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18 marzo 2010

99 colombe


È da poco più di una settimana che è nato questo nuovo blog: 99 colombe, una sinergia di foodblogger in solidarietà di una azienda di prodotti dolciari speciali di L'Aquila Sorelle Nurzia.
Ne avevo già sentito parlare, una rappresentante era stata intervistata a Caterpillar su radio due. Mi aveva commosso la loro tenacia, come quella di tutte le persone de L'Aquila, io me ne sarei già andata da un pezzo. Ma loro no, rivogliono la loro città viva e attiva, produttiva e vitale.
Ho dato un occhio al sito e le confezioni dei torroni e delle colombe sembrano proprio allettanti.
In questo clima di "studio quasi forzato", in cui il tempo per lo shopping è un miraggio, ho già esercitato più volte lo struscio "virtuale" di carta di credito su internet per gratificarmi, mi sa questo potrebbe avere anche un alibi più elevato ^_^

11 aprile 2009

Giro di Boa.

Lo scorso anno di questo periodo, era un brutto periodo. Lo è anche quest'anno. Forse peggio. Magari ancora il peggio non è arrivato, ma arriverà! Come una carrettata di roba organica che prima o poi mi sommergerà. Roba organica che per lo più è lavoro... e in questo periodo di vacche magre manco ti puoi lamentare. Sul serio, se apri bocca, tutti ti dicono: Eh! Beato te! Pensa a chi non ce l'ha. E quindi chini i' capo e tiri la carretta. Sarà quella che farò anche quest'anno, forse più dello scorso anno, forse più intensamente, forse per meno tempo. Arriverà. Lo so.
Per adesso, nei prossimi tre giorni, mi dedico allo studio, mi riposo un po' e mi faccio un po' di coccole con il mio fidanzato che sarà sicuramente un po' bizzoso pure lui.
Penso di avere qualcosa in più rispetto allo scorso anno. Qualcosa che miracolosamente è arrivato oggi pomeriggio. Sono mattine che mi sveglio per l'ansia di non arrivare a far tutto, ed oggi miracolosamente, il giro di boa.
Non ho oltrepassato nessuna meta.
Il lavoro è sempre lì, allo stato embrionale, e i giorni sono sempre meno. E allora? Cosa ci ho guadagnato?
Una strana consapevolezza.
Quella che mi fa dire che farò tutto il mio possibile, del mio meglio per riuscire, ma ho la certezza di non essere un supereroe e di non saper fare i miracoli. Tutto probabilmente (non voglio mettere limiti alla provvidenza) non sarà possibile, ma mi impegnerò e questo sarà sufficiente.
Per me.

Se le mie pessimistiche previsioni saranno contraddette e trionferò su tutti, ne sarò felice.
Se come immagino invece, qualcosa rimarrà fuori, farò presente i loro difetti alle parti in causa e presentando al meglio il mio lavoro, quello effettuato, quello umanamente possibile.
Per farlo, questa accettazione deve passare dalla testa al cuore, e soprattutto alla bocca dello stomaco, che in queste mattine faticava a fare entrare anche del the.

La salute - e la dignità di primate con la parola - prima di tutto.

E l'Abruzzo in questi giorni ha fatto scuola. Tutta la mia solidarietà.

01 maggio 2008

Buon Primo Maggio!


Il Quarto Stato di Giovanni Pellizza da Volpedo, 1901. Conservato a Milano al Museo dell'Ottocento della Villa Reale.

Scene di vita sociale, di sciopero all'inizio del Novecento. La lotta di classe ai suoi albori.
Ai tempi nostri, commuovente.

16 marzo 2008

La forza delle olimpiadi Pechino 2008

Copio e incollo dal mio agente da Cindia:

Le vere ragioni della morsa cinese sul Tibet
da Estremo Occidente di Federico Rampini


Le vere ragioni della determinazione con cui Pechino da 58 anni tiene in pugno questa immensa nazione montagnosa, semidesertica e quasi inaccessibile:
1) il suo ruolo originario di cuscinetto strategico in vista di un conflitto con l’India e/o con altre potenze presenti nell’Asia centrale;
2) la scoperta piu` recente di ricchi giacimenti di materie prime e metalli rari che fanno del controllo del Tibet una risorsa essenziale per lo sviluppo industriale delle zone costiere;
3) infine il significato simbolico che questa regione ha nella storia del buddismo in una fase di riscoperta del retaggio religioso tra alcune fasce della popolazione cinese.


foto flickr manu_66

Possiamo almeno smettere di comprare il made in Cina?! Io lo farei... ma come distinguerlo?!

06 marzo 2008

8 marzo, manifestazione a Bologna

ore 15.00 P.za XX Settembre, Bologna.

Io ci vado. Ho speso parole e spendo anche un po' di tempo, perché quelle parole abbiano forza.

14 febbraio 2008

In Piazza

Qualcosa si fa, articolo repubblica.

"Sono previsti presidi davanti agli ospedali, dalla Mangiagalli di Milano al Sant'Orsola di Bologna, sempre a Milano un appuntamento è in piazza San Babila alle 18, a Roma invece davanti al ministero della Salute alle 17, a Napoli in piazza Vanvitelli alle 17."

ancora info su udinazionale.org

i presidi nelle città d'italia


...se c'è ancora chi non è convinto della bontà della legge, legga il commento di Chiara a questo post di Andrea, un piccolo segno per capire la dimensione del dramma che c'era prima della 194.

06 febbraio 2008

Pubblicità

Diario. È arrivato. È in edicola.

Io lo aspettavo, mi sono fidata e l'ho comprato a scatola chiusa.
Ora che lo apro, la mia prima impressione è che è un prodotto ben fatto, almeno al tatto.

Grafica originale, rimanda un po' indietro, a quando giornali e riviste avevano un peso maggiore di oggi. Carta ruvida, porosa, che si fa notare e rimane impressa nei polpastrelli.

Indice sul retro coperta. Bella invenzione di chi non è schiavo della pubblicità.

Primo capitolo: foto memorabile e 100 notizie flash. Giusto differenziare la notizia in base ai tempi di lettura.

Secondo capitolo: vignetta e breve occhiello sulle inchieste a seguire. Roba vecchio stile, che si prende lo spazio e le foto necessarie.
In fondo, come sempre - e ci sta bene trovare la sana vecchia testata che in momento alterni mi ha fatto anche incazzare - i necrologi raccontati, il cruccioverba e la posta.
Ritornano anche rubriche e penne importanti, Lodoli, Fontana, Montesano.

Ho fatto l'abbonamento per lo Squillo, era il suo regalo di Natale.
Penso sia giusto sostenere questi kamicaze - si scrive così?- del giornalismo italiano.

Non manca che trovare il tempo per leggerlo.

06 marzo 2007

Fatto la pace?

Grazie a Debby e al suo fantastico superbabbosessantenne per la serata di festa di ieri sera.
Una di quelle sere che fai pace con il mondo.
Un mondo in cui arrivo sempre tardi.
Ed anche ieri avevo un buon ritardo di mezz'ora alla serata. Ma si è rimediato con l'avanzare delle festa, e forse, a tavola, ho preso la rivincita con il tempo.
Un tempo di circa 30 anni, la differenza tra me un altro sessante, il padre di un altro amico che, dove aver smistato i viveri nella sua cucina per tutti noi, mi si è seduto davanti. Lui e il suo grembio bianco, la sua maglietta a maniche corte ed il suo passo flemmatico, lo sguardo basso di chi non ha bisogno del consenso degl'altri. Un uomo che sogna di andare sulla Sierra, che descrive i giochi del suo giovane cane Sandrone come la cosa più bella del mondo, che prova un piacere immenso a lavorare con i giovani diversamente abili e non ha paura di manifestare questa sua sensibilità. Accanto a me, mio padre. Il discorso si sposta velocemente al conflitto del mondo, possedere o essere? Le nostre opinioni collimano.
Questo è il mio riscatto al tempo, al tempo perso, al tempo passato in modo futile, ai minuti di ritardo. Queste tre parole, le nostre stesse sensibilità, e il sogno. Un sogno ad occhi aperti, non solo i miei.

13 dicembre 2006

Mai troppo presto

Ieri sera, in macchina, radio.

Vivo un po’ fuori in questo periodo, più del solito per lo meno. Tanto fuori, da non seguire con assiduità i fatti del mondo. Filtro notizie dai tg dell’ora di pranzo, e pranzando alle 13 mi sorbo il tg2. Ma era giunta anche a me, la notizia della dipartita per l’altro mondo del Generale Augusto Pinochet. Mai troppo presto.

Ieri sera, notizie superficialmente più approfondite alla radio. Le parole che mi hanno turbato sono state “non sono stati autorizzati dall’attuale capo del Governo Blachelet i funerali di stato”. Ma ci dovevamo porre il problema?

Bene, riesumo questa foto, splendida, umana e dolce, con una parte dell’ultimo discorso del Presidente Salvador Allende alla Moneda, passato per radio al suo popolo.

Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973


In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.

Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.

Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.

Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.

Non importa.

Continuerete a sentirla.

Starò sempre insieme a voi.

Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.

Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.

Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.