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05 aprile 2008

Frittata di Maccheroni


per gentile concessione del mio amico Roux

(c'è anche la foto, ma in questo momento non me la carica... uff)


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Per le due frittate che vedi in foto mi sono regolato abbastanza ad occhio. Diciamo che una vera e propria regola non esiste, perché più cose saporite ci infili dentro e più viene buona (un po' come tutte le cose 'nzivate – unte – della nostra buona cucina)


Gli ingredienti che ho usato sono:

  • 500 gr di bucatini (marca Garofalo – li trovo ottimi e tengono la cottura alla grande e poi sono di Gragnano, eheh)

  • 9 uova (dirai: mazza che botta! Questo è un piatto unico… ci pranzi e ci ceni e non per niente si porta dietro per quando si deve organizzare qualche merenda da pic-nic)

  • 100 gr di provola affumicata secca
  • 100-150 gr di scamorzone

  • 100 gr di salame tipo Napoli fatto a dadolini (avevo in frigo il culo residuo di una sopressata ed usato quella)

  • Una spolverata abbondante di parmigiano reggiano

  • Una spolverata abbondante di pan grattato

  • Un po' di salsa tirata per bene, giusto per sporcare la pasta

  • Spezie a piacere (pepe, sale, un pizzico pizzico di origano, un po' di prezzemolo) ma senza esagerare

Cuoci la pasta al dente (molto al dente) e poi la scoli sotto l'acqua fredda per bloccarne la cottura. La fai raffreddare e poi in una ciotola la mescoli con la salsa e il parmigiano facendo attenzione a far amalgamare bene il tutto. Tieni presente, che per esperienza personale, i bucatini, prima di cuocerli, li ho spezzati a metà altrimenti sarebbero risultati ingovernabili nella cottura della frittata.

Poi nella ciotola aggiungi il salame e la scamorza con la provola fatta sempre a dadini. Aggiungi una manciata di pan grattato, il pepe, eventualmente il prezzemolo e mescoli ancora.

A parte sbatti le prime cinque uova, salando e pepando, e poi le aggiungi alla pasta. E qui ancora una mescolatona fatta per bene in modo che tutti i bucatini risultino bagnati dall'uovo.

Prendi una padella bella ampia e dai bordi alti, fai riscaldare due cucchiai di olio d'oliva (ci vorrebbe la sugna ma dopo il tuo fegato urlerebbe dal dolore) e versa velocemente la metà di altre due uova sbattute per bene (in modo da far da letto alla frittata). Sempre velocemente aggiungi la pasta (una metà abbondante di quella che hai preparato per una frittata basta) e abbassi la fiamma e lasci cuocere molto lentamente avendo cura di agitare spesso la padella per non far attaccare la frittata. Un trucco è quello di inclinare, ruotando lentamente, la padella sulla fiamma in modo da far cuocere anche i bordi. Con una spatola sollevi e verifichi la cottura. Quando ha assunto un bel colorito la rivolti, aiutandoti con un piatto piano o un coperchio di pentola. L'accortenza, prima di rimettere la frittata in padella, è quella di aggiungere un altro cucchiaio di olio e il restante uovo sbattuto. Sempre a fiamma bassa procedi con la cottura dell'altro lato.

La frittata è buona calda ma è ancor più buona fredda e riposata.


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09 dicembre 2006

Il porta baci rubati (ultima puntata)

by Angelo Maria Pirone (Roux65) – dicembre 2006


Mentre la donna si allontana, resto con quella scatola tra le mani, indeciso se posarla o meno. Sono scettico, lo ammetto, ma quella storia dei baci rubati raccontata così bene e con tale serietà e dovizia di particolari m’ha molto incuriosito. Faccio per posarla ma nel farlo tendo l’orecchio per capire se dal retrobottega possa venire qualcuno. Si sente un chiacchiericcio soffuso e allegro. Probabilmente qualche amica della donna. Ho l’impressione che si tratterrà ancora a lungo a telefono.

Allora risollevo la scatola, la soppeso di nuovo, la giro più volte per rimirarla.

B.M. un monogramma impresso a fuoco sul fondo della scatola, coperto dal nastro porpora… forse saranno le iniziali della nobildonna o probabilmente il marchio dell’artigiano… non so.

E lentamente, senza quasi accorgermene, faccio scivolare il nastro, avvicino la scatola al viso e con uno scatto secco il coperchio si apre…

Colori, suoni, aromi, una sensazione bruciante e piena sulle labbra, denti, una lingua che corre sulla mia bocca, carezze sul volto, una voce che mi sembra di riconoscere… si è la sua, quella del mio amore lontano, la sensazione netta di mani e respiri su di me, un tumulto… il cuore impazzito… la pelle mi pizzica… mi manca l’aria… Oddio!... un tonfo…

- … dove sono? Signora… è ancora a telefono?

- Finalmente ha riaperto gli occhi… dottore venga, il signor Filippuzzi è di nuovo tra noi... lei intanto non si agiti, ha preso una bella botta…

- … ahia, la testa… mi fa male cane…

- E ci credo! È rimasto privo di sensi almeno due giorni, pensavamo a guai più seri… ha un ematoma sulla fronte che sembra una palla da biliardo

- … scusi, ma lei chi è?... e dove sono? Non è La Stella d’Orione?...

- Stella d’Orione? Ahahah… Signor Filippuzzi ha preso davvero una bella botta… ma proprio non si ricorda nulla?

- Perché? Dovrei?... ma questo non è il negozio e lei… lei non è la proprietaria?

- Le ho detto di non agitarsi, stia calmo. Fra due minuti arriva il dottore e le ridà un’occhiata. Comunque nulla di grave. Avrà un po’ di mal di testa per qualche giorno… abbiamo escluso danni più seri. Si terrà questo livido sulla fronte e un paio di punti che abbiamo dovuto mettere sull’arcata sopraccigliare…

- Ma.. ma dove sono?

- Ancora non l’ha capito? In ospedale… al Fatebenefratelli

- Ospedale? Ma cosa è successo? Non ricordo più nulla… solo il negozio, una scatola… l’ho aperta e poi più nulla… il vuoto

- Negozio? Quale negozio? Un’ambulanza è venuta a raccoglierla in Vico dell’Oca. Chi l’ha visto, ha detto che stava correndo come un pazzo, che ha svoltato l’angolo improvvisamente e che ha centrato in pieno un palo della luce… Lì, in piena fronte, dove ha il bernoccolo. Non so chi è stato a chiamare i soccorsi, mi sembra una vecchina… si la signora Maria… gentilissima è venuta qui, per due giorni di seguito, ad accertarsi che lei stesse bene. M’ha detto che le ricordava tanto suo figlio e che si sentiva in debito con lei

- Allora il tribunale, il negozio, la scatola… mi sono inventato tutto?

- Probabilmente privo di sensi avrà sognato, i traumi fanno di questi effetti… ah dimenticavo… la signora Maria le ha lasciato una scatola di Baci Perugina per rifarsi la bocca appena si sarebbe ripreso… che cara. Gliel’ho messi nel comodino, insieme alle carte che aveva con se. La signora Maria ha avuto la briga di raccogliere tutto… davvero una cara e brava nonnina… magari fosse mia madre… mi scusi, mi scusi, parlo troppo, lei sarà stanco è ha bisogno di riposarsi

- …

- Ah! Un’altra cosa ancora. C’è un signore qui, fuori la stanza… un pazzo furioso, stava intervenendo la guardia giurata per calmarlo… afferma di essere il suo avvocato… urla, strepita, dice che vuol vedere le sue carte… chiede insistentemente di una cartelletta blu con un fascio di assegni dentro… Io non ho trovato nulla e a quanto ne so nemmeno la signora Maria…

Sorrido, mi volto e mi addormento

08 dicembre 2006

Il porta baci rubati (terza puntata)

by Angelo Maria Pirone (Roux65) – dicembre 2006


- Le piace, vero? – mi giunge la voce da dietro le spalle

- Si, molto bella – voltandomi imbarazzato – mi ha colpito anche se, ad onor del vero, entrando non l’avevo affatto notata. Ma che cos’è?

- Quello che c’è scritto su. Un porta baci rubati.

- Un porta che?

- Quello che ha sentito: un porta baci rubati. Insomma, come un portagioie ma costruito per contenere baci e sospiri rubati

- Mi sta prendendo in giro, vero? – le chiedo tra il dubbioso e il risentito e, intanto, tento di farle un sorrisetto ironico, quasi a voler dar manforte ad una battuta che non ho ben afferrato. Ma la donna sostiene seria il mio sguardo

- No, assolutamente. Questa scatola è di inizio secolo, appartenuta ad un nobildonna toscana che ha voluto disfarsi, in punto di morte, delle cose a lei più care. Le posso garantire che di aggeggi così ne ho posseduti e venduti un bel po’, anche di foggia orientale. Nel ‘700 andavano di moda tra gli amanti clandestini, che, non potendo frequentarsi più di tanto, affidavano a queste scatole i loro sospiri e i loro baci. Insomma, una sorta di messaggeria di amore d’altri tempi

- E come funziona? Non riesco a capire come una persona possa catturare in una scatola di legno baci e sospiri

- È una cosa che non le so spiegare. Credo sia qualcosa legata ad artifici di antichi alchimisti. Lo so che le risulta difficile credermi, stentavo a farlo anch’io. Poi, scartabellando qua e là, ho capito che il suo funzionamento è legato a segreti tramandati gelosamente di padre in figlio. Ormai non si sa più come costruirle e se per caso si dovessero guastare nessuno sa più ripararle. Le posso garantire, in ogni caso, che questa, che ha in mano, funziona realmente… non so come, ma funziona

- Sarà?!… ma se lei insiste non posso sostenere il contrario. E sa dirmi come faccio a…?

- Vede questa piccolo meccanismo a scatto? Qui, sotto la fascia di seta… ebbene tenendolo aperto e, accostando la scatola alle labbra, questa cattura all’istante baci, sospiri ed emozioni che si vogliono trasmettere. L’amato, quando avrà la scatola tra le mani, basterà che la apra, l’accosti al viso e a quel punto verrà travolto, come in un vortice, da tutto quel che c’è dentro.

- Wow!

- Mi creda: è una sensazione potente ed indescrivibile. Glielo posso garantire. Una volta ho voluto sperimentare di persona, per capire se quello che avevo letto fosse stato solo leggenda o racconti per stupidi innamorati. Ebbene, sono rimasta talmente stordita da quel che c’è dentro, che non ho avuto più il coraggio di riprovare…

- Ma dai? funziona anche se non si è l’amato, il destinatario del messaggio amoroso?

- Si. Anche qui il principio del suo funzionamento m’è del tutto oscuro. Leggevo, in ogni caso, che, non so come, riesce a far leva sui ricordi affettivi che ognuno di noi porta sopiti nel cuore, li tira fuori, li rimescola, li amplifica e dà corpo a quel desiderio d’amore che abbiamo a lungo nascosto dentro di noi. La potenza dell’effetto è tanto più forte quanto più grande è questo desiderio e languore. Personalmente sono stata malissimo… sa, da poco avevo perso mio marito, ero sconvolta dal dolore e mi ero illusa che adoperando la scatola lo avessi potuto riavere, almeno per un attimo, di nuovo tra le mie braccia. Ho sottovalutato l’enormità del dolore che avevo dentro e il desiderio per lui, buonanima, che m’era cresciuto a dismisura. È stato struggente e lacerante, più di quanto potessi realmente immaginare. Mai più, mi creda, almeno nello stato in cui sono ancora

- Hum…

- Non faccia quel volto preoccupato. Non ha mai ammazzato nessuno. Le ho detto: il suo effetto cambia da persona a persona. Sicuramente tra amanti aveva un forte potere afrodisiaco e lenitivo delle pene d’amore. Per me è stato più di quanto fossi in grado di reggere… non era pronta, ecco. In ogni caso, alcune miei clienti (non pensi solo a donne) sono rimasti più che soddisfatti e sbalorditi di questi “poteri”, quando hanno provato ad aprire le scatole…

- Non era una faccia preoccupata la mia… diciamo scetticismo? Mi scusi, ma quello che mi sta raccontando mi sembra del tutto inverosimile. Non posso credere che oggi, nel duemila, ci sia ancora qualcuno disposto a credere a queste che sembrano delle vere panzane per poveri allocchi innamorati…

- Beh, liberissimo di farlo..

- Non mi fraintenda, per carità. Non voglio affatto mettere in dubbio la sua buona fede. Se lei mi dice che ha studiato, per amor di conoscenza?, e ne ha provato gli effetti, devastanti?, su di se, sarei un vero cafone a dubitare di quanto dice… ma permette che possa essere almeno un po’ scettico?

- Si certo, ha ragione. Le ripeto, sembrava anche a me impossibile tutto questo eppure funziona. Senta, quando tutto manca, può sempre acquistarla solo per il piacere di esporla. Le scatole sono ben fatte, soprattutto questa. Guardi che fattura e soprattutto i decori. Non so che tipo di arredamento possa avere, ma è un oggetto che ha il suo perché

- Effettivamente è bella, si, non posso negarlo. M’aveva colpito proprio per questo. Però il prezzo…

- Gentile signore, al di là di tutti i reali poteri, che questa scatoletta può custodire, è pur sempre un pezzo di antiquariato di fine manifattura. Mi pare sia del 1920, non ricordo bene, dovrei controllare la garanzia che comunque, se interessato all’acquisto, le rilascio. È di produzione veneta, su disegni settecenteschi… e poi guardi le incisioni: sono tutte in lamina d’oro. Un vero gioiellino

- Bella si, ci voglio pensare… - e intanto squilla il telefono dal retrobottega

- Mi scusi un secondo

- Si, faccia pure… intanto guardo qualche altra cosa

(continua)

06 dicembre 2006

Il porta baci rubati (seconda puntata)

by Angelo Maria Pirone (Roux65) – dicembre 2006


All’improvviso, ecco che il mio sguardo viene attratto da una vetrina zeppa di oggetti e accessori di abbigliamento... La stella di Orione… così dice l’insegna: abbigliamento e oggetti dal mondo. Ci sono sciarpe, monili, stecche di incenso, mobiletti orientali, i soliti elefanti. Ma l’insieme è accattivante: non è il solito negozio di chincaglierie. C’è qualcosa che lo rende unico e poi gli oggetti sono davvero ben disposti.

Mi faccio coraggio anche perché devo prendere spunti per idee regalo, visto che Natale ormai e alle porte. Entro.

- Buongiorno… c’è qualcuno?

- Si… sono nel retrobottega… arrivo fra un attimo – una voce di donna mi risponde da dietro a cumuli di tappeti

- Senta…

- Si?

- La disturba se intanto do un’occhiata?

- No, no… faccia pure… che disturbo! Si guardi intorno con comodo, arrivo fra un attimo

- Grazie mille… allora guardo, si?

Nessuna risposta… solo rumore di scatoli trascinati e qualche sbuffo di troppo.

Osservo, sposto cose, sollevo per vedere quanto costano… giro. Non pensavo che potesse entrare tutta quella roba lì dentro. Eppure non c’è disordine. È tutto meticolosamente disposto, diviso quasi per categorie… e c’è davvero di tutto. Cose apparentemente inutili ma anche oggetti raffinati… e poi questo odore di spezie, che mi avvolge e un po’ mi stordisce. Non ho mai sopportato gli odori così penetranti… sembra tè… o meglio, più miscele di tè… e mi accorgo che effettivamente lì dentro hanno anche un angolo dedicato a questa bevanda, con tutti gli accessori necessari alla sua preparazione.

In fondo non c’è molto che colpisca il mio immaginario. Sembra tutto già visto.

La proprietaria o chi per essa non sembra voler uscire dal retrobottega ed io comincio ad aver seriamente fame.

Mi giro e faccio per andarmene - Non ho trovato nulla che mi interessi… passerò un’altra volta… arrivederci!

Nessuna risposta dal retrobottega… solo rumori di scatoloni e sbuffi sempre più insistenti…

- Bah! – mi dico – starà facendo l’inventario.

Mi avvio all’uscita e considero, in un lampo, che potrei afferrare qualunque cosa e infilarla in tasca, tanto non mi vedrebbe nessuno. Ho notato che non c’è sistema di sorveglianza (almeno così m’è parso) e dal retrobottega ancora nessun segno di vita. Ma mi affretto che lo stomaco brontola. Afferro la maniglia e sto per uscire, quand’ecco il mio sguardo cade su una scatola che non avevo notato all’ingresso. Sembra un portagioie o qualcosa di simile, lavorata a mano e dipinta di rosso carminio. E’ curiosa assai: ha piedini torniti e una serie di incisioni, la serratura per la chiavetta, e un nastro di seta, ormai consunto che le gira intorno. E poi una scritta – Baci rubati – con una calligrafia elegante di una volta, forse femminile, vergata in oro e con tutte grazie e volute svolazzanti che la fanno leggera ed evanescente.

La prendo delicatamente e la soppeso tra le mani. Non è pesante e sembra sia vuota ma un aroma persistente si sprigiona da essa, direi quasi inebriante. La porto all’orecchio agitandola un po’… nulla! Sembra davvero vuota… e poi l’accosto al naso. L’aroma è ancora più intenso ma non mi disturba come quello che ha impregnato tutto il negozio.

(continua)

Il porta baci rubati (prima puntata)

by Angelo Maria Pirone (Roux65) – dicembre 2006

Mi capita spesso di intrufolarmi per vicoli e vicoletti: un po’ per curiosità e spesso con l’illusione di fare prima. E puntualmente finisco col perdermi. Si sa che io e il senso dell’orientamento facciamo a cazzotti.

Proprio giorni fa è successo di nuovo.

Ho fretta, una maledettissima fretta: un appuntamento alle 12.00 con l’avvocato. Un fascio di carte sotto braccio, il solito affanno (devo mettermi a dieta, lo dico sempre), gocce di sudore che mi imperlano la fronte e il labbro, faccia da schifo. Insomma un rottame affannato che continua a fissare l’orologio del cellulare e a muoversi in fretta, con la pia illusione di bloccare il tempo e giocare un tantino di anticipo.

Arrivato in Piazza Aldo Moro, il dilemma di sempre: andare a destra e allungare quel tanto ma almeno certo di sapere la strada? O a sinistra per infilarsi in Vico dell’Oca? Enzo, il mio amico, m’ha sempre fatto ‘na capa tanta col fatto che di là si vola, che al tribunale ci arrivo in un nulla, che non posso sbagliare perché, giunto alla chiesa madre, basta svoltare a destra e zac! il portone me lo trovo di faccia.

Penso, penso, penso… non so che fare. Un passo avanti… no, indietro, vado di là per Via Verdi, la conosco, è sicura… ma no, cazzo!, è troppo tardi, non ce la farò mai.

Guardo di nuovo il cellulare

- Fanculo le 12 meno 5: tardissimo!

Ed ecco che imbocco il vicolo.

Corro, corro, corro!

Passo dinanzi a portoni, botteghe, facce di gente indaffarata, piedi di persone nulla facenti.

Urto una vecchia, anzi no, la spingo di brutto. Cade. Cadono le mie carte.

- Cazzo! Fanculo! Scusi… non volevo! Mi perdoni il linguaggio, ho fretta

Raccolgo le carte, anzi no, la vecchia. L’aiuto a rialzarsi, farfuglio ancora scuse, le accomodo il cappotto, le raccolgo la spesa. - Fanculo! - m’è caduto pure il cellulare.

Mi scuso ancora - … la fretta!

E poi ricomincio a correre e mi guardo attorno. Non riconosco più nulla… non è quella la strada.

- Mannaggia a me! Ma come cacchio ho fatto?

Ho sbagliato a girare, proprio lì, dove son volate le mie carte e la vecchia. Devo tornare indietro.

Il cellulare squilla, anzi no, ringhia! È la sveglia che ho messo, impietosa, che ricorda che ormai sono le 12.00. Non posso proprio mancare: all’avvocato quel fascio di carte serve altrimenti addio giudizio e rinvio.

E allora corro. Ecco un altro vicolo, mi sembra giusto, lo imbocco, vedo una cupola.

Si!, la chiesa madre. Inseguo quella maledettissima cupola… il tribunale è lì dietro, è fatta!

Giro ancora: a destra poi a sinistra. Il percorso è obbligato, una corsa ad ostacoli… non ho scelta. Cumuli di munnezza mi sbarrano la strada.

- No! Nooooo! Un’altra cupola! Uguale all’altra! E adesso? – E riguardo il cellulare – Porca paletta, le 12 e 10! Stavolta mi uccide, lo so

Non so che fare… La cupola a destra o quella a sinistra? In questi vicoli non si capisce nulla. Tutti uguali. Palazzacci alti, poca luce, panni stesi e se guardo poco più alto, la striscia di cielo diventa una lama accecante nella penombra assoluta.

Vado ancora avanti… Portoni, altri vicoli, altre facce. – Fanculo, mi sono perso del tutto

Il telefono squilla feroce. Lo porto all’orecchio. Urla.

- Abbassa la voce… si ho capito, sono una testa di cazzo, chi ti deve sentire?

Mi sono perso… si… l’udienza… e il giudice?... Ah! Non è venuto?... E che ti incazzi a fare?

Mi sono perso, al solito, non so manco dove sto!... La vecchia… come che c’entra la vecchia?... se mi fai parlare ti spiego… si… ho buttato a terra una vecchia, non l’ho vista… fortuna non s’è fatta niente… si… comunque dopo la botta mi sarò distratto… ma no… e fammi parlare, cazzo!... dicevo ho raccolto le carte a terra… si! cazzo… ho controllato, non manca nulla… siiii! c’è pure la cartelletta blu, quella con gli assegni, statti calmo… dicevo, per pensare alla vecchia mi sarò distratto e non mi sono accorto di avere imboccato un altro vicoletto… ho continuato a correre… poi ho visto la cupola della chiesa… si, quella smaltata di verde… e poi, un’altra!

Scusami.. ma quante cacchio di cupole ci stanno vicino al tribunale?... Una?... Come una?... ne vedo due… O cavolo! Allora ho proprio sbagliato! E dove sto?... come non lo sai? Aiutami!... devo chiedere? Ma qui non ci sta nessuno, è uno slargo abbandonato, ci sta solo munnezza e panni stesi…

Vabbuò! Senti, chiudo che si sta scaricando il cellulare… vedo di cavarmela da solo e provo ad uscire di qui … si ho capito, non l’ho perso la cartelletta… ok… ci si vede oggi… speriamo che becco qualcuno, qua, fra poco, è ora di pranzo… stanno tutti con la capa nel piatto…se no a chi chiedo?... Boh!… Ciao!

E allora mi sono fermato del tutto, le mani madide di sudore. Prendo un fazzolettino di carta, m’asciugo e mi guardo attorno. Riguardo l’ora: le 12 e 40.

- ‘Ndo cacchio vado? – non ne ho la più pallida idea, ma disperarsi neanche serve a nulla. L’appuntamento è saltato e ho una mezza giornata davanti prima di tornare allo studio. Decido dunque di prenderla comoda.

Sbottono il colletto della camicia e ripasso il fazzolettino sulla faccia. Sono troppo sudato. Fortuna che non fa freddo come i giorni passati. Mi avvio lentamente e scelgo una direzione a caso, tanto più perso di così non si può. E intanto il mio stomaco brontola dalla fame.

Cammino piano e mi guardo intorno. Sono stupito.

Una miriade di piccole botteghe artigianali e negozietti di cianfrusaglie varie. Non c’ero mai stato qui e mi accorgo che poi non è niente male. C’è un po’ di tutto: dall’abbigliamento ai giocattoli alle salumerie. Persino una piccolo negozio di caramelle, con la vetrina vecchia come il cucco e tutti i barattoli di vetro in bella mostra, con caramelle di svariati colori. Quasi quasi…


Tutti i diritti sono riservati all'autore.

Le situazioni descritte sono esclusivamente letterarie e la comparsa di personaggi e situazioni é da considerarsi come un prestito all'immaginario creato dalla realtà.

© Circerie Blog Editore
Prima edizione ne "Le Orchidee"

14 ottobre 2006

FILI di Roux65

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Un monitor, una tastiera, un filo e poi un telefono e a quel telefono un nuovo filo, che corre dentro a un muro e sottoterra a un altro filo ancora.

E poi un intrigo, una matassa di centomila fili che si intrecciano e si sorvolano e poi si innestano e poi ritornano a un altro filo. E a questo filo il tuo telefono e un nuovo filo ancora e una tastiera e un monitor.

Su quel vetro sporco tu ti rifletti, come sto facendo io adesso, scrivendo parole che scorrono sui fili e che nascono dalle punte delle dita, mentre danzano questo ballo dell'amore. Noi diamo corpo e voce ai nostri cuori e ad anime invisibili. Scriviamo di me e di te e di quello che vorremo vedere ma è soltanto un riflesso, immaginando bocche, occhi e volti di persone più simili di quanto noi possiamo credere.

E i fili corrono e si rintrecciano mentre il nostro dire diventa fluido come l'acqua e scorre lentamente e poi rievapora come i sogni, che noi abbiamo quando io e te ci parliamo e immaginiamo di fissarci negli occhi. Ma in fondo è solo un monitor e una tastiera che ci sta unendo e che ci illude di questa vita che noi desideriamo ardentemente viva ma che è più effimera di una chimera. E quando si fa buio e questo vetro sporco non riflette che i nostri visi stanchi, ci ritroviamo soli, con la speranza, però, che su quei fili qualche nostra piccola parola si sia persa e stia ancora viaggiando lentamente. Così, tu domani, quando accenderai quel monitor, leggerai riflesso nei tuoi occhi: - Buongiorno amore, come stai?

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di Roux65

Tutti i diritti sono riservati all'autore.

Le situazioni descritte sono esclusivamente letterarie e la comparsa di personaggi e situazioni é da considerarsi come un prestito all'immaginario creato dalla realtà.

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Prima edizione ne "Le Orchidee"






04 ottobre 2006

"Quel gran genio del mio amico"


CIRCERIE&CONTRASTOgroup
presetana

L'ultima Cena di Fidel © Giacomo Lucchini 2006

Il Fidel morto
© Giacomo Lucchini 2006

La Dama con l'ermellino © Giacomo Lucchini 2006

Onori a Giacomo Lucchini
Genio indiscusso di tecnica e fantasia!

... con le mani sporche d'olio, Lui saprebbe cosa fare, mi aggiusterebbe il minimo, sporcandolo un po'...



15 giugno 2006

una bella foto anni 50



Una bella foto trovata per caso. Stavo cercando in rete, per un lavoro l’immagine di una bella donna anni 50. Corre l’anniversario del voto alle donne..
Quest’immagine mi ha convinto, è stata lei a trovare me, quasi al primo tentativo. La signora mi ricorda mia nonna. I capelli raccolti, ricci ribelli, mani forti, sorriso pronto. Il connubio con la bambina, carina in modo nazional popolare, “bellissima”, mi trasmette la forza della rinascita, della ricostruzione, delle difficoltà del dopo guerra vinto con la commedia all’italiana. Magari parla solo a me in questo modo e forse il lavoro non convincerà molti. Però alcuni consensi li ho già strappati e questo mi motiva.
Dovevo dedicargli 5 minuti, mi è entrata addosso. Sono due giorni che mi acconcio i capelli allo stesso modo. …un po’ gli assomiglio, a mia nonna.