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14 novembre 2006

Toscana Vs India

Metti un week-end in Toscana… con una compagnia collaudata in India!

Ci siamo tutti, o quasi. Chi è più lontano o più giovine non ci ha raggiunto, ma il numero è consistente!
Dopo un uragano di mail dei giorni precedenti ecco il “Primo grande ritrovo India Nord”.

Primo appuntamento: io e il Guru sulla FIPILI, agip dopo la seconda uscita d’Empoli, 12.00.
Ritardo, giustificato da sdolcinatezze familiari, ma forte ritardo. Parto da casa con la LVpiccola , borsa enorme dell’album di foto alle 12,00 in punto! Telefonata di resa, Massimo parte alla volta di Pisa con la sua andatura Hindì. Lo raggiungo a Pontedera decimando i miei punti sulla patente. Mi metto alla coda della sua bauliera ed arriviamo in stazione con mezz’ora di ritardo sulla tabella, ma le FS si erano sincronizzate al mio cronico vizio. Troviamo i torinesi, belli come il sole, in abiti borghesi, ovvero normali, ma siamo abituati a vederci sbracati, struccati e stanchi dal viaggio… che novità vederci in abiti civili!
C'incamminiamo verso la torre per chiedere il miracolo e la guardiamo da dietro, dalle sedie di un barretto pisano per l’ora del desco. Tempo 15 minuti, siamo raggiunti dai milanesi e ci sediamo vicini vicini a raccontarci i mesi trascorsi lontani come se niente fosse passato… è stupendo! Il tempo ha davvero un valore relativo quando c’è sintonia. Parliamo del vecchio, del nuovo e del futuro, quest’India Sud!
Fioccano gli SMS con gli assenti. I veneti ammogliati sono in arrivo, sono stati bloccati al casello causa shopping! Beati loro!
Alle 15 decidiamo di affrontare la città e i pisani, raccolgo la multa per scadenza tassametro, ma chi se ne frega! Bassissimo prezzo per una giornata del genere. Mercatino antiquario e cielo bigio, niente ci scoraggia. Ci aspetta una bella scorpacciata di sani prodotti toscani stasera in ottima compagnia!
Riprendiamo le macchine a buio e contribuiamo al traffico cittadino. Arriviamo a Volterra tra tornanti e una noiosa pioggerellina. …e qui siamo quasi proprio tutti! Le venete sono arrivate, Tiziana pure! Siamo al completo, cicca, chiacchere e ci troviamo a tavola al costo della stufa, lunga tavolata con altri ospiti. Il cibo ci riempie la pancia e la compagnia il cuore, come chiedere altro?!
Finito il tour de force alimentare parte quello dei ricordi e delle foto. Raccolgo piacevolmente i complimenti pari al peso in kg dei miei album fotografici da matrimonio! Grazie Grazie! Attacchiamo con la proiezione video. Dopo la documentazione della prima ora indiana fatta da Diego con 200 scatti decidiamo di proseguire l’indomani e ultima sigaretta e ninna!
Ninna?? Naaaa?!? Io e la Tindiana proseguiamo la nostra estenuante pratica di chiacchere presonno. Sento l’età che avanza e getto la spugna.
L’indomani il sole tarda ad uscire, ma fioriscono i sorrisi, almeno il mio, al pane ricotta e marmellata! Era una delle merende di mia nonna che non cedevo a questa bontà… speriamo non siano i pantaloni a cedere! Argh!
Volterra. La guida Monday ci aspetta con Diego e Susanna in P. Priori, “principia i’curturale”! Il sole ogni tanto ci grazia, ma il venticello è inclemente. Attorno alle 13, il nostro stomaco ricorda che non siamo in India e qui gli orari sono diversi. Colonna d'auto, sosta in mezzo di strada e… curva dopo curva, arriviamo a San Vivaldo. Casolare sperso, dove il sole scalda e ravviva i colori degli ulivi e delle terre ocra della casa. L’olio nuovo ci stuzzica il palato e anticipa le successive delizie. La compagnia esplode e i calici si alzano.

La gioia è con noi, in India e altrove.


06 ottobre 2006

Water, nel bene e nel male.



Non avrei mai scommesso su questa sera.
Invito promozionale, di quelli che accetti solo perché non paghi, e ti ritrovi davanti ad un gran bel film: Water di Deepa Metha . Già, un’indiana, un’indiana candidata all’Oscar per rappresentare il Canada. Il nostro uomo atelier lo presenta stupendamente, con naturale antipatia che gli è propria. L’autrice è scomunicata nel suo paese, minacciata di morte dai fondamentalisti hindù – non sapevo nemmeno esistessero, o non erano tanto tolleranti?! – tano che la polizia ha dovuto sospendere le riprese e il film è agli Oscar da solo, la regista è ben nascosta.
Non avevo letto la presentazione allegata all’invito, ho accettato e basta per sbaffare un ingresso al cine. Stasera, per andare alla sala giusta e non sbagliare come faccio sempre, stampo l’invito e leggo.

“Water, racconta la difficile condizione della donna in India negli anni ’30, prima dell’ascesa del Mahatma Gandhi.” Balle, le donne in India stanno bene, cosa mi vogliono raccontare, povere come tutti ma bene. “Protagonista è la piccola Chuyia che, vedova all’età di appena 8 anni, viene abbandonata dalla propria famiglia in una casa che ospita donne nelle sue condizioni.” Già, le vedove, sono a carico della comunità – ma come si può considerare vedova una bambina di appena 8 anni. Vero, sono promessi fin da bambini, spesso si sposano senza conoscersi e tornano dalle famiglie fino all’età giusta. Sempre troppo presto.

“Tutte sono costrette a vivere come penitenti, con l’unica colpa di aver perso il marito, sono rasate, indossano semplici sari bianchi, non hanno diritto a parlare e possono mangiare una sola volta al giorno.” Abbiamo incontrato una vedova a Jaisalmer ora che ci penso, la guida ce l’ha presentata come tale e ci ha spiegato la differenza degli abiti. Adesso sarà diverso, almeno in un’area turistica, emancipata e moderna. Nei villaggi magari…
Bhe, la sala era piena. A La Madama ho fatto leggere la presentazione poco prima, donna avvisata.. accanto a me, la classica frikfemministaunpolesbica, s’accomoda con i piedi sulla poltroncina. Lamiaamicadiclasse trova deplorevole l’atteggiamento. Noi che ci siamo tragugiate un piatto di sushi con te in 15 minuti.
Il film si apre sull’acqua, foglie di loto e tintinnio di cavigliere. Acqua, “Water”. Non ci avevo pensato, l’elemento femminile per eccellenza, è il file rouge di questo film sulla sofferenza femminile. Otto anni sono pochi per capire cos’è una vedova e il perché di questo atteggiamento di favore. Abbandonata in questa casa le viene subito chiarito come funziona la gerarchia: la vecchia metressa, la ruvida che si rivelerà buona, la saggia zia che rimpiange i dolci della sua infanzia, il codazzo del greggie delle soggioggate dal sistema, la bella e giovane Kalayani seguace di Krisna. Arriva quasi subito il bello intellettuale, seguace di Gandhi. Si innamora della giovane vedova che la metressa fa’ prostituire la notte per far mangiare a tutti riso e lenticchie una volta al giorno. La storia è lenta, il ritmo è indiano. Il fiume, l’acqua sacra, le brocche, i monsoni, il brahamana delle vedove, il frocio ruffiano procacciatore di giovane carne. Quando la vecchia zia muore, con l’accensione delle misera pira, inizia il dolore. Il giovane avvocato non s’arrende al suo amore e sotto un gigantesco, enorme, ramificato albero al Karnika gath di questa canonica città, dichiara il suo amore alla bella vedova prostituta. Karnika, il viticcio del loto, il fiore che nasce dal fango, ed attraversa faticosamente acqua per cercare la luce, il simbolo dell’elevazione spirituale; colui che è candido e puro, l’essenza della bellezza e del divino.
Sotto quell’albero, al chiar di luna – che è sempre piena bha?! – c’è un dialogo bellissimo, la giovane è molto devota ed è sconvolta di poter contradire la tradizione accettando, lei, vedova, l’amore del giovane e prezioso rampollo di brahamana. Lui le dice che ci sono cose buone e cose meno buone nella tradizione, non è da prendere tutto come la religine propone – Gandhi docet. Si pone però anche la domanda di trovare il limite, saper scegliere la strada. Come fare? A questo punto, è lei, analfabeta, ma piena di fede, che trova la risposta nel suo cuore. È ogni individuo a saper trovare la propria strada.
La fotografia del film è eccezionale, la luce è sempre radente e rivelatrice di giorno. Accende i sari bianchi delle vedeve e le bluse alla coreana, bianche enormi sopra le classiche braghe degli uomini. Le candele, la notte, intonano un coro vibrante in sinfonia con la luna piena dell’ekadasi.
Tutto sembra volgersi al meglio, se non ché il rispettato padre del nostro eroe, ha goduto della compagnia della nostra protagonista. Il figlio è sconcertato, disapprova il padre, ma quando trova la forza di andare avanti con le sue scelte – omini arrivano sempre tardi – la nostra devota amica ha lasciato che il ciclo dell’acqua rimettesse in circolo la sua anima.
Qui il film guarda dentro il concetto di vittima. Io sono sempre stata attratta dalle vittime, a partire dagli ebrei e dal loro lasciarsi sterminare. Sento troppo forte il senso dell’ingiustizia da non poter concepire la non ribellione. Il film lo chiude Savitridevi, Didi per gli amici, la ruvida buona anche lei molto pia, nella quale l’accettazione dell’ingiustizia diventa pesante come commetterla. È stata lei che ha permesso alla Bella di uscire dall’Asrham/bordello, è stata lei che gli aperto la porta per uscire, è stata lei che ha consegnato le sue spoglie all’amato ritardatario. È da lui che sentirà parlare di Gandhi e del possibile avvento di un nuovo mondo, che elimini le imposture che screditano un modello di fede religiosa. Le regole si possono rinventare.
La bomba scoppia quando scopre che la bimba di otto anni è diventata la nuova vedova che porta i soldi in casa. Carne fresca ai rispettabili brahamana. Non lo può accettare, recupera la creatura inerme e la culla tutta la notte sulla riva dell’acqua. Il flusso che lenisce i dolori. La mattina seguente, Gandhi è alla stazione per una preghiera con la comunità e lei si conduce lì, come sollevata da un vento salvifico. Gandhi dice – cogliete il senso, le parole precise non le ricordo, già piangevo a dirotto a questo punto – "la religione non è la verità, la verità è religione ed è ciascuno di noi".
Savitri rincorre il treno, piange e stringe la bambina, implora la brulicante multitudine di gente stipata su quel treno di prendere la bambina, di portarla lontano, solo lei e di salvarla, di regalargli una vita dignitosa, li implora, corre, corre e ragiunge il giovane liberale che coglie al volo la possibilità di far sbocciare un nuovo fiore, Chuyia e la sua nuova libertà.

Ho dovuto ammortizzare la tensione fruzzicando in borsa alla ricerca dei fazzoletti. Mi commuovo molto e il distacco dei miei vicini al sentire un dolore dentro.
“"Nonstante il racconto si riferisca ad un epoca e ad un momento storico preciso, ancora oggi le donne indianesono vittime di violenza e discriminazione. In tutto il paese sono circa 34 milioni le vedove e 12 milioni si esse sono ospitate da istituti come quello del film" spiega Deepa Metha”.

Il mio amore per l’India è forte. Troppe cose indefinite mi attraggono ancora in questa nazione. C’è qualcosa oltre le immagini, oltre le tradizioni, è qualcosa che si percepisce con i sensi. Questo folle amore, però, non copre l’evidenza. Le ingiustizie, le disparità e le contraddizioni sono forti, è un Paese e una cultura viscerale, nel bene e nel male.

Per approfondire
da D Web, intervista alla regista
da Zabriskiepoint.net

26 settembre 2006

Carvalho al Taj Mahal

"
[...] abbandonate la linea più diretta verso il Gange, scendere ad Agra, vedere il Taj Mahal e proseguire dopo per Kanpur, dove avrebbero visto Il Gange, e poi Benares.
« Inoltre, il Taj Mahal é vicino a un fiume, lo Yamuna, e lei va matto per i fiumi»
[...] Ormai ad Agra, Carvalho avvertì che con il Taj Mahal avrebbe saturato la sua capacità di assimilare pietre per quel giorno. Biscuter accetto le condizioni, senza tuttavia smettere di osservare il detective per verificare il continuo effetto suscitato in questi dal monumento. Anche se Carvalho resse con una certa indifferenza tale impatto quando fece ingresso nel monumento necrofilo, si commosse invece quando in fondo al giardino vide il mausoleo costruito in omaggio all'amata e prolifica regina Mahal, morta dopo aver partorito il quattordicesimo figlio e omaggiata dall'ardente sposo, che non badò a spese per innalzare quel che un poeta ebbe a chiamare "il più splendido monumento all'amore" e il melenso R. Tagore: "una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo". [...] Carvaho provava un'attrazione quasi magnetica pre la luminosità dell'edificio [...] il Taj Mahal continuava ad essere una delle meraviglie del mondo che dava un senso alla visione turistica appena concesso da Carvalho all'estetismo da rivista illustrata propria del suo aiutante.
[...] Diedero un'occhiata alle moschee che scandivano il maestoso mausoleo e Carvalho si sedette a meditare sulla capacità di misurazione della bellezza custodita all'interno di ogni essere umano. Rifiutava le informazioni come aiuto all'emozione estetica [...]
"
da Millennio, Manuel Vázquez Montalban 2004 Feltrinelli


Ciao Manolo!

21 settembre 2006

Torno in India?

20 settembre 2006. Le quattro sorelle Brontë, chi sono? Cime Tempestose. Ma erano quattro? I dubbi sono venuti dopo. Piccole Donne. Paolo Conte, surrealismo e dadaismo, l’intelligenza degli elettricisti. Gelato al limon, gelato al limon, donna che stai entrando nella mia vita con una valigia di perplessità, ah non aver paura che sia già finita, ancora tante cose quest’uomo ti darà, bla bla bla, ti offro la luna del pomeriggio, per un sogno arabo che ami tu, e una stretta forte della mia mano per te donna che non mi scappi più, e ti offro l’intelligenza degli elettricisti, così almeno un po’ di luce avrà la nostra stanza negli alberghi tristi, dove la notte calda ci scioglierà gelato al limon gelato al limon
Constatazione: estate, in bilico tra santi e falsi dei, sorretto da un’incessante voglia di equilibrio e resto qui sul filo di un rasoio ad asciugar parole che ho steso e mai dirò. Non senti che tremo mentre canto, è il segno di un’estate che vorrei potesse non finire mai! Tatatataaaaa! Bach, toccata e fuga in mi minore. Silenzio, respiro, solo la voce: Ninna nanna ninna nanna, ninna nanna per noi due, Ninna nanna ninna nanna, le mie gambe tra le tue, potrai berti un cielo azzurro, quando è l'ora del caffè, sotto un sole da ramarro, non avendo pane e burro, tu potrai mangiare me, oh oh. Potrebbe esser finito qui, ma se ho guidato con poca attenzione fino ad ora, adesso metto in folle.
Il tuo braccio in michelangiolesco abbandono, è isolato dalla luce, un brivido. Sbatto le palpebre e sciolgo i muscoli del volto intorpiditi dal distacco. Volumetria di carne è insieme Michelangelo, Raffaello e David. È l’abbandono. È la cupidigia di forma, l’urgenza di fagocitare e incamerare immagine e volume. Il libro della Comencini, Matrioska, antONIA, la scultrice realizza il calco alla mano dell’amante morto per trattene con se le sue forme anche dopo il distacco e il deterioramento.
…e la vita che non spendi che interessi avrà?

18 settembre 2006

CASO o KARMA? "... viver senza lavorare"!

Ma quanto ho rotto con questa Torino Spiritualità?!
Tanto! Ecco! Un altro segno che ci devo andare è arrivato stamani!
ieri ho acquistato l'ennesimo libro sull'India, premeditato da un pò a dire la verità. Cuccette per Signora di Anita Nair, la scrittrice del libro che avevo letto prima di partire. Non ne ho ancora scritto ma lo farò, il libro è stato molto importante, tant'è che è ancora sul mio comodino nei suo 8 cm di costola. Bene, stamani mi frulla cinque minuti e mi collego al sito della Neri Pozza, casa editrice che con la mia Indiamania si rimpingua le casse.

Ecco la notizia:
L’autrice dei romanzi Padrona e Amante e Cuccette per signora
sarà protagonista con Anna Nadotti del Dialogo “Danzando con gli Dei”
il 21 settembre, alle ore 17.30, presso la Sala Chiablese della Cavallerizza Reale di Via Verdi, 9 a Torino.



Dico io? Non è un segno forse...

Appello: come si può vivere senza lavorare? lo chiedeva anche Luca Carboni in quella canzone della mia adolescenza.

11 settembre 2006

Cena (e pranzo) indiana

Anche la prova della cucina indiana sembra andata a buon fine. Ho sfamato in due turni, gli amici ieri sera e oggi a pranzo i colleghi, si con gli avanzi, ma in quantità da subcontinente.
Nota di colore, oltre le foto e non solo mie, il vino, portato da tutti a volontà… temevano il vino indiano o il masala chai!
Menù

Bugias di farino di riso
Chapati (duro com il muro, qualcosa è andato torto)
Riso bianco (domani sformato…)
Riso Biryani vegetariano
Riso al curry
Masala Dal
Murgh garam masalla
Verdure
Sweet Lassi

01 settembre 2006

UN FILO D'INDIA. Il cielo.

Chi l'ha detto che non merita andare in India ad Agosto? È vero, periodo di pioggie, monsoni.
Ma inutile dirlo, come la penso oramai sarà noto. Per l'India c'è la chiamata... arriva, e quando arriva parti, Agosto, quandè è...
Piove vero, bisogna aver fortuna. Altrimenti si fa come gli indiani, ci si siede sui talloni e si aspetta. Passa tutto e poi il sole asciuga. Dopo il cielo ti premia.

Alba ad Orcha.
(Non chiedetemi perchè non ho dormito quella mattina, forse lo scriverò...)


Tramonto post monsonico.

Aggiornamento

Per la cronaca, le foto ci sono.
Ieri ho ple 3.00 a sistemarle in due album tradizionali. Gli ultimi della mia carriera di fotografa, giuro.
Passerò al digitale, minaccia.
Non troppo a breve posterò ancora foto e resoconti. Doppia minaccia.

Ultima cosa, ho istigato i compagni di viaggio in un'altra avventura, http://viaggioindianord.blogspot.com

03 agosto 2006

Partenza

Ci siamo. Dovrei aver preso tutto: l’adattatore per le spiene elettriche, il biglietto del treno per il ritorno, cappello da sole, da pioggia, termometro, fermenti lattici, antidiarroico… ho salutato tutti, amici vicini e lontani, colleghi, compagni. Ho portato via i sacchetti del sudicio, ho innaffiato le orchidee, ho addirittura preso appuntamenti a settembre.
Sono molto emozionata. Molto.
Ieri ho avuto anche degli strani dolori, spero dovuti all’ansia da partenza. Li ho arginati con un antidolorifico e non si sono ripresentati. Stanotte ho dormito in una confusione particolare, sogni spezzettati, momenti di dormiveglia, lenzuola completamente arruffate, cuscini ammontati l’uno sull’altro. Mi sono svegliata in uno strano limbo, tra ferie e lavoro. Il telefono ha squillato “scusa, non mi hai lasciato la password…” “niente mi dovevo svegliare comunque”. Ho fatto gli ultimi acquisti, e adesso sono qui in attesa dell’ora giusta.
Mentre rientravo a casa ho riflettuto sul fatto che sarò in compagnia di altre 16 persone, ognuna un universo a sé. Ognuna lì per motivi diversi, ognuna con la sua struttura, le proprie emozioni e il proprio bagaglio. Un viaggio incontro a molti Mondi, da prendere con il piede giusto.

Sono stata invadente con questo desiderio di India. Penso che non mi sia rimasto amico o conoscente, che non sappia la meta delle mie vacanze. È stata solo una voglia di condivide questa bramosia, nient’altro. Qualcuno ne sarà stato scocciato, qualcuno più affine, mi ha proprio preso in parola e ha riversato su questo viaggio, il mio viaggio, un po’ di personali aspettative. Spero proprio che non deluda nessuno, ne me ne voi. E per non smentirmi, spero proprio che il prossimo possa essere fatto tutti insieme.

Ho ancora un desiderio per questa partenza. Vorrei essere in grado di tenere aperti tutti i sensi, aperta a ricevere, vedere, sentire e capire, magari anche poco, anche solo un odore, un rumore o un’espressione, qualcosa da trattenere e da ricondurre quì.
Non cerco me stessa, che a volume sono anche troppo evidente, non passo certo per bagaglio a mano, cerco umilmente un po’ di conoscenza, esperienza di tutto e niente.

01 agosto 2006

Meno Due

Ci siamo quasi, meno due.
La valigia è solo da preparare. Tutto è steso sul divano. Nei giorni scorsi lasciavo selezionavo le cose da portarmi in viaggio lasciandole a portata di mano. Pantaloni lunghi di cotone, magliettine a maniche llunghe di cotone, qualche canottiera, non si sà mai, riuscissi a spogliarmi.. articoli da farmacia, medicine, disinfettanti, salviette, repellenti antizzanzare. La macchina fotografica. I libri, troppi. Le guide. Il quaderno di viaggio. Il lettorino mp3, ciofeca, a batterie… non si sà mai in India non arrivasse la corrente elettrica. Il carica batterie del cellulare. La bandana rossa. Le scarpe. Le ciabatte. Il k-way e il berrettino antimonsone. Penne. I fiori di Bach.. Scordo qualcosa? Ah il biglietto del treno per il ritorno, è ancora fare. Un segno?
Ho salutato gli amici, cene, telefonate, messanger. Qualcuno ancora rimane, ma che dovrei fare mentre sono nel limbo prepartenza?
Adesso un backup dei dati? Si potrebbe essere utile, chiamare qualche fornitore… La lavastoviglie da riparare… questi stronzi dell’assistenza! “Se dovessimo telefonare a tutti signora?!”
Ancora due giorni…

28 luglio 2006

Arrivano i Monsoni!

Si, hanno alloggiato a casa mia, poco tempo, e se ne sono andati.
Ieri una tromba d’aria s’è abbattuta su quella ridente cittadina che è San Mauro a Signa. IO ignara di tutto ero a lavorare.
Dovevo andare da un fornitore alle 15, prima le cose da sbrigare in ufficio, poi il tempo da lupi, mi hanno trattenuto in quell’artefatto clima aziendale. Sono arrivata a prendere ciò che dovevo alle 17 circa, costringendomi ad interminabili file per portare a destinazione il materiale e tornare indietro… alle 18 stacco di solito, non avevo affatto voglia di fare straordinari fuori sede! In questo tragitto in macchina mi sono molto meravigliata dei danni che aveva fatto il tempo. Le donnine e gli omini che abitano a Brozzi sul ciglio della strada spazavano via l’acqua da casa. Tratti abbondanti di strada erano allagati, le macchine viaggiavano a passo d’uomo. Rami di alberi lungo la strada. Ed io notavo tutto questo con un certo distacco, con un certo dispiacere per queste persone che avevano avuto danno, ma anche con una risatina latente… hihihihihi. Bha! Addirittura riesco a fare tre parole di numero con quel fornitore musone sull’argomento e riparto. Arrivata alla mia destinazione tocco con mano l’effetto del tempo, anzi con piede! infilo la ciabatta nella prima pozza. Azz! Vabbuò tanto s’asciuga. Riparto. Mi potrei ferma qui, protrei comprare questo… ma no, vado a casa, mi faccio una doccia e mi riposo un po’, “in …uulo tutto il resto!”. Arrivata verso casa, si ripresenano gli stessi danni, allagamenti, alberi, stendini. Lavanderia. Ritiro la mia roba e iniziano i racconti del terrore, tromba d’aria, fulmini, saette. Oddove? Arrivo sotto casa, la solita combricola di mamme nonne e bambini. Ciao ciao ciao… oquella? La tenda del G. quella del retro, è stata trovata tre strade di sotto. Panico. La mia terrazza. Lo stendino. Il motorino. Perlustrazione da sotto, guardo in terrazza, scorgo l’unico vaso di fiori che possiedo e lo stendino. Ahhhh! Giro l’angolo il mio motorino è lì, sul suo cavalletto rotto, in bilico, mipiegomanonmirompo. Salgo in casa, converso con la vicina, le ferie, l’india.. oramai non è rimasto nessuno sulla faccia del pianeta terra che non sappia dove vado in ferie. Le chiavi, stavolta ce l’ho al collo, entro. Il pavimento luccica. Acqua. Solo allora mi viene in mente che avevo lasciato le finestre aperte. Tutte. Non ci avevo MAI pensato in tutto questo ragionare del tempo. Mai. Ne quando ho visto le signore scoparsi l’acqua da casa. Ne avevo pensato al mio stendino quando ho visto quello degl’altri divelto sul ciglio della strada. Mai. C’ho pensato tutto insieme. Mi levo le ciabatte entro a piedi nudi, per non lasciare impronte scure… seee! L’acqua era entrata per tutta la profondità della stanza, 8 mt, fino al disimpegno con il bagno ciaf ciaf ciaf… il tappeto, fradicio, color avorio intensio, intriso d’acqua in ogni sua fibra di cotone. Ehh si, mi riposo proprio un oretta dopo la doccia.. ufff
“ tesoro, ciao, sono una mezzoretta un ritardo ho la casa allagata”
Ciaf ciaf ciaf.

25 luglio 2006

Voglia di fare

Voglia di fare...saltami addosso e fammi lavorare a più non posso!

Non ho voglia di fare niente. Eppure bisognerà che me la faccia venire. Manca poco più di una settimana alla partenza e devo chiudere ancora diversi lavori. I giorni si ingolfano di cose da fare, a lavoro: esecutivi da preparare, materiale da registrare, trattative da concludere, nella mia vita: amici da salutare, cene da consumare, bagagli da completare, libri da finire, dettagli di viaggio da definire.
Questa seconda parte è la più piacevole ovviamente, quella che mi cattura la testa e non lascia spazio al dovere. Un dovere non compiuto, o cmq incerto nell’incedere uguale ansia. Dovrò chiudere queste quattro righe e cercare sistematicità. Ma uffa, sono fuori scrivania, e quel caiser di mac nato male mi farà venire i capelli bianchi!! Quindi iper ricerca di concentrazione per non farsi sfuggire niente… in questo breve tempo.. da qui all’ora per andare da parrucchiere! Eh.. Alice si sposa e i capelli bianchi ancora non rientrano nel mio look… arriveranno con la letteratura russa! :-)

10 luglio 2006

Cineforum India

Passaggio in India
1985 Regia David Lean

Due donne della buona società inglese cercano “avventure” in India nei primi anni del ‘900. Le troveranno anche se non puntuali come si aspettavamo, la sig.ra Moore la più anziana, con animo più aperto alla dimensione locale, vi muore, nel viaggio di ritorno verso l’Inghilterra, la seconda rimane avvolta dalla cultura indiana e turbata profondamente. Sarà l’espediente per un processo che porterà alla ribellione dei locali nei confronti degli Inglesi.
Commento: unpo’ noioso, troppo inglese e poco indiano.

La città della gioria
1992 Regia Roland Joffè con quel belloccione di Patrick Swayze

Lui bello e americano cerca se stesso, dopo una fuga dalla sua famiglia, dai suoi insuccessi e dai suoi fantasmi. Arriva a Calcutta. L’enorme e densa. Viene adescato da alcuni malviventi e quando si riprende dalle botte si trova nei sobborghi della città, ad un dispensario messo in piedi da un’occidentale. Qui entrerà a far parte della comunità, non senza avversità anche proprie, giungendo a condividere, comprendere ed aiutare la popolazione della bidonville.
Commento: struggente.

Saalam bombay
1988 Regia Mira Nair

Bambini di strada a Bombay, emarginati identici a tanti altri. Storia di povertà, abbandono, solitudine ma anche solidarietà e amore, a modo loro. più vicino alla realtà degli altri tre, forse la regia indiana aiuta...
Commento: realistico

30 giugno 2006

Che scoperta!

Ieri segnavo sulla mappa dell'India i luoghi in cui sostero durante il mio prossimo viaggio e ho visto che in un trasferimnto passiamo da Chandigard, capitale amministrativa delPujab (o come si scrive). Quell'unico neurone che ho s'è messo in moto ed è arrivato un impulso visivo: Chandigard / Le Courbusier

Bellissimo!
Ho ripreso il libro di storia dell'architettura sul Le Corbusier, ebbene si è lo stesso posto, il mio unico neurone non si sbagliava!
L'immaginazione m'ha portato stanotte in quella piana di cemento armato, a scattare foto ad ogni dettaglio, il brie soleir, la fonte sacra... le rampe! ahhhh! il sole che mi manda in pappa il cervello, io che piango di gioia! l'ultima opera del Maestro, e quella di maggiore estensione.. sia pure un fallimento di armonizzazione con il contesto, ma la forza di una creazione stà anche nella necessità di una espressione personale, chissenefregadichicilavora!
Stamane mail accorata ma dignitosa all'accompagnatore per fare una sosta
Risposta possibilistà

Om Shanti

21 giugno 2006

turisti e viaggiatori



“ Il solo modo per riscoprire la magia del viaggio è smettere di fare i turisti-consumatori e tornare ad essere pellegrini. Bisognerebbe avvicinarsi ai posti in punta di piedi, con religiosa curiosità e compassione. Forse dovremmo concedere alla natura umana un’istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio. L’atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale, mentre la monotonia della stasi prolungata tesse nel cervello delle trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale”

BRUCE CHATWIN

20 giugno 2006

domenica curcuma



Domenica sera, di fretta, shopping per la casa. La intravedo tra gli scaffali e mi conquista subito. Alta poco più di 80 cm e con 4 bellissimi fiori. Cerco il prezzo, abbordabile, ma cos'è? Curcuma! Spezia, curry, india!
Mia. Per me, per la mia casa, per la mia India.

15 giugno 2006

Perché adesso l’India?

Qualche anno fa non comprendevo e non avrei mai concepito un viaggio in India. Visitare povertà e miseria? Non ne vedevo il motivo. Ricordo proprio di aver fatto questa considerazione dopo aver saputo del viaggio di un gruppo di amici. Avevo altre mete, altre finalità da raggiungere con una vacanza.
Poi, all’improvviso è venuta a galla questa esigenza. Esigenza. È più forte del desiderio di vedere posti nuovi o concedermi una po’ di riposo, del desiderio di riposo. È vero quello che si dice, L’india non si impone. È qualcosa di personale. Considerata il luogo dei saggi, della ricerca spirituale, di una altra materialità. Non penso di mettere piede a Delhi e di comprendere le controversie dell’anima. Vedo però questo viaggio come un passo nel mio percorso individuale, che questo blog in parte cerca di lasciar intravedere. Forse e dico forse, un incedere nella crescita, nell’accettazione e comprensione delle varie forme dall’animo umano.. in particolar modo il mio.

Troppo esoso? Può darsi.
Ogni tanto è necessario osare.

14 giugno 2006

13 giugno 2006

roba da pachidermi



Ganesh, l'aspetto del divino più amato dall'induismo ha l'immagine di un uomo con la testa da elefante. È il secondo figlio di Shiva, guardiano e signore della creazione, "il distruttore degli ostacoli".

...penso sia proprio il caso di abbinarlo allo studio, almeno il mio che scorre piano, a ritmo indiano.

01 giugno 2006

I soldi possono aiutare la felicità



cavolo che notizia! rimborso inaspettato... batto cassa allo Stato! ahhh!! non ci posso credere... in prossimità delle ferie, non posso che avere una destinazione: L'India! non stò più nella pelle!
...
...
...questi stati di felicità improvvisa mi spaventano, sono esagerati, carichi...ma non riesco a contenermi! ...ho paura di battere una bella dentata... ancora non ci posso credere! non ci posso credere!

via via via... subito alla ricerca delle destinazioni.. e di una compressa di biancospino per calmarmi!
ahhhh!