Visualizzazione post con etichetta • territorio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta • territorio. Mostra tutti i post
21 agosto 2010
15 giugno 2009
Adotta un orto
verdura e frutta biologica a domicilio, direttamente dall'orto!
http://www.leverduredelmioorto.it/

Trovato! bioexpress.it
Per attivare il servizio nella zona di Firenze/Prato hanno bisogno di ordini, quindi se siete interessati...
info@bioexpress.it o il n. di telefono 848 694 693
10 settembre 2008
Veloci considerazione sul recente viaggio in Giappone
Sono rimasta molto affascinata dal paese del sol levante.
La cosa che impressiona di più è che sei in Asia, con la quantità di folla dell'Asia, ma con la pulizia e le regole europee, svizzere per l'esattezza!
A Shibujia, l'incrocio di Tokyo più famoso al monto - le strisce pedonali più grandi al mondo penso - abbiamo avuto il nostro primo bagno di folla! Vedi tante piccole formichine sempre operose che si muovono freneticamente, attraversano le strisce, si fermano, attendono, ripartono!
È stato un primo impatto un po' scioccante, mettici le 13 ore di volo, mettici poi che sono per lo più tutti giapponesi e all'inizio ti sembrano tutti uguali, poi li guardi attentamente e vedi che sono diversissimi tra loro, capelli gialli, rossi, sparati a punta, anziani, donne succinte ecc... Però la quantità di folla e la lor compattezza ti fanno sentire proprio come un'eccezione in quanto occidentale, uno straniero, un Gaijin. Infatti di turisti ce ne sono ma non molti. Per lo più americani.
La pulizia e l'efficienza dei servizi è impressionante. I treni sono iper puliti, iper serviti, raccolta differenziata a bordo spinta, signorine gentillissime che ti portano viveri, i famosi o-bento le scatoline con il pranzo, il controllore dei biglietti, uscito dalla porta del vagone, si inchina per salutare i passeggeri a cui ha appena obliterato il biglietti. Cose incredibili!
Non ti dico la gentilezza delle commesse! Quando riscuotono ti porgono una scatolina nella quale metti i soldi, loro la prendono con due mani, li contano davanti a te, li lasciano sempre a vista, ti fanno il resto, te lo contano davanti agli occhi e te lo porgono con due mani inchinandosi e ripetendo la cantilena di ringraziamento! Ti commuove cotanto rispetto verso l'avventore!
Il cibo mi è piaciuto molti, il sushi lo adoro e lì la varietà di qualità e il costo minimo ti fa innamorare ancora di più! Poi c'è la roba cotta, udon e soba, sono spaghetti di grano saraceno che non ti fanno rimpiangere la pasta. I gusti sono sobri, niente a che vedere con la bocca arsa dalle spezie indiane! I dolci sono delicati, ci si mette un po' ad abituarsi, ma sono accompagnati da ottimo tè, che è sempre gratis, come l'acqua d'altronde. Enorme segno di civiltà secondo me.
Il caldo di luglio è paragonabile a Mumbay, se non che lì il cemento è molto di più e quindi non passa nemmeno la notte. L'aria condizionata è ovunque come pure i distributori automatici di bibite fresche.
Abbiamo avuto anche una scossettina di terremoto, giusto per farci avere un'idea completa del contesto.
(foto Tokyo, Harajuku)
Tokyo è la città dei balocchi, potresti stare ore ad osservare la gente tant'è strana, volendo vi si pratica lo shopping sfrenato delle cose più strane, dall'abbigliamento all'elettronica, dalla carta alle lacche! Lo Yen fortunatamente ha un momento di calo e si compra molto bene, si mangia veloce con 2/3 euro e non abbiamo mai speso sopra i 25€. La camera in albergo medio dai 40/50 € la doppia a notte. Non è poi così dispendioso come si dice!
(foto Nara, Todai-ji)
I templi, shintoisti o buddisti, sono molto belli architettonicamente, mancano di quella partecipazione dei templi indiani, ma l'incanto per perfezione ed effetto scenico è esaltante. I parchi ed i giardini sono meravigliose oasi durante l'afa, e sono costruiti a plasmare la natura in forme che nemmeno ci aspettiamo. Devono essere favolosi durante la fioritura dei sakura, i pruni da fiore di aprile. Sembra che ci siano dei veri e propri bollettini per l'avanzata dei fiori.
Meriterebbe andare in Giappone solo per l'architettura contemporanea, opere di Ando, Tange, Piano, sono all'ordine di ogni angolo.
Dell'aspetto tradizionale ho letto molto e visto poco, il tempo non era poi molto. Ho visitato templi e castelli, quello di Himeji è stupendo e ti porta sparato nell'epoca dei samurai. Giardini Zen purtroppo sovraffollati ti lasciano desiderare lo sterminio di massa.
(foto
In sostanza un primo viaggio ti da molto poco se non la voglia di tornare!
La cosa che impressiona di più è che sei in Asia, con la quantità di folla dell'Asia, ma con la pulizia e le regole europee, svizzere per l'esattezza!
A Shibujia, l'incrocio di Tokyo più famoso al monto - le strisce pedonali più grandi al mondo penso - abbiamo avuto il nostro primo bagno di folla! Vedi tante piccole formichine sempre operose che si muovono freneticamente, attraversano le strisce, si fermano, attendono, ripartono!È stato un primo impatto un po' scioccante, mettici le 13 ore di volo, mettici poi che sono per lo più tutti giapponesi e all'inizio ti sembrano tutti uguali, poi li guardi attentamente e vedi che sono diversissimi tra loro, capelli gialli, rossi, sparati a punta, anziani, donne succinte ecc... Però la quantità di folla e la lor compattezza ti fanno sentire proprio come un'eccezione in quanto occidentale, uno straniero, un Gaijin. Infatti di turisti ce ne sono ma non molti. Per lo più americani.
La pulizia e l'efficienza dei servizi è impressionante. I treni sono iper puliti, iper serviti, raccolta differenziata a bordo spinta, signorine gentillissime che ti portano viveri, i famosi o-bento le scatoline con il pranzo, il controllore dei biglietti, uscito dalla porta del vagone, si inchina per salutare i passeggeri a cui ha appena obliterato il biglietti. Cose incredibili!
Non ti dico la gentilezza delle commesse! Quando riscuotono ti porgono una scatolina nella quale metti i soldi, loro la prendono con due mani, li contano davanti a te, li lasciano sempre a vista, ti fanno il resto, te lo contano davanti agli occhi e te lo porgono con due mani inchinandosi e ripetendo la cantilena di ringraziamento! Ti commuove cotanto rispetto verso l'avventore!
Il cibo mi è piaciuto molti, il sushi lo adoro e lì la varietà di qualità e il costo minimo ti fa innamorare ancora di più! Poi c'è la roba cotta, udon e soba, sono spaghetti di grano saraceno che non ti fanno rimpiangere la pasta. I gusti sono sobri, niente a che vedere con la bocca arsa dalle spezie indiane! I dolci sono delicati, ci si mette un po' ad abituarsi, ma sono accompagnati da ottimo tè, che è sempre gratis, come l'acqua d'altronde. Enorme segno di civiltà secondo me.Il caldo di luglio è paragonabile a Mumbay, se non che lì il cemento è molto di più e quindi non passa nemmeno la notte. L'aria condizionata è ovunque come pure i distributori automatici di bibite fresche.
Abbiamo avuto anche una scossettina di terremoto, giusto per farci avere un'idea completa del contesto.
(foto Tokyo, Harajuku)Tokyo è la città dei balocchi, potresti stare ore ad osservare la gente tant'è strana, volendo vi si pratica lo shopping sfrenato delle cose più strane, dall'abbigliamento all'elettronica, dalla carta alle lacche! Lo Yen fortunatamente ha un momento di calo e si compra molto bene, si mangia veloce con 2/3 euro e non abbiamo mai speso sopra i 25€. La camera in albergo medio dai 40/50 € la doppia a notte. Non è poi così dispendioso come si dice!
(foto Nara, Todai-ji)I templi, shintoisti o buddisti, sono molto belli architettonicamente, mancano di quella partecipazione dei templi indiani, ma l'incanto per perfezione ed effetto scenico è esaltante. I parchi ed i giardini sono meravigliose oasi durante l'afa, e sono costruiti a plasmare la natura in forme che nemmeno ci aspettiamo. Devono essere favolosi durante la fioritura dei sakura, i pruni da fiore di aprile. Sembra che ci siano dei veri e propri bollettini per l'avanzata dei fiori.
Meriterebbe andare in Giappone solo per l'architettura contemporanea, opere di Ando, Tange, Piano, sono all'ordine di ogni angolo.
Dell'aspetto tradizionale ho letto molto e visto poco, il tempo non era poi molto. Ho visitato templi e castelli, quello di Himeji è stupendo e ti porta sparato nell'epoca dei samurai. Giardini Zen purtroppo sovraffollati ti lasciano desiderare lo sterminio di massa.
(foto giardino roccioso del ryoan-ji)
Nel complesso, il Giappone, si gira molto bene con treni e mezzi pubblici, con l'unico difetto del tempo necessario per raggiungere i vari siti. A Kyoto infatti abbiamo perso un po' di tempo per i permessi che deve rilasciare l'ufficio dei beni dell'Imperatore - volevo andare a visitare la Villa di Katzura che ispirò l'opera di F.L. Wright - e c'è mancato un giorno per visitare i templi della collina. Però abbiamo avuto la fortuna di assiste al Gion Matzuri, una festa religiosa shintoista che mette per strada i tabernacoli dei templi portati a braccio dagli uomini. Questo è stato un bel momento di contatto extra turistico. In generale sono tutti molto gentili nel cercare di aiutarti, ma parlano l'inglese molto poco e probabilmente c'è anche molta timidezza, per cui sono stati pochi i momenti di scambio con gli indigeni.In sostanza un primo viaggio ti da molto poco se non la voglia di tornare!
02 luglio 2008
La grafica fuori dal "Comune" torna a casa...
Ieri, passaporto alla mano, e dopo un'improvvisata riunione di condominio per presunta appropriazione indebita dell'amministratore - a cuor e tasche leggere dunque -, ho rimesso piede in quel di Champs sur le Bisance.
Vincendo le mie pigrizie e stanchezze da pressione bassa, e facendomi invogliare dalla possibilità di mangiare il gelato più bono del mondo, e ancor di più dalla possibilità di salutare gli - ahimè da me trascurati - amichetti miei, mi sono avventurata per le vie notturne che separano il contado di Sammoro da quel di Campi.
Esperienza spericolata quanto meritata.
Ho trovato un centro storico rifiorito e vitale. Un bello spettacolo dai piedi per aria (vedi foto recuperata in rete de: Transe Express - Inventeurs d'imaginaire - Mobile Honne). Ho scoperto l'arena cinema all'aperto dei miei ricordi d'infanzia e vicoli carini, tanto carini da pensarsi teletrasportati in un borghetto storico dell'Appenino (esagero?).
Metterei in programma, da qui alla partenza per il Giappone ,anche un po' di svago serale, passeggiate, shopping e cinema all'aperto, sottraendo un po' di tempo allo studio delle tradizioni del sol levante.
ps. e quel gelato, che poi alla fine mica l'ho preso!
Vincendo le mie pigrizie e stanchezze da pressione bassa, e facendomi invogliare dalla possibilità di mangiare il gelato più bono del mondo, e ancor di più dalla possibilità di salutare gli - ahimè da me trascurati - amichetti miei, mi sono avventurata per le vie notturne che separano il contado di Sammoro da quel di Campi.
Esperienza spericolata quanto meritata.
Ho trovato un centro storico rifiorito e vitale. Un bello spettacolo dai piedi per aria (vedi foto recuperata in rete de: Transe Express - Inventeurs d'imaginaire - Mobile Honne). Ho scoperto l'arena cinema all'aperto dei miei ricordi d'infanzia e vicoli carini, tanto carini da pensarsi teletrasportati in un borghetto storico dell'Appenino (esagero?).
Metterei in programma, da qui alla partenza per il Giappone ,anche un po' di svago serale, passeggiate, shopping e cinema all'aperto, sottraendo un po' di tempo allo studio delle tradizioni del sol levante.
ps. e quel gelato, che poi alla fine mica l'ho preso!
15 marzo 2008
La Calvana, la Val di Marina e Monte Morello
Inquadramento
L'area interessata dall'analisi comprende la Val di Marina e le porzioni dei Monti della Calvana e di Monte Morello coinvolti per vicinanza e attiguità nel territorio del Torrente Marina e dei suoi due maggiori affluenti, la Marinella di Legri e la Marinella di Travalle. Eccezione il coinvolgimento delle propaggini di Monte Morello più "fiorentine" in quanto ricche di presenze insediative di alto pregio (infatti l'indagine fotografica è iniziata proprio da lì includendo le Ville in zona Castello).
Geologia
Dal punto di vista geologico, tutta questa porzione di territorio fa parte di un'unica unità geologica, denominata "Formazione di Monte Morello", costituita e riconoscibile nella carta geologica come alberese.
L'alberese è una pietra molto dura e contrariamente alle arenacea che costituiscono l'Appennino, non è porosa, non assorbe l'acqua. Questa caratterista di resistenza ha fatto si che nel corso degli anni sia stata diffusamente impiegata dall'uomo per realizzare manufatti come rocche, case coloniche, muri a secco, cisterne, e acquedotti.
Inoltre è proprio dall'alberese che si ricava calce e cemento, da qui la presenza di cave e stabilimenti di lavorazione come fornaci e cementifici.
La Formazione di Monte Morello, composta come si diceva da roccia sedimentaria, fa parte della Serie Toscana Metamorfica e non si è formata dove la vediamo attualmente, è alloctona. Si è formata in una fossa oceanica, la cui posizione originaria si ipotizza tra la Corsica e la Sardegna. Numerosi sono infatti i reperti fossili recuperati sia nella Calvana che su Monte Morello (piste di locomozione di vermi e invertebrati).
Durante la 1° fase "sedimentaria", iniziata 100 milioni di anni fa nel cretaceo superiore, si è riempita con materiale proveniente dal disfacimento della scarpata alpina. La parte più antica di questi sedimenti è la Formazione di Siliano, costituita da argilliti con irregolari ricorsi di arenarie, tra cui anche grandi lenti di arenarie compatte e resistenti che costituiscono la Pietraforte. Lo strato successivo, inizia a depositarsi 65 milioni di anni fa, nel Paleocene, si tratta calcare marnoso, marne e calcareniti che compongono l'alberese; sopra successivamente si depositano strati di argilliti, calcareniti e calcari, che vanno a costituire la formazione di Pescina, ritrovabile soprattutto nella parte est di Monte Morello.
Nell'Eocene medio, circa 45 milioni di anni fa, conclusa la fase sedimentativa, ha inizio la 2° fase "compressiva"; tutta la zona viene interessata da una forte attività tettonica, forse provenienti da ovest, hanno spinto queste formazioni verso est, a quel punto gli strati che fino ad allora si erano mantenuti orizzontali, vengono compressi, piegati, innalzati e capovolti. Alla fine del Miocene Medio, la Formazione di Monte Morello si trova nell'attuale posizione.
La 3° fase, quella "distensiva", ha inizio nel Pliocene, circa 5 milioni di anni fa, da origine ad una serie di faglie con direzione Nordest - Sudovest
Poi successivamente, circa 2 milioni di anni fa si è formato il Bacino lacustre di Firenze, il quale progressivamente si è riempito con i detriti portati dai fiumi, dando origine all'attuale pianura.
Morfologia
La Val di Marina è un ampia vallata dove scorre il Torrente Marina che insieme ai suoi due maggiori affluenti, la Marinella di Legri e la Marinella di Travalle, porta l'acqua alla Pianura alluvionale.
A ovest è delimitata della Calvana. I Monti della Calvana sono un complesso di monti, più o meno arrotondati, che si snodano per 25 chilometri dalla dorsale appenninica fino alla pianura alluvionale. La parte coinvolta nell'analisi è esclusivamente quella meridionale e per il versante del Comune di Calenzano che delimita appunto la Val di Marina. Partendo dalla pianura, troviamo il Poggio Castellare, la punta della Retaia, il Monte Cantagrilli, la vallata di Valibona, il Monte Maggiore la vetta più alta, e il Passo delle Croci, Monte Gennaro. Da qui il crinale cambia direzione e punta verso sud, ricongiungendosi a Monte Morello, che crea il limite est della Val di Marina.
La Calvana e Monte Morello hanno due aspetti decisamente diversi:
la prima, da Poggio Castellare a Monte Cantagrilli è decisamente brulla; la causa è da ricercarsi ne i frequenti incendi e nella scarsezza d'acqua. Infatti i numerosi rii d'acqua che l'attraversano solo saltuariamente sono percorsi da acqua, anche perché tutta la zona abbiamo detto essere formata da roccia calcarea, che da origine quindi a numerosi fenomeni carsici come doline, karen e inghiottitoi, tramite i quali l'acqua passa direttamente nel sottosuolo senza scorrere lungo i fianchi della montagna. È infatti frequente osservando le vecchie abitazioni ritrovare delle cisterne, nelle quali veniva immagazzinata l'acqua piovana.
Su quasi tutta la sommità del crinale della Calvana si estendono prati, che quando ancora l'agricoltura aveva un ruolo predominante per l'economia locale, fino agli anni '50, venivano tagliati per fare il fieno per l'inverno. Attualmente persa questa abitudine, la macchia sta riconquistando spazi.
Monte Morello invece appare come un massiccio verdeggiante. Questa diversità non è dovuta alla formazione geologica perché come abbiamo visto è la medesima. Le cause sono da riscontrarsi in una minore frequenza degli incendi ed ad un'opera intensa di rimboschimenti.
I fenomeni carsici su questo territorio sono numerosi, si incontrano cavità ipogee, sia su Monte Morello che sulla Calvana: 3 grotte sul primo e ben 43 solo in Calvana. È qui che praticamente ha inizio l'attività speleologica regionale. Spesso venivano adoperate dai contadini come fonti di acqua potabile o come frigoriferi naturali, ed anche come rifugio nell'ultima guerra, tanto più in Calvana luogo a cui le vicende partigiane sono profondamente legate.
Ogni grotta ha un suo ciclo evolutivo detto ciclo carsico che presenta tre fasi: la "fase giovanile" , legata alla percolazione delle acque sotterranee, "fase matura" durante la quale si allargano gli ambienti, si sviluppano le concrezioni e l'accumulo di materiali residui calcarei; "fase senile" quando non è più percorsa dall'acqua, che è scesa in profondità".
Numerosi, soprattutto in Calvana i fenomeni carsici ipogei, che si manifestano perché l'acqua piovana carica d'anidride carbonica esercita sui calcari marnosi un'azione chimica, oltre a quell'erosiva. Succede che il terreno roccioso è interessato da fessure che giungono in profondità e lasciano passare l'acqua piovana. Il risultato di questa forma erosiva si manifesta in superficie con depressioni ad imbuto dalla pianta circolare o ovoidale dette doline. È proprio per la prevalenza di queste formazioni che il crinale dei Monti della Calvana è ampio e rotondeggiante. Il loro fondo spesso è riempito da terreno argilloso, che per la caratteristica impermeabilità, può causare nelle stagioni piovose l'inondamento delle stesse e la creazione di laghetti. Ci sono anche forme minori di fenomeni carsici (microforme).
I Karen (campi solcati) sculture naturali, superfici calcaree nude dall'aspetto di solchi più o meno profondi.
Anche le cave sono presenze ricorrenti sia su Monte Morello che in Calvana. La formazione geologica ha nel corso dei secoli, favorito l'attività estrattiva. Già dalla seconda 1/2 del '500 questa attività è fiorente nel territorio. L'attuale impianto minerario di Settimello, l'unico ancora aperto, trae origine da una fornace Ginori aperta alla fine del '500, nella quale si produceva calcina, che fu adoperata anche per costruire il Ponte a Santa Trinita, fu li che ebbe inizio anche l'attività della Manifattura di Doccia.
Altra cava dalle origini antiche è quella di Carraia, vicino sorgeva la Fornace degli Alberti per la produzione di orci oleari e vinari per la vicina Fattoria di Collina, di proprietà dei Venturi Ginori Lisci. Era consuetudine che vicino alle cave, sorgessero fornaci o opifici di lavorazione, dove le esigenze dei ricchi proprietari richiedevano.
Nel 1910 vengono censiti ben 10 cave che producono la materia prima per il cemento. Un forte incremento fu dato dal cantiere della A1 che reperiva materiale sul luogo, vennero aperte nuove cave come Colle, La Chiusa e Pontenovo. Attualmente di aperto c'è solo lo stabilimento di Settimello.
Sono recuperabili, da un punto di vista paesistico esclusivamente le cave che hanno operato l'estrazione dall'alto verso il basso, creando gradoni per l'alloggiamento di alberi da rimboschimento. Ma in particolar modo le prime cave, hanno operato l'attività estrattiva dal basso verso l'alto e non ci sono gradoni.
Assetto paesistico e vegetazione
L'agricoltura, un tempo attività principale, è relegata oggi esclusivamente nel fondovalle, così che sia la collina che la parte montana, risultano scarsamente abitate.
Solo l'olivicoltura mantiene un ruolo di grande importanza, caratterizzando ampie porzioni di territorio spesso con la classica disposizione del terreno a terrazzi con muri a secco in pietra alberese. Nella zona collinare insieme agli olivi troviamo boschi misti di caducifoglie, con presenze di roverelle, carpino nero a Nord ed Orniello a Sud. Su pendici settentrionali e più favorevoli, la roverella può cedere il posto al cerro. Si trovano in modo sporadico, l'acero e l'olmo campestre, il leccio.
Fino a quando l'agricoltura aveva il suo ruolo predominate, anche il bosco aveva un ruolo importante,in primo luogo per l'approvvigionamento di combustibile, era mantenuto perciò a ceduo e tagliato ogni 10-15 anni. In prossimità degli insediamenti rurali venivano mantenute alcune piante dette matrici per la legna da opera, e per fare ghiande per l'allevamento suino. Era una risorsa perpetua perché le piante avevano la capacità di rigenerarsi, mettendo i pollini o dal ceppo o dall'apparato radicale, ricreando un identico soprasuolo. Il perpetuarsi di questa operazione, in particolar modo in terreni scadenti e con pendenze elevate, ha portato al degrado del bosco in una rada boscaglia di arbusti.
Il boom economico degli anni '50 ha portato all'abbandono delle campagne e all'interruzione dell'attività agricola, in particolar modo nelle zone con seppur minime difficoltà. Gli ex coltivi sono oggi invasi da arbusti come la ginestra, il prugnolo, il biancospino, il sanguinello, i rovi.
Con la riduzione dell'attività agricola si ha anche l'abbandono dello sfruttamento del bosco. Attualmente si ha una ripresa dell'attività forestale alle pendici di Monte Morello, dove il bosco assume la classica forma a scacchiera per i periodici interventi di taglio.
Un esempio caratteristico di quello che doveva essere l sistema agricolo locale rimane nel borgo di Travalle, qui si ha la sensazione che il tempo si sia fermato; la zona pianeggiante è utilizzata per l'agricoltura intensiva di cereali e leguminose, la coltura della vite è maritata con l'acero campestre, lungo i canali di scolo dei campi si trovano canneti o filari di salice rosso annualmente potato per la rilegatura della vite. Le abitazioni sono case sparse, dominanti sul podere, in posizioni soleggiate ed aperte.
Sopra il bosco di quercine si hanno differenze se siamo su Monte Morello o sulla Calvana. Su Monte Morello i disboscamenti avvenuti fin dal 1800, hanno causato un grave dissesto idrogeologico. Fin dagli inizi del secolo si è lavorato per la messa in sicurezza idraulica del territorio con un enorme opera di rimboschimento. Fu uno sforzo elevato, perché si andava ad operare su terreni dove il suolo era sottile, addirittura assente o povero. Per la facilità di riproduzione il vivaio, la facilità di attecchimento, la rusticità fu usato le conifere, in particolare il cipresso. A posteriori questa scelta è stata più volte contestata per l'estraneità della specie con il paesaggio. Oggi infatti un comprensorio piuttosto ampio che fa da cornice alla piana fiorentina è caratterizzato da formazioni boscate a conifere in particolar modo a cipresso. Tra le conifere adoperate per il rimboschimento troviamo anche il cedro, il pino domestico, l'abete bianco. Meno diffuse le latifoglie: roverella, leccio e cerro.
Mentre in Calvana, la storia è diversa, la parte sommitale caratterizzata dalla presenza di doline era in passato coltivata e i prati erano falciati periodicamente. In epoca recente si è radicata profondamente l'attività della pastorizia (ovina, bovina ed equina), condotta da gruppi sociali non alloctoni, di nuovo insediamento. Tale attività, praticata durante tutto l'arco dell'anno, è estranea al sistema territoriale. Ciò crea una particolare situazione di degrado, che compromette la sopravvivenza del sistema a prati.
Qui il rimboschimento ebbe un impatto ridotto. Risultati ne sono le frustaie di pino nero del Monte Maggiore e in loc. Casaglia (La Regina del Bosco).
Il cipresso caratterizza a tutte le altitudini gran parte del territorio, sia isolato che mescolato con latifoglie cedue e conifere.
Tra le formazioni pure sono da menzionare le cipressete di Settimello e Travalle. Sono state selezionate e classificate come riserva biogenetica, ossia boschi per la riproduzione del seme per la riproduzione della specie, recentemente messa a rischio per il fungo patogeno chiamato "cancro corticale".
Insediamenti
Zona Val di Marina
Si ha notizie degli insedamenti più antichi ad opera di popoli Liguri che si insediadiaro tra il Torrete Marina e il Fume Bisenzio.
Furono spinti verso nord dalla dominazione Etrusca, il cui resto più prezioso è il "cippo di Settimello" oggi al Museo Archeologico di Firenze; si insediarione prediligendo l'area collinare.
Alla dominazione Etrusca segue quella romana: numerosi i toponimi che lo svelano, da Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, Limite. Su questo territorio si snodano importanti assi viari romani, La Cassia , verso Lucca, e l'arteria per il valico appennino che passa dal Passo delle Croci. È da questa zona collinare, ricca di acque che partiva l'acquedotto che alimentava Florentia, era in gran parte sotterraneo e attingeva l'acqua in loc. La Chiusa. Ci sono ancora tracce dell'importante opera idraulica.
Toponimi come Castellare o Castiglione sono memoria di castelli o luoghi militari bizantini e poi longobardi.
Dall'alto Medioevo si innesta sul territorio il sistema organizzativo delle Pievi.
Le Pievi raggruppavano sotto la loro supervisione diiversi Popoli, spesso si collocavano lungo le vie di comunicazioni, in posizioni strategiche; erano centro religioso, socioeconomico, e politico del territorio. Il territorio attualmente sotto il Comune di Calenzano era diviso in tre Pivieri: quello più vasto e ricco di rendite è la Pieve di San Donato risalente al IX secolo, infatti il santo a cui è dedicata la chiesa è di epoca longobarda; la chiesa sorge su di un altura, lungo il percorso romano di valico appenninico. Fu patronato delle più ricche famiglie fiorentine, tra cui anche i Medici, che nel '400 restaurarono radicalmente l'edificio costruendo la Villa annessa. Raccoglieva 11 chiese, alcune attualmente rintrano sotto altre pertinenze ( Prato e Sesto) altre scomparse o sconsacrate. La seconda Pieve è quella di San Severo a Legri, probabilmente molto più antica del suo aspetto romanico attuale risalente allXI/XII secolo; sorgeva lungo un importante via di collegamento verso il Mugello. La terza era la Pieve di Santa Maria a carraia, completamente snaturata nella suo configurazione originaria del 1000 (addirittura è stato invertito l'orientamento).
Dall'XI secolo accanto al sistema territoriale dei pivieri si innesta quello dei Castelli.
Il Castello di Calenzano ha una evoluzione complicata:
1a ipotesi. Nasce nel 1191 per volere dell'imperatore Enrico VI, che lo affida ai Conti Guidi di Modigliana, allo scopo di mantenere un certo grado di autonomia di questi territori, che si sono ampliati successivamente al M. Morello, Legri e Travalle, dalla vicina Firenze. Sorge un primo livello di incastellatura nel punto più alto della Val di Marina contrapposto alla collina di San Donato. E un "Castro", un castello dalla funzione militare. È ancora presente la porta al Serraglio, e la seconda porta di questa prima cerchia è inglobata nel campanile di San Niccolò.
2a ipotesi. Nel 1325, al passaggio di Castruccio Castracani, il Castro di Calenzano è completamente distrutto e si provvede a ricostruirlo rafforzato e ampliato. Si costruisce una nuova cerchia e una "porta nuova". Numerosi gli edifici di enorme pregio, in particolare per le loro belle murature in albere.
o '400, con il cambiamento delle condizioni politiche il borgo fortificato perde la sua funzione di avanposto militare.
Altro Castello è quello di Legri che sorge su si una altura dal quale domina anche la pieve.
Insieme ai castelli, su tutto il territorio si trovano freguenti torri fortificate, avanposti di vedetta nei punti di accesso al territorio pedomontano: la Torraccia (bn visibili ancora la struttura abeccatelli dove si innestano i merli), la Torre di Collina, sono tuttora presenti, a Sommaia, la Torre di Baroncoli, a Loiano, inglobata in una abitaione, e a Leccio. Nel '300 conseguentemente alle nuove vie di comunicazione di vondovalle, preferite a quelle pedomontane, questi luoghi perdono di importanza.
Si ha memori anche di un terzo castello, completamente raso al suolo in seguio ad una battaglia, quello di Combiate, sul Passo dele Croci.
Nel '400, si ha un forte processo di poderizzazione che coinvolge tutto questo territorio, dedito prevalentemente all'agricoltura e all'allevamento. Si crea una fitta trama di frammentari poderi, riuniti in grosse proprietà delle famiglie calenzanesi e fiorentine, che creano grandi movimenti di capitali nell'agricoltura del contado. Esempi sono i capitali della famiglia dei Ginori, presenti sia nella zona di calenzano (fattoria di collina) che a Sommaia. Il centro della vita agricola girava attorno alla villa-fattoria che raccogieva sotto la sua supervisione diversi poderi con le relative case coloniche. Nel '500 si arriva al formarsi di veri e ropri latifondi; esempio appropriato è il Borgo di travalle, tutto imperniato attorno al complesso rurale seicentesco, di proprietà degli Strozzi. Una vera e propria Villa con tutti i dovuti annessi (parco con fontane e ninfeo, mulino, magazzino). Più avanti su di una piccola altura la cappella di Santa Maria.
Bibliografia
Comune di Prato, Archivio Fotografico Toscano, I sassi acuti della Calvana, testi di S. Lusini, S. Nannicini, P. Chiozzi, Prato 1993
Associazione Turistica Calenzano, con il Patrocinio della Provincia di Firenze e del Comune di Calenzano, Calenzano Storia, arte, tradizione, ambiente alle porte di Firenze, 1999
Estratto dal mio esame di Geografia urbana e rurale con il Prof. Pancio Pardi
L'area interessata dall'analisi comprende la Val di Marina e le porzioni dei Monti della Calvana e di Monte Morello coinvolti per vicinanza e attiguità nel territorio del Torrente Marina e dei suoi due maggiori affluenti, la Marinella di Legri e la Marinella di Travalle. Eccezione il coinvolgimento delle propaggini di Monte Morello più "fiorentine" in quanto ricche di presenze insediative di alto pregio (infatti l'indagine fotografica è iniziata proprio da lì includendo le Ville in zona Castello).
Geologia
Dal punto di vista geologico, tutta questa porzione di territorio fa parte di un'unica unità geologica, denominata "Formazione di Monte Morello", costituita e riconoscibile nella carta geologica come alberese.
L'alberese è una pietra molto dura e contrariamente alle arenacea che costituiscono l'Appennino, non è porosa, non assorbe l'acqua. Questa caratterista di resistenza ha fatto si che nel corso degli anni sia stata diffusamente impiegata dall'uomo per realizzare manufatti come rocche, case coloniche, muri a secco, cisterne, e acquedotti.
Inoltre è proprio dall'alberese che si ricava calce e cemento, da qui la presenza di cave e stabilimenti di lavorazione come fornaci e cementifici.
La Formazione di Monte Morello, composta come si diceva da roccia sedimentaria, fa parte della Serie Toscana Metamorfica e non si è formata dove la vediamo attualmente, è alloctona. Si è formata in una fossa oceanica, la cui posizione originaria si ipotizza tra la Corsica e la Sardegna. Numerosi sono infatti i reperti fossili recuperati sia nella Calvana che su Monte Morello (piste di locomozione di vermi e invertebrati).
Durante la 1° fase "sedimentaria", iniziata 100 milioni di anni fa nel cretaceo superiore, si è riempita con materiale proveniente dal disfacimento della scarpata alpina. La parte più antica di questi sedimenti è la Formazione di Siliano, costituita da argilliti con irregolari ricorsi di arenarie, tra cui anche grandi lenti di arenarie compatte e resistenti che costituiscono la Pietraforte. Lo strato successivo, inizia a depositarsi 65 milioni di anni fa, nel Paleocene, si tratta calcare marnoso, marne e calcareniti che compongono l'alberese; sopra successivamente si depositano strati di argilliti, calcareniti e calcari, che vanno a costituire la formazione di Pescina, ritrovabile soprattutto nella parte est di Monte Morello.
Nell'Eocene medio, circa 45 milioni di anni fa, conclusa la fase sedimentativa, ha inizio la 2° fase "compressiva"; tutta la zona viene interessata da una forte attività tettonica, forse provenienti da ovest, hanno spinto queste formazioni verso est, a quel punto gli strati che fino ad allora si erano mantenuti orizzontali, vengono compressi, piegati, innalzati e capovolti. Alla fine del Miocene Medio, la Formazione di Monte Morello si trova nell'attuale posizione.
La 3° fase, quella "distensiva", ha inizio nel Pliocene, circa 5 milioni di anni fa, da origine ad una serie di faglie con direzione Nordest - Sudovest
Poi successivamente, circa 2 milioni di anni fa si è formato il Bacino lacustre di Firenze, il quale progressivamente si è riempito con i detriti portati dai fiumi, dando origine all'attuale pianura.
Morfologia
La Val di Marina è un ampia vallata dove scorre il Torrente Marina che insieme ai suoi due maggiori affluenti, la Marinella di Legri e la Marinella di Travalle, porta l'acqua alla Pianura alluvionale.
A ovest è delimitata della Calvana. I Monti della Calvana sono un complesso di monti, più o meno arrotondati, che si snodano per 25 chilometri dalla dorsale appenninica fino alla pianura alluvionale. La parte coinvolta nell'analisi è esclusivamente quella meridionale e per il versante del Comune di Calenzano che delimita appunto la Val di Marina. Partendo dalla pianura, troviamo il Poggio Castellare, la punta della Retaia, il Monte Cantagrilli, la vallata di Valibona, il Monte Maggiore la vetta più alta, e il Passo delle Croci, Monte Gennaro. Da qui il crinale cambia direzione e punta verso sud, ricongiungendosi a Monte Morello, che crea il limite est della Val di Marina.
La Calvana e Monte Morello hanno due aspetti decisamente diversi:
la prima, da Poggio Castellare a Monte Cantagrilli è decisamente brulla; la causa è da ricercarsi ne i frequenti incendi e nella scarsezza d'acqua. Infatti i numerosi rii d'acqua che l'attraversano solo saltuariamente sono percorsi da acqua, anche perché tutta la zona abbiamo detto essere formata da roccia calcarea, che da origine quindi a numerosi fenomeni carsici come doline, karen e inghiottitoi, tramite i quali l'acqua passa direttamente nel sottosuolo senza scorrere lungo i fianchi della montagna. È infatti frequente osservando le vecchie abitazioni ritrovare delle cisterne, nelle quali veniva immagazzinata l'acqua piovana.
Su quasi tutta la sommità del crinale della Calvana si estendono prati, che quando ancora l'agricoltura aveva un ruolo predominante per l'economia locale, fino agli anni '50, venivano tagliati per fare il fieno per l'inverno. Attualmente persa questa abitudine, la macchia sta riconquistando spazi.
Monte Morello invece appare come un massiccio verdeggiante. Questa diversità non è dovuta alla formazione geologica perché come abbiamo visto è la medesima. Le cause sono da riscontrarsi in una minore frequenza degli incendi ed ad un'opera intensa di rimboschimenti.
I fenomeni carsici su questo territorio sono numerosi, si incontrano cavità ipogee, sia su Monte Morello che sulla Calvana: 3 grotte sul primo e ben 43 solo in Calvana. È qui che praticamente ha inizio l'attività speleologica regionale. Spesso venivano adoperate dai contadini come fonti di acqua potabile o come frigoriferi naturali, ed anche come rifugio nell'ultima guerra, tanto più in Calvana luogo a cui le vicende partigiane sono profondamente legate.
Ogni grotta ha un suo ciclo evolutivo detto ciclo carsico che presenta tre fasi: la "fase giovanile" , legata alla percolazione delle acque sotterranee, "fase matura" durante la quale si allargano gli ambienti, si sviluppano le concrezioni e l'accumulo di materiali residui calcarei; "fase senile" quando non è più percorsa dall'acqua, che è scesa in profondità".
Numerosi, soprattutto in Calvana i fenomeni carsici ipogei, che si manifestano perché l'acqua piovana carica d'anidride carbonica esercita sui calcari marnosi un'azione chimica, oltre a quell'erosiva. Succede che il terreno roccioso è interessato da fessure che giungono in profondità e lasciano passare l'acqua piovana. Il risultato di questa forma erosiva si manifesta in superficie con depressioni ad imbuto dalla pianta circolare o ovoidale dette doline. È proprio per la prevalenza di queste formazioni che il crinale dei Monti della Calvana è ampio e rotondeggiante. Il loro fondo spesso è riempito da terreno argilloso, che per la caratteristica impermeabilità, può causare nelle stagioni piovose l'inondamento delle stesse e la creazione di laghetti. Ci sono anche forme minori di fenomeni carsici (microforme).
I Karen (campi solcati) sculture naturali, superfici calcaree nude dall'aspetto di solchi più o meno profondi.
Anche le cave sono presenze ricorrenti sia su Monte Morello che in Calvana. La formazione geologica ha nel corso dei secoli, favorito l'attività estrattiva. Già dalla seconda 1/2 del '500 questa attività è fiorente nel territorio. L'attuale impianto minerario di Settimello, l'unico ancora aperto, trae origine da una fornace Ginori aperta alla fine del '500, nella quale si produceva calcina, che fu adoperata anche per costruire il Ponte a Santa Trinita, fu li che ebbe inizio anche l'attività della Manifattura di Doccia.
Altra cava dalle origini antiche è quella di Carraia, vicino sorgeva la Fornace degli Alberti per la produzione di orci oleari e vinari per la vicina Fattoria di Collina, di proprietà dei Venturi Ginori Lisci. Era consuetudine che vicino alle cave, sorgessero fornaci o opifici di lavorazione, dove le esigenze dei ricchi proprietari richiedevano.
Nel 1910 vengono censiti ben 10 cave che producono la materia prima per il cemento. Un forte incremento fu dato dal cantiere della A1 che reperiva materiale sul luogo, vennero aperte nuove cave come Colle, La Chiusa e Pontenovo. Attualmente di aperto c'è solo lo stabilimento di Settimello.
Sono recuperabili, da un punto di vista paesistico esclusivamente le cave che hanno operato l'estrazione dall'alto verso il basso, creando gradoni per l'alloggiamento di alberi da rimboschimento. Ma in particolar modo le prime cave, hanno operato l'attività estrattiva dal basso verso l'alto e non ci sono gradoni.
Assetto paesistico e vegetazione
L'agricoltura, un tempo attività principale, è relegata oggi esclusivamente nel fondovalle, così che sia la collina che la parte montana, risultano scarsamente abitate.
Solo l'olivicoltura mantiene un ruolo di grande importanza, caratterizzando ampie porzioni di territorio spesso con la classica disposizione del terreno a terrazzi con muri a secco in pietra alberese. Nella zona collinare insieme agli olivi troviamo boschi misti di caducifoglie, con presenze di roverelle, carpino nero a Nord ed Orniello a Sud. Su pendici settentrionali e più favorevoli, la roverella può cedere il posto al cerro. Si trovano in modo sporadico, l'acero e l'olmo campestre, il leccio.
Fino a quando l'agricoltura aveva il suo ruolo predominate, anche il bosco aveva un ruolo importante,in primo luogo per l'approvvigionamento di combustibile, era mantenuto perciò a ceduo e tagliato ogni 10-15 anni. In prossimità degli insediamenti rurali venivano mantenute alcune piante dette matrici per la legna da opera, e per fare ghiande per l'allevamento suino. Era una risorsa perpetua perché le piante avevano la capacità di rigenerarsi, mettendo i pollini o dal ceppo o dall'apparato radicale, ricreando un identico soprasuolo. Il perpetuarsi di questa operazione, in particolar modo in terreni scadenti e con pendenze elevate, ha portato al degrado del bosco in una rada boscaglia di arbusti.
Il boom economico degli anni '50 ha portato all'abbandono delle campagne e all'interruzione dell'attività agricola, in particolar modo nelle zone con seppur minime difficoltà. Gli ex coltivi sono oggi invasi da arbusti come la ginestra, il prugnolo, il biancospino, il sanguinello, i rovi.
Con la riduzione dell'attività agricola si ha anche l'abbandono dello sfruttamento del bosco. Attualmente si ha una ripresa dell'attività forestale alle pendici di Monte Morello, dove il bosco assume la classica forma a scacchiera per i periodici interventi di taglio.
Un esempio caratteristico di quello che doveva essere l sistema agricolo locale rimane nel borgo di Travalle, qui si ha la sensazione che il tempo si sia fermato; la zona pianeggiante è utilizzata per l'agricoltura intensiva di cereali e leguminose, la coltura della vite è maritata con l'acero campestre, lungo i canali di scolo dei campi si trovano canneti o filari di salice rosso annualmente potato per la rilegatura della vite. Le abitazioni sono case sparse, dominanti sul podere, in posizioni soleggiate ed aperte.
Sopra il bosco di quercine si hanno differenze se siamo su Monte Morello o sulla Calvana. Su Monte Morello i disboscamenti avvenuti fin dal 1800, hanno causato un grave dissesto idrogeologico. Fin dagli inizi del secolo si è lavorato per la messa in sicurezza idraulica del territorio con un enorme opera di rimboschimento. Fu uno sforzo elevato, perché si andava ad operare su terreni dove il suolo era sottile, addirittura assente o povero. Per la facilità di riproduzione il vivaio, la facilità di attecchimento, la rusticità fu usato le conifere, in particolare il cipresso. A posteriori questa scelta è stata più volte contestata per l'estraneità della specie con il paesaggio. Oggi infatti un comprensorio piuttosto ampio che fa da cornice alla piana fiorentina è caratterizzato da formazioni boscate a conifere in particolar modo a cipresso. Tra le conifere adoperate per il rimboschimento troviamo anche il cedro, il pino domestico, l'abete bianco. Meno diffuse le latifoglie: roverella, leccio e cerro.
Mentre in Calvana, la storia è diversa, la parte sommitale caratterizzata dalla presenza di doline era in passato coltivata e i prati erano falciati periodicamente. In epoca recente si è radicata profondamente l'attività della pastorizia (ovina, bovina ed equina), condotta da gruppi sociali non alloctoni, di nuovo insediamento. Tale attività, praticata durante tutto l'arco dell'anno, è estranea al sistema territoriale. Ciò crea una particolare situazione di degrado, che compromette la sopravvivenza del sistema a prati.
Qui il rimboschimento ebbe un impatto ridotto. Risultati ne sono le frustaie di pino nero del Monte Maggiore e in loc. Casaglia (La Regina del Bosco).
Il cipresso caratterizza a tutte le altitudini gran parte del territorio, sia isolato che mescolato con latifoglie cedue e conifere.
Tra le formazioni pure sono da menzionare le cipressete di Settimello e Travalle. Sono state selezionate e classificate come riserva biogenetica, ossia boschi per la riproduzione del seme per la riproduzione della specie, recentemente messa a rischio per il fungo patogeno chiamato "cancro corticale".
Insediamenti
Zona Val di Marina
Si ha notizie degli insedamenti più antichi ad opera di popoli Liguri che si insediadiaro tra il Torrete Marina e il Fume Bisenzio.
Furono spinti verso nord dalla dominazione Etrusca, il cui resto più prezioso è il "cippo di Settimello" oggi al Museo Archeologico di Firenze; si insediarione prediligendo l'area collinare.
Alla dominazione Etrusca segue quella romana: numerosi i toponimi che lo svelano, da Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, Limite. Su questo territorio si snodano importanti assi viari romani, La Cassia , verso Lucca, e l'arteria per il valico appennino che passa dal Passo delle Croci. È da questa zona collinare, ricca di acque che partiva l'acquedotto che alimentava Florentia, era in gran parte sotterraneo e attingeva l'acqua in loc. La Chiusa. Ci sono ancora tracce dell'importante opera idraulica.
Toponimi come Castellare o Castiglione sono memoria di castelli o luoghi militari bizantini e poi longobardi.
Dall'alto Medioevo si innesta sul territorio il sistema organizzativo delle Pievi.
Le Pievi raggruppavano sotto la loro supervisione diiversi Popoli, spesso si collocavano lungo le vie di comunicazioni, in posizioni strategiche; erano centro religioso, socioeconomico, e politico del territorio. Il territorio attualmente sotto il Comune di Calenzano era diviso in tre Pivieri: quello più vasto e ricco di rendite è la Pieve di San Donato risalente al IX secolo, infatti il santo a cui è dedicata la chiesa è di epoca longobarda; la chiesa sorge su di un altura, lungo il percorso romano di valico appenninico. Fu patronato delle più ricche famiglie fiorentine, tra cui anche i Medici, che nel '400 restaurarono radicalmente l'edificio costruendo la Villa annessa. Raccoglieva 11 chiese, alcune attualmente rintrano sotto altre pertinenze ( Prato e Sesto) altre scomparse o sconsacrate. La seconda Pieve è quella di San Severo a Legri, probabilmente molto più antica del suo aspetto romanico attuale risalente allXI/XII secolo; sorgeva lungo un importante via di collegamento verso il Mugello. La terza era la Pieve di Santa Maria a carraia, completamente snaturata nella suo configurazione originaria del 1000 (addirittura è stato invertito l'orientamento).
Dall'XI secolo accanto al sistema territoriale dei pivieri si innesta quello dei Castelli.
Il Castello di Calenzano ha una evoluzione complicata:
1a ipotesi. Nasce nel 1191 per volere dell'imperatore Enrico VI, che lo affida ai Conti Guidi di Modigliana, allo scopo di mantenere un certo grado di autonomia di questi territori, che si sono ampliati successivamente al M. Morello, Legri e Travalle, dalla vicina Firenze. Sorge un primo livello di incastellatura nel punto più alto della Val di Marina contrapposto alla collina di San Donato. E un "Castro", un castello dalla funzione militare. È ancora presente la porta al Serraglio, e la seconda porta di questa prima cerchia è inglobata nel campanile di San Niccolò.
2a ipotesi. Nel 1325, al passaggio di Castruccio Castracani, il Castro di Calenzano è completamente distrutto e si provvede a ricostruirlo rafforzato e ampliato. Si costruisce una nuova cerchia e una "porta nuova". Numerosi gli edifici di enorme pregio, in particolare per le loro belle murature in albere.
o '400, con il cambiamento delle condizioni politiche il borgo fortificato perde la sua funzione di avanposto militare.
Altro Castello è quello di Legri che sorge su si una altura dal quale domina anche la pieve.
Insieme ai castelli, su tutto il territorio si trovano freguenti torri fortificate, avanposti di vedetta nei punti di accesso al territorio pedomontano: la Torraccia (bn visibili ancora la struttura abeccatelli dove si innestano i merli), la Torre di Collina, sono tuttora presenti, a Sommaia, la Torre di Baroncoli, a Loiano, inglobata in una abitaione, e a Leccio. Nel '300 conseguentemente alle nuove vie di comunicazione di vondovalle, preferite a quelle pedomontane, questi luoghi perdono di importanza.
Si ha memori anche di un terzo castello, completamente raso al suolo in seguio ad una battaglia, quello di Combiate, sul Passo dele Croci.
Nel '400, si ha un forte processo di poderizzazione che coinvolge tutto questo territorio, dedito prevalentemente all'agricoltura e all'allevamento. Si crea una fitta trama di frammentari poderi, riuniti in grosse proprietà delle famiglie calenzanesi e fiorentine, che creano grandi movimenti di capitali nell'agricoltura del contado. Esempi sono i capitali della famiglia dei Ginori, presenti sia nella zona di calenzano (fattoria di collina) che a Sommaia. Il centro della vita agricola girava attorno alla villa-fattoria che raccogieva sotto la sua supervisione diversi poderi con le relative case coloniche. Nel '500 si arriva al formarsi di veri e ropri latifondi; esempio appropriato è il Borgo di travalle, tutto imperniato attorno al complesso rurale seicentesco, di proprietà degli Strozzi. Una vera e propria Villa con tutti i dovuti annessi (parco con fontane e ninfeo, mulino, magazzino). Più avanti su di una piccola altura la cappella di Santa Maria.
Bibliografia
Comune di Prato, Archivio Fotografico Toscano, I sassi acuti della Calvana, testi di S. Lusini, S. Nannicini, P. Chiozzi, Prato 1993
Associazione Turistica Calenzano, con il Patrocinio della Provincia di Firenze e del Comune di Calenzano, Calenzano Storia, arte, tradizione, ambiente alle porte di Firenze, 1999
Estratto dal mio esame di Geografia urbana e rurale con il Prof. Pancio Pardi
17 novembre 2006
Il saluto di Natale
La valigia non l’ho riposta, e già mi serve.
Riparto. Domani mattina lunga traversata verso la verde Umbria.
È incredibile, tutte le volte che percorro la superstrada verso Foligno e costeggio il Subasio e la sua costola in muratura, Assisi, mi sento a casa.
Non è casa, non è la mia terra. Almeno non lo è per l’anagrafe. Ho assimilato per induzione questo legame da mia madre, che vi è nata e vissuta fino a 18 anni. Mi ha passato un cordone forte, incostante e profondo, che mi ancora ai paesaggi, agli ulivi, alla terra.
È pace, quando il mio animo è sereno.
È ricerca quando risuonano domande.
È famiglia quando ho bisogno di un focolare.
È inquietudine quando altri percorsi attendono.
È dolore, è vita.
Domani è il mio saluto, prima dell’India, il saluto di Natale, con largo anticipo.
10 novembre 2006
È scesa la nebbia
È scesa la nebbia, in questa landa desolata. Terra di confine, per la quale ho chiesto più volte, a gran voce, un esproprio che mi liberi da questa condizione di grafica fuori dal Comune, causa della mia eccentricità.
È scesa la nebbia. La strada di casa è diventata l¹ingresso in una dimensione ovattata, morbida e dolce. La nebbia non è sempre così. Lo è solo quando il cielo, sopra e dentro te, è sereno. In tal caso, non c'è un inquieto imprevedibile, celato alle tue percezioni, un oltre nascosto e pauroso dietro la cortina omogenea. La nebbia diventa una culla, un morbido involucro che assopisce. Le fronde del solito albero alla curva di Giacco, illuminano ed aprono uno spiraglio sulla strada. La luna, dall'alto della sua grande gobba, filtra raggi discreti.
È scesa la nebbia. Percorrendo il vialetto di casa, sordo sotto i miei tacchi, sono la solita profuga dei panni stirati, ma con una certezza di un approdo, un faro senza luce, che apre, con la porta di casa, il mio sorriso.
È scesa la nebbia. La strada di casa è diventata l¹ingresso in una dimensione ovattata, morbida e dolce. La nebbia non è sempre così. Lo è solo quando il cielo, sopra e dentro te, è sereno. In tal caso, non c'è un inquieto imprevedibile, celato alle tue percezioni, un oltre nascosto e pauroso dietro la cortina omogenea. La nebbia diventa una culla, un morbido involucro che assopisce. Le fronde del solito albero alla curva di Giacco, illuminano ed aprono uno spiraglio sulla strada. La luna, dall'alto della sua grande gobba, filtra raggi discreti.
È scesa la nebbia. Percorrendo il vialetto di casa, sordo sotto i miei tacchi, sono la solita profuga dei panni stirati, ma con una certezza di un approdo, un faro senza luce, che apre, con la porta di casa, il mio sorriso.
Iscriviti a:
Post (Atom)