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16 novembre 2009

I ponti di Firenze

...tanto per continuare i festeggiamenti del Principino, domenica pomeriggio, dopo una mattinata di nuovi assetti casalinghi, siamo andati a teatro.
Ottimo spettacolo, consigliabile, decisamente. Tenetevi i fazzoletti a portata di mano, a me ce ne sono voluti ben due.

6 / 15 NOVEMBRE 2009
Arca Azzurra Teatro
La Ribalta – Centro Studi Enrico M. Salerno- MiBac - Regione Toscana - Comune S. Casciano V.P.



AGOSTO ’44
la notte dei ponti
uno spettacolo scritto da Ugo Chiti e Massimo Salvianti
ideazione dello spazio e regia di Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali,
Massimo Salvianti, Lucia Socci
costumi: Giuliana Colzi; luci: Marco Messeri

dove?
al Teatro di Rifredi

___________________________

ps. grazie a tutti per aver contribuito a far bella la festa, per esserci stato, per aver gridato SORPRESAAAA!, grazie a chi è venuto da lontano, con doni come i re magi (urka che buono il cacio cavallo), grazie a chi doveva partire la mattina ed ha trovato comunque il modo di esserci, grazie grazie grazie!

01 novembre 2009

Giovani nazisti crescono



Bel film, evocativo il b/n, una fotografia perfetta, la violenza che si concretizza senza essere vista.
Non vi dico altro, andatelo a vedere, poi se ne parla.

...se proprio proprio volete sciuparvi la sorpresa, qui c'è l'intervista al regista.

Grazie al motorino, che ci permette di schizzare a velocità per le strade poco prima della proiezione e di parcheggiare davanti ad un cinema non proprio "a portata di mano".
Chissà, un pensiero alla tessera per i film del circuito aterlier...

12 gennaio 2009

L'età contemporanea

Ho un altro bel link da segnalare:
ISEC L'istituto per la storia dell'età contemporanea








ma soprattutto la sua stupenda selezione di immagine immesse in rete, sul network Flickr, qui il loro profilo e qui l'album per chi non vedesse lo slide sotto.

11 settembre 2008

Il primo 11 settembre

"Non sono un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato"
Salvador Allende
Santiago del Cile, 11 settembre 1973

01 settembre 2008

Firmate e fate firmare!

Firmate e fate firmare l'appello che trovate su www.articolo21.info
La giunta di centro destra di Comiso ha deciso di cancellare l'intitolazione dell'aeroporto a Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Un fatto gravissimo. Non sarà previsto dal codice penale ma il reato di cancellazione della memoria è a nostro avviso uno dei più gravi ed insidiosi. Chiediamo che questo oltraggio non venga portato a compimento.

11 febbraio 2008

L'ultima crociata

Che sia una affezionata di Diario l'ho già scritto qui.
Ho trovato un po' di tempo per tenere il naso tra le pagine e sono rimasta entusiasta. In particolare ho apprezzato molto il numero bimestrale dedicato alla memoria che contiene il dvd della video inchiesta di E. Deaglio e B. Cremagnani.
Finalmente il giornalismo come andrebbe fatto. L' argomento è interessantissimo, siamo nella Spagna contemporanea, tutto inizia circa qualche anno fa quando escono su El Pais, necrologi di morti durante il franchismo. Sono i nipoti, quelli che hanno studiato una storia edulcorata, dove Franco non era poi così cattivo, sono quelli che non hanno conosciuto i loro nonni, ma nemmeno le loro storie, perché si taceva, si taceva per continuare a convivere gomito a gomito con gli assassini, con gli usurpatori di beni e soldi dei sostenitori della Repubblica. Poi qualcuno ha iniziato con mezzi propri a scavare, nella terra e negli archivi e a dare degna sepoltura a chi giaceva ossa alle ossa in fosse comuni.
È nata una associazione, e si continua a scavare, cercando così di riaprire quella ferita troppo frettolosamente chiusa e mai guarita.
Ultima crociata perché? Perché la Chiesa ha sostenuto il Regime franchista apertamente e senza successivi segni di pentimento, anzi lo scorso anno sono stati beatificati - o qualcosa di simile - moltissimi religiosi vittima dei sostenitori della Repubblica e non quelli che stando con il popolo avversavano il Caudillo.

Bello, interessante e a tratti commuovente.

Lo presto volentieri a chi lo volesse e segnalo che lo si può vedere anche on line.

Qui alcune foto, e qui l'associazione per la memoria storica.

19 febbraio 2007

Si parte dal fondo, in ordine di apparizione: Marco Vitruvio Pollione

Vitruvio, chi è costui?

È l’unico trattatista di architettura dell’antichità pervenuto fino a noi (fortunati posteri). Questo non significa che sia stato il solo – lui stesso cita nelle fonti trattatisti greci e romani che si sono occupati di architettura seppure in modo parziale o settoriale – la sua è tra le opere pervenute, l’unica con intenti sistematici. Lui stesso (con molta modestia) rivendica nel libro IV questo primato di sitematicità dell’argomento costruire. Il suo volume De Architectura libri decem (qui versione originale su google book), avrà notevole importanza e diverrà un punto di riferimento per tutti i trattatisti nel corso della storia successiva. Conoscerlo diventa fondamentale per comprendere gli avvenimenti successivi in campo di letteratura architettonica.

Della sua vita. Sulla sua persona si sa poco (non deve essersi fatto notare in opere grandiose). Deve essere nato nella zona di Formia, aver lavorato per l’esercito romano sotto Cesare per realizzare ponti ed infrastrutture militari (senza offesa, quale dei ns ingegneri è ricordato per aver lavorato all’anas se non per faccende di tribunale?). Sotto Ottaviano lavorò all’acquedotto della città di Roma (altra opera in cui avranno messo le mani in tanti). Ottenne una rendita per le sue prestazioni e si dedicò negli ultimi anni della sua vita, 33-14 a.c. - alla stesura del trattato. Non deve aver avuto una attività edificatoria intensa, gli è attribuita esclusivamente per la Basilica di Fano.

L’opera. De Architectura libri decem è composto da dieci libri, ognuno con prefazione. Non è chiaro l’ordine in cui sono stati redatti i volumi, ma è apertamente evidente che le prefazioni sono state scritte non a monte del testo ma successivamente, tant’è vero che hanno un vago rapporto con il contenuto del libro precedente, una sorta di riassunto del contenuto affrontato prima (modello telefilm).

Fondamentalmente vi si possono trovare tre ordini di informazione:

  1. sulla vita dell’autore,
  2. sulla fruizione del trattato
  3. architettura in generale

L’opera inizia con la dedica all’Imperatore Augusto, e per non essere tacciato di ruffianeria si appresta a precisare scopo del trattato: “riflettendovi te medesimo, potevi giudicare sul merito delle oper fatte innanzi e quelle che dappoi verranno effettuate”. L’intento è (non solo un modo per assicurarsi commesse, ma) di mettere nero su bianco regole, adoperabili da tutti, anche dai non tecnici, per poter valutare le opere fatte e da fare. Una sistemazione della scienza architettura.

Nel Libro I definisce, nel primo capitolo, la figura professionale dell’architetto come un uomo (maschilista) capace di “esperienza e raziocinio”, di “talento e dottrina”, “sappia di lettere” e “abbia disegno”. Quindi una figura professionale capace di doti pratiche ma anche intellettive con uno spettro ampie di conoscenze, dalla letteratura alla musica, dalla medicina alla matematica.

Nel secondo capitolo, che è poi il nucleo del trattato, affronta i concetti estetici fondamentali e le loro definizioni. Secondo Vitruvio l’architettura deve rispondere a tre categorie fondamentali:
1. Firmitas, statica/tecnica delle costruzioni
2. Utilitas, utilità/funzionalità
3. Venustas, bellezza.

Continua specificando quali sono i requisiti a cui deve corrispondere la Venustas, suddivisi in tre gruppi:
Ordinatio: l’ordine, il risultato delle proporzioni gestito con il modulo, un rapporto numerico non direttamente con la quantificazione in misura;
Disposizio, appropriata disposizione degli elementi nelle tre dimensioni dello spazio, iconografia cioè in pianta, ortografia, in alzato, scenografia in 3d;
Eurytmia, armonia delle parti rispetto al singolo e all’insieme
Symmetria, la proporzione delle parti, la corrispondenza delle parti all’insieme tramite il modulus;

Decor, decoro
Distributio
, relazione alle capacità economiche.

Nel Libro II definisce quella che diverrà il mito dell’orgine dell’architettura, a cui faranno riferimento numerosi architetti dopo di lui. Individua nella capanna ligenea dell’uomo primitivo la prima costruzione, il primo riparo dalle calamità naturali. Costruzione in mimesi diretta con la natura. Rivendica il primato dell’architettura tra le arti.
Nel Libro III definisce il concetto di proporzione architettonica, come rapporto numerico. Ogni parte dell’opera è in proporzione con le altre parti e con l’insieme attraverso il modulo. La proporzione per Vitruvio non corrisponde al concetto contemporaneo di effetto dovuto all’applicazione di un modulo, quanto per lui è la commisurabilità stessa di tutte gli elemento dell’opera tra di loro e nell’insieme. Un discorso che applica anche per il corpo umano, introducendo il concetto di uomo vitruviano.
Nel Libro IV introduce il concetto di “genera”, quelli che diventeranno, solo con l’Alberti nel Rinascimento, gli ordini architettonici dei templi. Vitruvio fornisce relazioni tra corpo umano ed elementi dei templi, ma senza dare dimensioni esatte.

aggiornato il 24 ottobre 2007

Storia semi-seria della Critica architettonica - indice.

13 dicembre 2006

Mai troppo presto

Ieri sera, in macchina, radio.

Vivo un po’ fuori in questo periodo, più del solito per lo meno. Tanto fuori, da non seguire con assiduità i fatti del mondo. Filtro notizie dai tg dell’ora di pranzo, e pranzando alle 13 mi sorbo il tg2. Ma era giunta anche a me, la notizia della dipartita per l’altro mondo del Generale Augusto Pinochet. Mai troppo presto.

Ieri sera, notizie superficialmente più approfondite alla radio. Le parole che mi hanno turbato sono state “non sono stati autorizzati dall’attuale capo del Governo Blachelet i funerali di stato”. Ma ci dovevamo porre il problema?

Bene, riesumo questa foto, splendida, umana e dolce, con una parte dell’ultimo discorso del Presidente Salvador Allende alla Moneda, passato per radio al suo popolo.

Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973


In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.

Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.

Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.

Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.

Non importa.

Continuerete a sentirla.

Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.

Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.

Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.


30 novembre 2006

Pontormo e i Lanzichenecchi

Jacopo Carrucci detto il Pontormo è geniale esponente del Manierismo fiorentino, la corrente che mette radici nei primi decenni del cinquecento, rispondendo al classicismo rinascimentale e michelangiolesco elaborandone lo stesso linguaggio formale e cromatico, ma reinventandolo con licenza poetica.

È un artista che mi è particolarmente caro. I suoi colori sono una contraddizione, stridono e si armonizzano, le sue forme sono inverosimili e volumetricamente carnose, la sua mente è visionaria e libera e al contempo, al servizio della Corte.

Rimane orfano giovanissimo, entra a Bottega da Andrea del Sarto e verrà molto apprezzato nei primi anni della sua carriera, per personale elaborazione dello sfumato leonardesco, la plasticità michelangiolesca e la delicatezza cromatica raffaellesca.



Tra le sue più belle opere, la giovanile La Visitazione, custodita (male) nella chiesa di San Michele a Carmignano del 1514/15.
Ben accetto alla corte dei Medici, lavorerà per decorare la Villa di Poggio a Caiano. Si dedicherà in particolar modo alla ritrattistica. Nei suoi ritratti dal delicato realismo, possiamo sempre cogliere un dettaglio, un’irriverenza, frutto del suo temperamento bizzarro e melanconico, commessa verso il gusto classicista, rivelando il germe del Manierismo.
Nel 1523 si rifugia alla Certosa del Galluzzo per scampare alla peste. Inganna il tempo lavorando al ciclo d’affreschi raffiguranti Scene della Passione di Cristo.
Inciso sull’intonaco lascia una sorta di premonizione, l’avvento dei Lanzichenecchi al soldo dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, il futuro Sacco di Roma del 1527. Aveva conosciuto il Michelangelo del grande Nord, Albert Durrer da alcune incisioni e aveva iniziato a dipingere alla maniera tedesca, con grande disappunto del Vasari. I soldati carcerieri di Cristo portano nella divisa, elementi che li caratterizzano come i famosi mercenari di fanteria.


Durante la Repubblica Fiorentina lavoro ad una delle sue opere più belle e tra le mie preferite, La Deposizione della Cappella Capponi (brunelleschiana) di Santa Felicità 1527/29.
Continuò il suo lavoro come pittore alla corte di Cosimo I. Morì nel 1556 lasciando in eredità a Bronzino, suo fedele amico e allievo, il ruolo di ritrattista di corte e il suo infinito gusto per il dettaglio e l’irriverenza.

(notizie tratte da Wikipedia, e reminescenze dei miei studi superiori)