disposti lungo il labirinto di ambienti, personale di servizio dirottano gli avventurieri. È andata bene che la ragazza di guardia al traguardo non avesse il cronometro.

È proprio vero, si può trovare l’india dietro casa. Io l’ho trovata a Mantova. Nell’acqua e nel suo valore sacro, di ruovo fondamentale del fiume per lo sviluppo e la sopravvivenza della città. Crescono addirittura i fiori di loto sul Mincio. Mettiamoci anche il riso in questo fil rouge con il subcontinente. Un paio di autori indiani, come Vikram Seth, che non conosco ma il volumone autografato servirà a questo; insieme Amartya Sen, anche lui indiano, nobel per l’economia nel 98. Non potendo sfuggire al mio dharma, la singora accanto a me all’ultimo appuntamento è un accompagnatrice di viaggio in India e ho dovuto parlare anche con lei del mio viaggio. Come esimermi! Anche il rientro è stato segnato dall’eco dell’India o meglio sul mio rientro si è abbattuto un’intera stagione monsonica. Un temporare improvviso e allarmante mi ha costretto a fare l’indiano, fermarmi e far passare la pioggia.

A sancire il mio ritorno a casa è la gatta che da il nome al blog ma nessuno conosce. È la mia gatta, grigia con gli occhi gialli, piccola di corporatura ma non di età orami. Una gatta che non fa fusa, non adopera unghie, ma non risparmia i denti per giocare. Dorme tutta stesa con le zappe anteriori nascoste sotto il busto e quelle posteriori allungate dietro, a salamino. Subdola, aspetta che io prenda sonno per impadronirsi di spazi vietati come il cuscino acciambellandosi attorno alla mia testa o stesa alla destra del letto. È tornata a casa con me, forse viveva meglio con i miei, ma non mi sembra particolarmente affranta, almeno per ora.

03 luglio 2006

Domenica romana

Ogni tanto ci vuole, qualcosa di diverso.
Solo l’idea ti stanca da morire, a pensarci un po’ di più non lo faresti mai e poi.. “Ma sì! Cosa sarà mai!”
Armiamoci e partiamo.. anzi partimosene!
“Dopo di chè?”
Dopo di che…
Eurostar alle 11… perfetto un paio di ore di sonno la domenica mattina sono sempre gradite. Caffetino …in una catena da autogril.. uff.. questi bottegai fiorentini si fanno d’oro tra settimana e il weekend tutti ai mare. Giornale, due chiacchere in treno, qualche soggetto buffo che ti riporta nella Roma di Risi e De Sica e … si sbarca, Stazione Termini, Metropolitana, l’afa… Piazza San Giovanni, i preparativi di un concerto, corpi al sole, giovanissimi. È. Non avere più l’età. Constatazione. L’importante è sentirsi giovani dentro, certo! Giro dell’isolato. Baretto. Ponentino. Aria. Poi il nostro Virgilio romano ci raccoglie e ci conduce per mano in angoli nascosti della città eterna, almeno per noi provinciali. Basilica dei Santi Quattro Coronati. Stupendo esempio edilizia cristiano medievale di Roma, come ci illustra sapientemente il nostro formidabile amico. Poi si scende il Celio …mi sembra si chiami così quel colle.. e lì quasi per caso, senza darsi troppo disturbo, tanto anonima all’esterno, tanto stupefacente all’interno: San Clemente. Dentro amplificate e ben tenute le Cosmatesche già annunciate nella precedente Basilica, e poi … inaspettato, l’abside mosaicato! E chi se l’aspettava, l’aspetto attuale della basilica è tardo barocco! E non è finita! Giornata d’emozioni! Altri 2 livelli visitabile delle chiesa, il primo interrato del IV secolo, il secondo interrato il Tempio Mitrico del II secolo. Hanno raccolto il mio mento, siamo usciti per un gelato. Sembra una cosa normale ed invece nella “Domenica Romana” poco di quel che è accaduto è stato normale ☺ Enfatizzo un po’ su via.. Gelateria nei pressi del panteon, con e non esagera 6 vetrine gelato da 20 gusti ciascuna.. in paradiso. Sosta cicchino sotto il panteon e carosello di famiglie che si fanno fare la foto dai vigili urbani. Poi.. lampo.. una busta di libreria mi passa davanti carica di nuove edizioni! “si fa una giratina in libreria?” accolta, tre passi.. e stupore, la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, Bonromini. Che città Roma! 30 euro in libreria e… caffè, autobus, piazza San Giovanni… pizzino, incontro con la signorina “Dopo di chè?”, “Quella de là”, salutiamo il nostro eccellente accompagnatore e si aprono le transenne, il sottopalco è nostro. Incontri più o meno piacevoli… Samuel dei Subsonica il migliore.. suoni basi più o meno controllati.. e la faccio breve, dipartita alla ricerca dell’autobus. Eh.. sembra semplice, seguiamo la folla e attendiamo pazienti, noi e un altro centinaio di persone. Giunge l’autobus alle 1,30 gremito, TAXI! E via verso la nostra stanza. Ci leviamo il primo strato di nero di dosso e gli imbrattiamo le lenzuola. Breve riposo ad ascoltare il guaito di un cane e sveglia alle 5.30. Grazie D. del tuo tocco delicato, già ero provata. Metro, treno, motorino, destinazione ufficio.
È vero, forse non abbiamo più l’età. Ma chi se ne frega, fino a che c’è forza e ostinazione tutto è permesso.

Ancora grazie a D. e S. per la splendida domenica romana.