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21 settembre 2010

Nuvoloseggiatori cercari

Cielo e terra di Normandia
Sabato ho assistito ad un bello spettacolo teatrale.
Qualcosa da allora cerca di venire a galla nelle nebulosa del mio cervellino.

Nuvoloseggiare, stare tra le nuvole, 10 centrimetri da terra: SOGNARE!

Non lo facciamo più.

Noi di questa generazione del numero chiuso nelle università, dei laureato uguale disoccupato, dei cococo cocopro e chicchirichi, noi dei cervelli in fuga...

Noi, ed io, non lo facciamo più.

...e forse l'ho fatto veramente per troppo poco tempo, sognare.
Sognare concretamente che quello che ci piace fare sia fattibile, sognare ingenuamente, crederci di poter realizzare i nostri desideri.

Desideri o bisogni? Che differenza c'è?
Sentirsi realizzati, apprezzati, condividere le proprie passioni con il mondo, fare un lavoro che ti piace per il quale passarci otto, nove o anche dieci delle ore della tua giornata non è un incubo ma una cosa minimamente piacevole, è un desiderio effimero o un bisogno concreto?

Io penso che sia un bisogno.
E penso anche che siamo - sono - stata scoraggiata precocemente ed ho disimparato troppo presto a nuvoloseggiare.

16 settembre 2010

Riflessioni sul/in cammino #5

Ruvida. Dice che gli ho dato delle risposte ruvide. Probabilmente bisognerebbe calibrare meglio le circostanze e gli interlocutori, ma tanto un po' di carta a vetro la si porta sempre dietro tutti, no?

Sarà che io sono nella fase in cui cerco di esternare il più possibile, di mettere tutto sul piatto e di evitare di prendermi responsabilità non sono le mie.

Fino ad ora, sentivo un errore del team come un errore mio. Adesso che è chiaro che non sono più a capo del gruppo, le cose sono cambiate.

Mi sono sentita dire proprio stamani:
- Che state facendo?
-  Quello che dovevi fare e non hai fatto te ieri sera?
- Probabilmente perché ero a fare cose che non ha fatto tizio il giorno prima?

Sono sempre stata pronta ad insabbiare scazzi di altri e a dichiarare anche in anticipo quelli fatti da me.
Ora possiamo dire che qualcosa è cambiato.
Sicuramente le risposte che prendono forma sono più nette e precise, a volte anche ruvide proprio per queste precedenti caratteristiche.

08 settembre 2010

Riflessioni sul/in cammino #4











È necessario un intervallo tra un pensiero e l’altro per poterlo verificare. 

Ecco perché molto spesso scrivo e appunto pensieri, ci metto il giusto tempo tra uno e l’altro in questo modo. Comunque questo non funziona che i messaggi che devi mandare agli altri. Molto meglio il faccia faccia anche se sei tu contro lui e poi puo' negare tutto, ma almeno leggi le reazioni, se ci sono sul suo volto. 
Io non ho avuto risposta. Possiamo dire che siamo al primo passo per la costruzione dell'alibi.

Il problema è che l'alibi me lo costruisco per me stessa e le miei ottusaggini incancrenite. 
La domanda vera a tutto questo non è come uscirne, perchè a questo la risposta non posso darla io, io posso solo lanciare gli sos - come ho fatto e come prevedibilmente non sono stati accolti - la domanda vera è perché tutto questo? perchè questa costruzione? questo modo di fare e questo mio atteggiamento? perché? 
cosa me ne viene, cosa provo e cosa ci sento in tutto cio?

05 settembre 2010

Riflessioni sul/in cammino #3

Non voglio più che la mia mente sia impegnata con qualcosa che non mi interessa.
Ho molto altro di cui interessarmi. Vita, non sostentamento.
Ecco quello che è. Una fonte. Niente altro. Niente più sentimento.
È necessario che sia chiaro fin da subito dove posso arrivare. Probabilmente interessa solo me, ma questo è già sufficiente. Potrò arrivare fin lì, per l'oltre non ho responsabilità.

Obiettivi prossimi:

  • chiarire dove posso arrivare, attivare, far capire che è necessario l'affiancamento o un aiuto 
  • mantenere i diritti acquisiti

03 settembre 2010

Riflessioni sul/in cammino #2

Camden Town, London

Il Cambiamento è innescato, e non solo da me.
Sarà sostanziale.
Accondiscendo sperando che non si solo una traslazione del problema - o una complicanza - ma un passo verso la soluzione.
Ma si sa, chi visse sperando morì...
quindi, è bene che il mio percorso individuale proceda, cercando di portare a casa risultati individuali.
In questi giorni ho capito - messo a fuoco - due cose molto banali.
1) che non sempre le cose sono come sembrano e sopratutto i tempi non sono quasi mai oggettivi. I singoli punti di vista si riflettono nel modo di relazionarsi agli altri. Troppo vaga? Generalizzazione nata da un aneddoto.
2) anche le relazioni non sono mai quello che sembrano, c'è un nocciolo duro e un contorno polposo, quest'ultimo viene adoperato per proteggere il centro, la sua consistenza varia all'occasione.

Parole chiare, chiarissime, schiette, senza troppa necessità di infiocchettare per definire e relegare impegni e responsabilità.

30 agosto 2010

Riflessioni sul/in cammino/1

Danze tradizionali indiane
Ci starebbe proprio un cambiamento, adesso, a metà del cammin di nostra vita... prima di ritrovarsi in una selva oscura.
Cambiamento: parola d'ordine.

Cosa cambiare? Domanda spontanea.
Un atteggiamento. Una modalità. Qualcosa che non mi fa stare bene.

Ci sono dei compiti che ci competono ed altri che non ci riguardano.
È necessario distinguerli. Trovare il proprio ruolo e proprio compito. Coordinare non significa fare da potta e da culo il lavoro degli altri, o prendersi le colpe degli altri. Significa altro. Io non so se lo sto facendo, il coordinamento, sicuramente sono la prima a pormi in un atteggiamento sbagliato.


È necessario estirpare vecchie abitudini, in me e negli altri.
Per farlo è necessario individuarle queste cattive abitudini che portano a questa condizione di disagio.

Oggi, per esempio.
Ho fatto qualcosa che contribuiva in tal sbagliato senso?
Penso di no, o meglio, penso di non aver agito per creare questa tipica situazione di disagio.
Il ritmo è stato sostenuto.
Non ho comunque detto di no.
Dovranno arrivare i No e gli Help.
Li aspetto, anzi, farò di più, gli andrò incontro.
Domani sarà un'altra giornata di prova.