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Avessero messo in rete anche i video dei partecipante sarebbe stata una cosa interessante ed istruttiva."DONNE che fanno troppo. Donne energiche, volitive, toste, decise a non mollare. Eppure schiacciate dalle impegni e dai sensi di colpa. Donne sempre di corsa, che si dividono tra lavoro, mariti, figli, casa, amici, genitori. Senza tempo per sé. Donne stressate, rese inquiete da una perenne, sottile sensazione di inadeguatezza, spesso inconsapevole, ma che genera insoddisfazione e inquietudine..Passiamo ai consigli per la cura:
Per risolvere il problema ci vorranno ancora almeno un paio di generazioni. Tanto è forse necessario per cambiare quell'atteggiamento culturale che, complici mariti e compagni troppo spesso inclini a delegare l'intero lavoro di cura, spinge le donne ad accollarsi ogni sorta di impegni per poi sentirsi irrimediabilmente travolte dalla mancanza di tempo.(...)"
"Crearsi una scaletta di priorità, un elenco di cose che non ci pesano. E cercare di dedicarsi soltanto a quelle. Individuarle è facile: basta scegliere quelle che, mentre le facciamo, non ci fanno guardare l'orologio.Ah bono... e per rispettarla la scaletta, c'è qualche consiglio? perdo un sacco di tempo a programmare meglio il mio tempo, ma poi non rispetto mai i programmi :) ...e le cose che non ci piacere fare, quelle che sono un obbligo del quieto vivere ma che non ci piacciono, chi le fa?! come quali??
Non trascurare i propri sogni; proporsi delle tappe, ogni mese, ogni anno. E andare lentamente. Dicendo "Sì", quando ci impegniamo in qualcosa che risponde veramente ai nostri obiettivi e "No" a tutto il resto. Infine, dobbiamo convincerci che figli, mariti, parenti e colleghi di lavoro devono assumersi le loro responsabilità. E liberare il nostro tempo".

LA LETTERA
Le stampelle di Storace
ricordano il regimedi RITA LEVI-MONTALCINI
CARO DIRETTORE, ho letto su Repubblica di ieri che Storace vorrebbe consegnarmi, portandomele direttamente a casa, un paio di stampelle. Vorrei esporre alcune considerazioni in merito.
Io sottoscritta, , in pieno possesso delle mie facoltà mentali e fisiche, continuo la mia attività scientifica e sociale del tutto indifferente agli ignobili attacchi rivoltimi da alcuni settori del Parlamento italiano.
In qualità di senatore a vita e in base all'articolo 59 della Costituzione Italiana espleterò le mie funzioni di voto fino a che il Parlamento non deciderà di apporre relative modifiche. Pertanto esercito tale diritto secondo la mia piena coscienza e coerenza.
Mi rivolgo a chi ha lanciato l'idea di farmi pervenire le stampelle per sostenere la mia "deambulazione" e quella dell'attuale Governo, per precisare che non vi è alcun bisogno. Desidero inoltre fare presente che non possiedo "i miliardi", dato che ho sempre destinato le mie modeste risorse a favore, non soltanto delle persone bisognose, ma anche per sostenere cause sociali di prioritaria importanza.
A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse "facoltà", mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria.
(10 ottobre 2007)
Anche stasera ho pianto, come quel sabato mattina davanti alla diretta tv,
indignata che nel mio Stato democratico le forze dell'ordine potessere
prendere quelle posizioni. Ho pianto per le aggressioni subite dai legittimi
manifestanti. Ho pianto anche il giorni e le settimane successive, quando
dalle notizie stampa o tv emergevano le assurdità e le efferatezze subite da
chi è stato arrestato. E ho pianto stasera a sentire nuovamente le
testimonianze di chi quei calci li ha presi, di chi ha sentito quelle
ignominie da carcere cileno.
Dopo il sentimentalismo, la speranza.
Finalmente un'inchiesta tv, un programma televisivo che riporta le vicende
del G8 in prima serata. Un'occasione necessaria, per ricordare a chi come me
è di memoria corta, che queste nefandezze aspettano giustizia.
Bravo Lucarelli, per quel poco che vale il mio giudizio.
In sole due ore e mezzo ha messo insieme molto materiale con il quale ha
scandito il succedersi degli eventi, partendo dai giorni precedenti le
manifestazioni di piazza. Ha intervistato esponenti delle forze dell'ordine
e dei loro sindacati. Ha intervistato gente comune, studenti,
professionisti, giornalisti che erano lì, che hanno riportato nuovamente la
loro testimonianza. Nuovamente.
Ha posto delle domande e ha ipotizzato risposte, le arricchite con pareri di
altri e posizioni diverse.
Tra queste una. Un rappresentante del sindacato dei poliziotti illustra come
dai fatti Genova e quelli di qualche mese precedenti di Napoli, emerga una
chiara volontà politica di intimorire. Di intimorire il popolo dei moderati
a manifestare in piazza, in previsione di un autunno caldo causato da una
pesante finanziaria, esorcizando lo spettro del '94.
Io l'ho vissuto questo timore, in prima persona, alla marcia Perugia/Assisi
dello stesso anno e al corteo del 2002 a Firenze. Obbiettivo centrato.
Questa una voce, come altre.
Non martirizza i manifestanti, anzi. Illustra in modo chiaro e costante, che
c'è chi arriva aggressivo con dichiarazioni precedenti di guerra. Ed è
chiaro che molti rappresentanti delle forze dell'ordine hanno fatto il loro
dovere.
In chiusura, dopo l'attestazione dell'avanzamento dei porcessi, una
richiesta: una commissione parlamentare di inchiesta che possa avere, adesso
a "palle ferme" la capacità di valutare i fatti dalle numerose immagini e
riprese audio.
Ieri sera, in macchina, radio.Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973
In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo.
La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.
Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.