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13 giugno 2010

Passioni India


India, un "passione" che non si esaurisce mai.
Giuseppe Cederna racconta la sua, nel programma radiofonico di Radio 3 Passioni. Qui la puntata del 6/06/10 tra Hartward, Gange e Himalaya.

08 settembre 2009

Causa insonnia: Un mare di papaveri

More about Mare di papaveri

Un Mare di Papaveri di Amitav Ghosh

Devo ammettere di avere considerato, in un primo momento, esagerato il trasporto che leggevo in rete per questo romanzo.

Avevo già letto altro di questo autore, mi era piaciuto, ma non mi avevano "conquistato".
È accaduto l'inaspettato: Un Mare di Papaveri - nemmeno avesse tra le pagine il potere dell'oppio di cui narra - ti strega e ti incatena alle pagine, una dopo l'altra.
Questo è quello che è successo a me, in queste afose sere estive di fine agosto.

Risultato: notti insonni e 550 pagine volate in pochi giorni.

Siamo nella prima metà del 1800.
Il primo personaggio in cui il lettore si imbatte è Deeti, una contadina, ingenua per condizione ma intelligente per natura e soprattutto con una dote assai particolare, con i suoi occhi grigi - da strega dicono in molti - vede, vede oltre la realtà quotidiana.

Ed è lei che vede per prima la Ibis - la vera protagonista del romanzo - la goletta, un bastimento a vela assai particolare, che l'autore ci fa conosce nei dettagli.

La prima parte del romanzo, pur preannunciando tutti i componenti della futura avventura, offre un spaccato esaustivo e quanto mai interessante sui risvolti che la coltivazione dell'oppio ha sulla vita e l'economia di questa zona interna dell'India.
La coltivazione del papavero soppianta quelle cerealicole tradizionali. Accade che un contadino, seppure povero, con unica ricchezza la sua terra, si metta a ricorrere i guadagni scegliendo la coltivazione dell'oppio, e se non lo sceglie di sua sponte, vi viene comunque indotto dai signorotti locali. La fabbrica della Compagnia delle Indie che lavora la materia prima, paga bene il prodotto scelto. Con un buon raccolto si può pensare - e lo fa anche Deethi - di prevvedere a rinforzare il tetto per l'inverno... ma se il raccolto non è buono, per comprare di che vivere, si dovrà indebitare, firmando cambiali che impegnano il suo solo bene, la terra.
È proprio questo che spinge Deeti a tentare la sorte, e non sarà la sola.
Con le un'umanità quanto mai variegata.

Senza svelare troppo della trama ben intessuta di questo magnifico romanzo, vi vorrei raccontare di Neel, il Raja di Raskhali, un personaggio di casta alta, educato secondo i più alti precetti religiosi, da questi condizionato e condotto lontano dalla umana quotidianità. Sarà come Deethi e come gli altri alla ricerca. Per dove ancora non ci è dato sapere, attendiamo fuduciosi gli altri due romanzi della trilogia.
Ma c'è un passaggio molto bello che mi sento di segnalare per l'efficacia comunicativa, in cui l'autore mette sapientemente in luce il processo estraniante che questi insegnamenti religiosi hanno avuto su Neel. Questo dotto e gracile personaggio, per un destino più che infausto, direi incontrollato, si trova repentinamente in un'altra vita, una nuova condizione in cui si trova costretto a compiere alcuni dei gesti che fino ad allora gli erano proibiti perchè impuri, peccaminosi. Si aspetta che toccando quell'oggetto o mangiando quell'alimento, su di lui si scagli la più dura punizione divina. Quando, con sua sorpresa, questo non accade, si riappropria di gesti comuni, azioni, e comprende, molto di più di quello che gli è stato insegnato da precettori e dai numerosi libri, che è lo stesso uomo, uguale a molti altri che gli stanno a fianco.

Uno degli elementi che tiene incollati alle pagine per la spontaneità e l'immediatezza che trasmette è le modalità in cui parlano i singoli personaggi. Si capisce anche dalla traduzione italiana e sicuramente sarà esageratamente bello in inglese, che ogni personaggio ha un suo linguaggio specifico: il dialetto, la lingua di quella data regione, l'inglese maccheronico dei marinai, quello degli ufficiali superiori, quello delle dame. E poi c'è la Cina, lontana ma non troppo, invischiata nel commercio dell'Oppio, presente come un ombra lontana, fonte di influssi linguistici. Quest'attenzione al "rumore di fondo" come lo chiama lo stesso Ghosh, è una peculiarità che rende straordinariamente vero e familiare questa grande epopea storica.


23 aprile 2009

Mumbay d'amore e d'odio

Immagine di Maximum City

Poi alla fine l'ho finito di leggere Suketu.

Questi indiani che scrivono libroni enormi! Hai paura ad iniziarli per la mole, te li trascini mesi - giuro mesi! - sul comodino e poi non te ne liberi più! Non è una leccatina all'autore. Assolutamente. È oltre la verità.

Per di più che Suketu ormai è diventato un amico.
Sa dove tengo il sale e a che ora più o meno mi addormento. Sa quanto tempo mi ci è voluto {e forse mi ci vorrà (scongiuto)} per studiare statica, che studiavo la notte e arrivavo a letto piena di nozioni che poco capito e che non mi lasciavano prendere sonno.
Allora lui lì, si a letto con me, con la santa pazienza a raccontare le sue Storie Vere.
Storie di città, di una città sovravvollata, di una città che molti vedono come la propria salvezza. Il posto dove diventare ciò che si desidera. Una sorta di nuovo comune medievale per il continente indiano, la città dove da contadino puoi diventare operaio o dormire sul marciapiede e aspirare ad essere poeta, la città dove puoi diventare una star del cinema. La Città della malavita e delle belle ballerine del Beer Bar.
Io adoro tutto ciò che parla di città, anche di città senza fiume, di città sul mare, come Mumbay.
E non è la stessa storia vista in altri libri. Questo è un reportage vero, concreto e scientivo che il mio amico Suteku ha fatto della sua patria nativa/adottiva.
Sì perchè S. nasce sull'altra costa, zona Calcutta e con la famiglia, benestante, perchè commercianti di diamanti si trova a trasferirsi a Bombay, ancora così si chiamava. Qui cresce e vive la sua prima adolescenza, in un condominio in una particolare zona della città di cui mi piacerebbe tanto ricordare il nome ma.. Poi la famiglia si trasferisce a NY e lui soffre di nostalgia, tantissimo. Non si sente americano, e nella ricerca di un luogo dove non far sentire i suoi figli stranieri, rientra a quella che si chiama Mumbay con la moglie cresciuta a Londra.
Qui apre capitoli su capitoli dove intesse le sue personali esperienze su come si iscrive un figlio a scuola o su come si fa l'allaccio dell'acqua, la mazzetta per avere una linea telefonica funzionante ecc. Quello che ne emerge è una società indiana a doppio livello, quella moralmente alta, dal mendicante al commerciante di diamanti, che rispetta i precetti della religione, qualunque delle tre grandi religioni che affollano l'India, e quella bassa, che non è detto non si sovrapponga alla prima in una stessa persona in momenti della vita, che è abituata ai sopprusi della polizia, alla connivenza tra politica e mafia, a dover fare i conti con ladruncoli, abbusi sui minori da parte degli insegnanti ecc.

Insomma, lo devo dire. Se avete una idea dell'India mitizzata dai precetti di Gandhi, dallo Yoga, dall'Induismo, dai colori dalle spezie, da qualsiasi cosa ve la faccia apparire mistica e eterea, ecco, qui vi potete confrontare con la realtà.
...e si, potrebbe essere uno shock, ma non lo sarà.
Suteku renderà giustizia alla sua Madre India.

11 marzo 2009

la festa dei colori

IMG_0083.JPG

Buona Holi a tutti!!
Oggi, primo plenilunio del mese di marzo ( per chi se lo è perso peggio per lui, è stupendo!!) in India si festeggia, la festa di Holi, una delle più sacre dell'induismo.

Si gioca con i colori e il loro forte colore terapeutico, con la consapevolezza che da qui a poco fiorirà l'estate indiana e le Bouganville di ben cinque colori ^_^

28 novembre 2008

Mumbai

Siamo stati tutti americani, 7 anni fa, cosa aspettiamo a diventare tutti indiani?

27 giugno 2008

Cena indiana


Il desco indiano
Inserito originariamente da Sonia Squilloni
Ne avevo proprio un gran desiderio! Tutta colpa di un libro, è sempre colpa di un libro! Uno dei meriti di Shantaram e quello di farti venire la acquilina in bocca quando parla delle pietanze che il Rambo-protagonista mangia, in tutte le parti di Mumbay, tranne che in carcere ovviamente...

Insomma, ieri presa da astinenza, e forse anche da dispersione sali minerali causa caldo, dopo un accorato appello, ho costretto la mia fida amica Iaia ad accompagnarmi al Ristorante Indiano.
Niente piatto di foglia di palma, ma ciotole di rame, calde, con prelibatezze vegetariane: Malai Kofka, morbide polpette di patate in crema chiara delicata, Masala Dal, lenticchie piccole rosse in salsa piccante!, Panir al pomodoro non ricordo il nome, Biryani vegetable, Jeesa Rise eeeeee... Nan! le focacette calde uscite dal Tandoori con il ghee! Burrose! uhm profumate! Ero in astinenza, decisamente!
Masala Chai per finire.
Da ripetere, mai arrivare a questi stadi avanzati di astinenza!

10 giugno 2008

la River destra del cuore

"
Molti fiumi scorrono
verso molti mari.
Il mio pensiero è uno solo:
in quale di questi fiumi
potrebbe il mio cuore avere pace?

Due rive per ogni fiume.
Nessuna dove io possa vagare
sentendo i giunchi frantumarsi
e vedendo il fiume passare,
sebbene sembri fermo.

Forse c'è un altro
fiume, ma lontano in Me.
Lì potrò incontrare il Fratello
della mia eternità.
In quale Dio sarà?

"
(Fernando Pessoa)

31 maggio 2008

Shantaram di G. D. Roberts

[...] Alla fine ero diventato una manifestazione di quella lotta, e la mia vera natura si era nascosta dietro ad una maschera ostile e minacciosa. Come tutti i duri, il messaggio che esprimevo con il volto e con un certo nodo di muovermi era: "Non rompetemi il cazzo". Alla fine ero diventato abile a esprimere quel sentimento che la mia intera vita si era ridotta a un messaggio ostile. [...]

Immagine di Shantaram
Shantaram significa nel dialetto Marathi (lingua ufficiale del Maharashtra) UOMO DI PACE. Sinteticamente, molto sinteticamente, il libro è storia - un po' Rambo, un po' Bollywood - di come un uomo duro, un evaso, un eroinomane galeotto, possa diventare un uomo di pace.

19 aprile 2008

un appunto...

David Davidar, scrittore indiano. Il suo ultimo libro The Solitude of Emperors, la soludine degli imperatori, in uscita in Italia per Bompiani il prossimo anno.
"Appassionata perorazione contro la violenza religiosa, assoluta contraddizione -sostiene l'autore - della tradizione indiana più alta."
da Specchio 19/04/08 di Maria Giulia Minetti.

L'articolo non è una recensione, cita il romanzo in prossima uscita solo per far capire quanto sia difficile riconoscere un bramino nelle grandi città e quanto sia facile nelle piccole. Parla di Gokama, un paese nel Karnataka, dove la maggior parte della popolazione sono uomini di fede.

18 gennaio 2008

Torino mi piace di più

Ratan Tata entra nel Cda Fiat

leggi qui

Se qualcuno avesse bisogno di me...
ramazzo la stanza, faccio fotocopie, porto l'incenso per la puja, invento un piccolo logo, faccio un render...

11 gennaio 2008

Ma va?! 2a parte

Ma va?! Lo sapevi che...

Il Kerala, questa regione del sud dell'India, questa regione che ha visto fin dall'Indipendenza un governo socialista, questa regione del terzo mondo è un laboratorio all'avanguardia per la salvaguardia del bene più prezioso: l'acqua. E non pensate che non ne abbia, ce ne ha e come! Dai monti Ghati Occidentali scendono tanti rigagnoli d'acqua, tanti da formare la laguna di Kochi, perché sembra che non abbiamo sufficiente forza per formare un estuario, ma un delta di acqua correte. A quanto dice Rampini, sembra che anche negli alberghi di lusso siamo ben visibili targhe che lasciano intendere agli occidentali di essere dei gran spreconi, suggerendo le manovre di risparmio acqua (tipo il bicchiere per lavarsi i denti e non lasciar scorrere l'acqua).
Sembra che in questo posto, crocevia di Portoghesi, Cinesi, ebrei, si mantenga lo stile di vita dei predecessori, pure accettando il contemporaneo. In Kerala è una vetrina di buon governo delle amministrazioni di sinistra - una sorta Emilia-Romagna - un dato su tutti, 91% di alfabetizzazione.

Io ci tornerei in Kerala, patria della medicina Ayurvedica, della sindacalizzazione e del socialismo, indiano, dove si prega insieme Allah, Gesù Cristo e Khrisna.

Ma va?! Lo sapevi che...

Taj Mahal.
Anche Rampini era come me. Qui.
Diffidente alla fama di questa Meraviglia del Mondo. Come me, si è ricreduto al suo cospetto, al cospetto dell'Amore e di questo Monumento al più grande dei sentimenti. Racconta la storia triste tra Shah Jahan e la sua prima moglie Arjumand Banu Begum, conosciuta come Mumtaz Mahal, morta di parto alla 16esima gravidanza.
Questa è l'occasione per parlare del ruolo della donna dell'Islam, da allora 1600 circa ad oggi. La moglie del sultano Mogul aveva immenso potere, tanto nel suo cuore come nei suoi affari. Fonti storiche documentano come siano fondamentali i luoghi dell'harem per fare politica e affari nel regno del sultano, avere dalla propria una concubina era una sicurezza. Anche le moglie erano degli "uomini d'affari".
Pensiamo alla Signora Bhuttu, tristemente uccisa lo scorso 27 dicembre, negli anni '70 primo ministro donna del secondo stato islamico del mondo. Prima della Signora Thatcher (1979). Avranno anche una posizione subalterna le donne nell'Islam, ma quanto deve passare perchè in Italia o negli Usa si possa vedere una donna capo del governo?



Contenuti elaborati da La Speranza Indiana di F. Rampini, 2007 Mondadori.

Altri Ma va?!?

10 gennaio 2008

Tata Nano, è arrivata.

Me lo aveva annunciato Rampini, e oggi il tg ha dato notizia, è arrivata Tata Nano, l'auto low cost da 1.600 Euro - 100 mila rupie - 2.000 Dollari. Una auto piccola si, ma con 4 porte, euro 4, aria condizionata e magari attacco ipod! Operazione economica ci mancherebbe ma anche etica, con la volontà di dare un tetto a una larga fascia di popolazione che si muove per il Subcontinente in motorino!
Al tg, ho visto la presentazione fatta al salone dell'auto di Nuova Delhi, sembrava un po' quella della 500 Fiat fatta a Torino lo scorso luglio, stessa musica. Sì, perché la Fiat è in partnership, sembra che il design sia italiano, dello Studio Idea. Fa sempre figo, anche in India, avere il design made in Italy, sembra che ci rimanga solo quello, il design.



Avranno risparmiato sui diritti d'autore per lo Show?

La cosa che vorrei sapere è per quanti indiani è omologata?





UN FILO D'INDIA A SUD.

...della serie "a volte ritornano" e dato che oggi 10 gennaio 2008 è un anno che sono tornata dal mio viaggio rievoco così, ho un po' rimaneggiato quello che ho scritto, chissà...

Il diario di viaggio:
  • continua...
Le foto del viaggio

La mappa di viaggio:


Visualizzazione ingrandita della mappa

Sarà aggiornata insieme al diario di viaggio



08 gennaio 2008

Ma va?!

parte prima

lo avevo già annunciato qui che il libro di Rampini mi era piaciuto un sacco.

È un sapiente panoramica di quello che l'India è stata e soprattutto può essere. Fa breccia - di sicuro su di me :-) - partendo dagli argomenti che più incuriosiscono, dalle diversità tra Oriente e Occidente, le esamina a fondo anche se rapidamente, cercando di dare un quadro il più possibile completo dell'attuale. Come si dice? studiare la storia per conoscere il presente?
Alcune cose le sapevo, altre, e sono state la maggioranza, mi hanno proprio sorpreso, a volte meravigliato e in conclusione dato un po' di speranza, forse un altro mondo è davvero possibile.

Molte volte mi sono lasciata andare all'esclamazione "ma va?! Lo sapevi che...".
Non posso esimermi dal citarne alcune, in più puntate.

Ma va?! Lo sapevi che...

"Ratan Tata, 68 anni, capostipite di un impero con 93 società che includono il secondo produttore di tè al mondo, il numero uno asiatico del software, il gigante dell'acciaio Tata Steel, le automobili, i camion, il turismo, la catene di 14 hotel cinque stelle Taj, che si è comprato l'icona del lusso di NY, The Pierre," vive nello stesso appartamento dove ha sempre abitato, al secondo piano di un palazzo di Mumbai e con la suocera? Lui che ha moltiplicato per 7 il fatturato di 22 mila dollari da quando nel '92 ha preso le redini dell'azienda! Pensate Montezzemolo ad abitare in un piccolo appartamento in provincia...


Ma va?! Lo sapevi che...

Il capostipite della dinastia Tata, certo Jamsetji Nusserwanji Tata, era anche progressista e di idee avanzate e nel 1902 progetta lui stesso e costruisce alloggi popolari per gli operai della sua acciaieria, perché disgustato dalle condizioni di vita degli operai inglesi! (Sì sì, degli inglesi loro colonizzatori, quelli superiori). Fornisce gratis alloggi e scuole, ospedali e impianti sportivi. Nel 2006 le nazioni unite, definiscono Jamshedpur fra i sei capolavori mondiali di pianificazione urbana. Fu in anticipo su tutto l'Occidente, solo che nella nostra storia europocentrica mica celo fanno sapere, ci fanno studiare quel folle di Gaudì che ipotizzò la mai realizzata comune al Parc Guell, o Garnier e la sua città giardino, ma dall'India siamo stati capaci di attingere solo la svastica. Anche se di questo Rampini parla solo marginalmente.

Ma va?! Lo sapevi che...

La rete ferrovia indiana è vecchia ma capillare, simbolo dello Stato che arrivava ovunque. Il treno indiano ha sedotto generazioni di viaggiatori occidentali, per la folla, l'arretratezza, la magia dei treni a vapore. Una certezza comunque, anche perché l'orario dei treni è tale e quale dal 1866. Eh?!? 141 anni con lo stesso orario, se lo tramandavano di generazione in generazione?
Contenuti elaborati da La Speranza Indiana di F. Rampini, 2007 Mondadori.

02 gennaio 2008

La speranza indiana

Immagine di La speranza indiana

Proprio quello che cercavo da un po'! Stupendo!
Da innamorata dell'India "mistica e leggendaria", dei colori e delle spezie, avevo bisogno di un contatto con la contemporaneità di quel mondo. Rampini crea proprio questo, un legame. Spiega in modo limpido e chiaro le contraddizioni del subcontinente, partendo delle evidente, come le caste, la giovane democrazia post coloniale e indaga le origini, religiose, storiche ed economiche. E lo fa citando autori, scrittori, filosofi e giornalisti, lasciando spunti e traccia per ulteriori approfondimenti! Bello! Entusiasmante!
...proporrò nei post successivi estratti e riflessioni. Scappi chi può!

10 dicembre 2007

matrimoni combinati



Durante il primo viaggio in India, precisamente qui, ci siamo imbattuti nei preparativi di un matrimonio. Un matrimonio combinato, come usa da quelle parti. Quattro fratelli hindù sposavano quattro sorelle mussulmane! Combinato e d'interesse!
Ne ha scritto di recente Rampini nel suo blog - il nuovo-economic-guro-d'Oriente - da qui lo spunto per il post. Niente di più che un'occasione di ricordare e riflettere sulla diversità dei due mondi.
In quell'occasione dell'agosto del 2006 non rientrammo tra i 4.000 invitati alla grande festa. Uno stra-peccato! In seguito nel gruppo, si innesco una discussione vivace in merito all'"infelicità" che generava questo modo di sceglier marito. Vikram, la prima guida indiana che ci ha accompagnato ad Udaipur, ci illustrò il suo punto di vista, spiegò che non era poi così male, spiegò che un matrimonio fondato sull'amore non era stabile quanto uno fondato sull'oroscopo.
Non mi stupisce quindi il titolo di Rampini: il 77% degli indiani preferisce i matrimoni combinati.

In più mi chiedo, nelle nostre campagne, anche solo ottant'anni fa, si sposavano per amore? ...o per si sceglievano per caso, combinazione ed interesse? ...per unire ricchezze e povertà, piacere e doveri?
Mio nonno diceva sempre - per far incazzare mia nonna - che quando gli aveva chiesto "di fare all'amore" non avrebbe voluto chiederlo a lei, ma alla cugina! Diceva che lesta lesta, la nonna, si scambiò con questa di posto per trovarsi lei, dinnanzi al nonno dichiarante! Capito!? ...il matrimonio d'amore del contado fiorentino di non troppi anni fa?! AAAAAAAmore!

12 novembre 2007

Città sulla riva






River to River. Florence Indian Film Festival• www.rivertoriver.it
7-13 dicembre 2007
cinema Gambrinus • Piazza della Repubblica, Firenze


Oltre ad un’ampia selezione dei più recenti lungometraggi, cortometraggi e documentari, il Festival presenterà in particolare una retrospettiva dedicata a Bimal Roy (1909-1966), uno dei massimi registi del cinema indiano del passato, spesso accostato ai maestri del Neorealismo italiano per le storie e i temi trattati. Saranno proiettati tre suoi capolavori, in collaborazione con il National Film Archive of India e il Directorate of Film Festivals.
Il primo, Do Bigha Zamin (Due ettari di terra, 1953), ricorda Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Devdas (1955) ha invece recentemente generato il remake omonimo di Sanjay Leela Bhansali, proiettato a Cannes nel 2002. Il terzo è lo struggente Bandini (La prigioniera) del 1963.
La figura di Bimal Roy sarà peraltro ricordata dal documentario in prima mondiale Remembering Bimal Roy realizzato dal figlio del regista, Joy Roy, che sarà a Firenze per presentarlo al pubblico.
Tra gli ospiti del festival, due donne, entrambe al primo lungometraggio: Chitra Palekar con Maati Maay e la giovane Bhavna Talwar con Dharm.
Interpretato magistralmente dalla bella e famosa Nandita Das, Maati Maay racconta la storia di Chandi, una giovane ragazza appartenente ad una casta subalterna, la cui famiglia si occupa da generazioni di un cimitero per bambini. Quando Chandi avrà un figlio suo, le cose cambieranno.
Dharm, girato con maestrìa e di grande impatto visivo, si svolge a Benares sulle rive del Gange, tra i conflitti hindu-mussulmani. Un sacerdote hindu adotta un bambino, Kartikey, che metterà alla prova le convinzioni più profonde dell’uomo religioso.

Qui il programma definitivo.

09 novembre 2007

State buoni se potete...

L'altra notte ho finito di leggere Nettare in un setaccio di Kamala Markandaya, e da allora non ho più letto niente.

Non che sia un capolavoro, e faccia il vuoto attorno, sia chiaro.
È uno di quei libri sull'India che mi rimangono attaccati alle mani. Però...
Rispetto ad altri che ho letto in precedenza - Cento sfumature di bianco, Padrona Amante, Cuccette per signora - connotati da una punta di frivolo sapore bolliwodiano, questo è diverso. Forse è anche vero che lo stato d'animo con cui leggi il libro conta tanto, mettiamoci anche la sindrome pre-esame...
Comunque la storia è semplice e banale, quella di una contadina in una imprecisata campagna ed epoca indiana, storia dalla toccante elementarità.
Lei, ultima figlia di una numerosa famiglia - e quindi con scarsa dote - va in sposa ad un uomo che non possiede nulla "povero di tutto tranne che di amore". Vivranno felici, in attesa di figli che arriveranno tardi, e quando arriveranno non vorranno lavorare la terra, fonte di gioie e dolori. Su di loro l'ombra di un medico bianco che va e che viene, facendo del bene e poi scomparendo per lunghi periodi.

La storia è banale e la riflessione che innesca anche, seppur mai troppo necessaria.
In alcune parti del mondo, si vive veramente con poco, una capanna di fango e paglia, una manciata di riso.
Immutati però, i sentimenti, che si viva di stenti o si navighi nell'oro.
Il dolore per la mancanza o la perdita dei figli è lo stesso, si debba andare in Turchia per la procreazione assista o si preghi una divinità portandogli gelsomino.
L'invidia tra gli esseri umani, tra le donne, è uguale, che si desideri ricchezze o una manciata di cibo.
La paura, immobilizza dai grandi mercati dell'economia mondiale al baratto di poco oggetti al mercato del villaggio.
L'amore e il rispetto che l'essere umano ha per se e i suoi simili, porta sempre ad un lieto fine, anche dopo un travagliato viaggio di sofferenze.
È questo che dice questo libro, banalmente, semplicemente: essere buoni da sempre i suoi frutti, magari non sembra, l'importante è crederci.

22 ottobre 2007

Notizie dall'India

La mia Omonima ha scritto dall'India. Un sms, poche parole.

"Oggi siamo ad Agra, già visitato il Taj ... tra pochi giorni il rientro, come si fa a non tornare più? ...e ancora non ho visto il Gange e Varanasi. Il sud mi manca, è diverso. Bacio"

Ha visto il
Taj mahal. Qui il mio racconto di allora. Un candida incredibile esperienza. sarà già stata a Fatehpur Sikri, la Città della vittoria, chissà come si chiamava il bambino che l'ha presa per mano.

Domani l'attende la madre Ganga e la città della vita e morte, Varanasi.

Chissà cosa vedrà, nella grande città dell'inizio e della fine.

Se avrà fortuna e ci sarà il sole e vedrà le abluzioni del mattino, la vita.
Quelle multicolori, quelle che io ho visto in onde medie in bianco nero, causa pioggia monsonica.
L'acqua del Gange era tale, ed anche quella del cielo faceva la sua parte, insomma la forza dell'acqua ci ha dato una spinta, insieme alla mancia, per salire dalla barca sul Manicarnica, accanto alla pira. Dalla vita alla morte. Quando si parla del ciclo dell'acqua...

ps. la foto non è mia, l'ho presa in prestito su internet!