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11 aprile 2011

Israel 2011

Gerusalemme, Western Wallil muroGerusalemme, Porta di ErodeScolaresca alla porta di Damascoverdure ignoteGerusalemme, quartiere islamico
Gerusalemme, quartire mussulmanoGerusalemme, Suq El QataninGerusalemme, quartiere islamicoGerusalemme, Damasco GateGerusalemme, El Wad Ha Gaigabbie di Gerusalemme
Gabbie di GerusalemmeGerusalemme, dolcezzaIncensoGerusalemme, quartiere araboGerusalemme, il paneGerusalemme, il fornaio
Gerusalemme, Porta di GiaffaIsraelGerusalemme, Western WallWestern Wall, GerusalemmeWestern Wall, GerusalemmeWestern Wall, Gerusalemme,
Israel 2011, a set on Flickr.
"sembra di essere in una puntata di Star Trek"
qualcuno a me molto vicino ha sentenziato così... poi ha anche scritto molto di più qui, un lungo, denso e articolato diario di viaggio, che risponde a pieno a quello che è stata la settimana nel posto più conteso del mondo, non solo dagli esseri viventi, ma anche dalle divinità.

14 marzo 2011

Il pozzo e la sorgente.

Riprendo da Il mestiere di scrivere questa bella citazione
“Le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne. 
Le donne spesso si vergognano di avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con grandi cappelli e bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante; ma a me non è mai successo di incontrare una donna senza scoprire dopo un poco in lei qualcosa di dolente e pietoso che non c’è negli uomini, un continuo pericolo di cascare in un gran pozzo oscuro, qualcosa che proviene proprio dal temperamento femminile e forse da una secolare tradizione di soggezione  e schiavitù che non sarà tanto facile vincere”.
Natalia Ginzburg, Discorso sulle donne, 1993

Come tutto, anche il pozzo ha un accesso, un inizio,  e una fine, la sorgente.
Il mio pozzo ha tracimato in India, ed è stato spinto lì da un romanzo.
Adesso andiamo in due al punto di partenza

15 giugno 2010

Autolesionismo

Decrescita felice.
Lavorare meno per consumare meno e vivere meglio. -> downshifting
Della serie: l'insalata era nell'orto e una casa avevi tu, Maramao perché sei morto!

Una casa appunto. Diciamo che per piccina che tu sia la casa c'è! ...è che è solo in parte mia, parte è della banca. La Banca.
Ci vorrebbe un fisso minimo mensile che ti permetta di
  • pagare il mutuo,
  • mangiare anche meno, anche non carne - meglio! - anche non sushi - tanto come in Japan non si trova!
  • spostarti - magari preferendo mezzi pubblici e bici
  • vestirti - anche con meno assortimento tanto negli armadi non c'è posto
  • andare al cinema e a teatro - anche in seconda visione
  • comprare qualche libro e leggerne altri in biblioteca
  • ...e viaggiare?
Viaggiare si viaggia in mille modi e con diversi budget.
Ho trovato questo sito di autostop organizzato, da qui lo spunto per il post:
http://www.roadsharing.com/it/

...e per dormire c'è lo scambio di divano http://www.couchsurfing.org/
o addirittura quello di casa http://www.scambiodicasa.it/

Mi chiedo, cosa aspetto a licenziarmi? ^_^ Di trovare la fonte del fisso mensile forse? oppure un costrutto mentale, conformismo o aspettativa di altro tipo?

09 agosto 2009

La Cité Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier

Citè Radieuse, Marsiglia, Le Corbusier


Esperienza unica: soggiorno presso l'Hotel Le Corbusier nell'Unité di habitation di Marsiglia.
Qui le foto, prossimamente le didascalie e il racconto di queste due notti nell'alloggio studio.

23 luglio 2009

Nella "pancia" dell'architetto!

Esame fatto e prossime le vacanze!
fruzzicavo in rete e ...

...domenica dormirò nella pancia dell'architetto!
ps. il mio fidanzato mi ha chiesto: "ma non conosci nessuno che ti ospita alle Piagge?"
mentre il mio collega le ha chiamate "una favela"

hiihhihi

02 febbraio 2009

Meno sette

Adesso ne mancano 7 - possiamo dire già 6 - di giorni alla data fatidica, ed io sono sempre più stanca e sempre meno "appassionata".
Di passione, tanta, ma di quella sofferente...

Sono di ritorno dall'orale.
Ho pensato bene di andarlo a vedere, non avendo seguito potevo imparare qualcosa.

Come se si trattasse di un esame di storia, cosa diavolo ci volevo capire, se ho solo fatto esercizi fino ad ora!

E faccio bene a continuare a farli.
Su 92 iscritti all'esame scritto, lo hanno superato in 7 e 6 sono stati ammessi all'orale con riserva. Supponiamo anche che allo scritto non si sia stati tutti e 92 gli iscritti, ma che ne so, 70. Ne è passati solo il 10%.

Ho incontrato una compagna di classe del liceo.
Carramba. Pensavo di essere rimasta la sola matusa lì dentro.
Invece no. C'è anche lei. E bada che era di quelle sempre brava e preparata.
Dice che ha seguito il corso ben due volte. SISI. Ha seguito le 4 lezioni settimanali per due anni, due semestri, due. Ha passato i compitini che svolgono durante l'anno e adesso, domani, faceva l'orale. Per chi ha fatto i compiti l'orale si puo' posticipare rispetto allo scritto. Te lo tiene buono, come si dice. Per gli altri, non si sa.

Ne ho visti 3 di orali: 30 e lodo, 28, 27. Ci credo, dopo la scrematura, rimane solo la crema.

Non mi rimane che continuare a tenere la testa nei fogli, appunti, fotocopie ed esercizi e non fare NIENTE ALTRO. Sono in fase truce. Capelli più scompigliati del solito e non scherzo. Attenzione a lavoro pari a zero. Mi nutro con prodotti pronti e confezionati. Domani mi tocca l'ennesima riunione di condominio, ma giuro che è l'ultima. Non si puo' dormire 5 ore per notte e fare una riunione di condominio a settimana.

Ma ho già una allettante prospettiva. Nel bene o nel male a fine febbraio sono in ferie una settimana. Me ne vado a London City!

10 settembre 2008

Veloci considerazione sul recente viaggio in Giappone

Sono rimasta molto affascinata dal paese del sol levante.

La cosa che impressiona di più è che sei in Asia, con la quantità di folla dell'Asia, ma con la pulizia e le regole europee, svizzere per l'esattezza!
A Shibujia, l'incrocio di Tokyo più famoso al monto - le strisce pedonali più grandi al mondo penso - abbiamo avuto il nostro primo bagno di folla! Vedi tante piccole formichine sempre operose che si muovono freneticamente, attraversano le strisce, si fermano, attendono, ripartono!
È stato un primo impatto un po' scioccante, mettici le 13 ore di volo, mettici poi che sono per lo più tutti giapponesi e all'inizio ti sembrano tutti uguali, poi li guardi attentamente e vedi che sono diversissimi tra loro, capelli gialli, rossi, sparati a punta, anziani, donne succinte ecc... Però la quantità di folla e la lor compattezza ti fanno sentire proprio come un'eccezione in quanto occidentale, uno straniero, un Gaijin. Infatti di turisti ce ne sono ma non molti. Per lo più americani.
La pulizia e l'efficienza dei servizi è impressionante. I treni sono iper puliti, iper serviti, raccolta differenziata a bordo spinta, signorine gentillissime che ti portano viveri, i famosi o-bento le scatoline con il pranzo, il controllore dei biglietti, uscito dalla porta del vagone, si inchina per salutare i passeggeri a cui ha appena obliterato il biglietti. Cose incredibili!
Non ti dico la gentilezza delle commesse! Quando riscuotono ti porgono una scatolina nella quale metti i soldi, loro la prendono con due mani, li contano davanti a te, li lasciano sempre a vista, ti fanno il resto, te lo contano davanti agli occhi e te lo porgono con due mani inchinandosi e ripetendo la cantilena di ringraziamento! Ti commuove cotanto rispetto verso l'avventore!
Il cibo mi è piaciuto molti, il sushi lo adoro e lì la varietà di qualità e il costo minimo ti fa innamorare ancora di più! Poi c'è la roba cotta, udon e soba, sono spaghetti di grano saraceno che non ti fanno rimpiangere la pasta. I gusti sono sobri, niente a che vedere con la bocca arsa dalle spezie indiane! I dolci sono delicati, ci si mette un po' ad abituarsi, ma sono accompagnati da ottimo tè, che è sempre gratis, come l'acqua d'altronde. Enorme segno di civiltà secondo me.
Il caldo di luglio è paragonabile a Mumbay, se non che lì il cemento è molto di più e quindi non passa nemmeno la notte. L'aria condizionata è ovunque come pure i distributori automatici di bibite fresche.
Abbiamo avuto anche una scossettina di terremoto, giusto per farci avere un'idea completa del contesto.
(foto Tokyo, Harajuku)
Tokyo è la città dei balocchi, potresti stare ore ad osservare la gente tant'è strana, volendo vi si pratica lo shopping sfrenato delle cose più strane, dall'abbigliamento all'elettronica, dalla carta alle lacche! Lo Yen fortunatamente ha un momento di calo e si compra molto bene, si mangia veloce con 2/3 euro e non abbiamo mai speso sopra i 25€. La camera in albergo medio dai 40/50 € la doppia a notte. Non è poi così dispendioso come si dice!
(foto Nara, Todai-ji)
I templi, shintoisti o buddisti, sono molto belli architettonicamente, mancano di quella partecipazione dei templi indiani, ma l'incanto per perfezione ed effetto scenico è esaltante. I parchi ed i giardini sono meravigliose oasi durante l'afa, e sono costruiti a plasmare la natura in forme che nemmeno ci aspettiamo. Devono essere favolosi durante la fioritura dei sakura, i pruni da fiore di aprile. Sembra che ci siano dei veri e propri bollettini per l'avanzata dei fiori.
Meriterebbe andare in Giappone solo per l'architettura contemporanea, opere di Ando, Tange, Piano, sono all'ordine di ogni angolo.
Dell'aspetto tradizionale ho letto molto e visto poco, il tempo non era poi molto. Ho visitato templi e castelli, quello di Himeji è stupendo e ti porta sparato nell'epoca dei samurai. Giardini Zen purtroppo sovraffollati ti lasciano desiderare lo sterminio di massa.
(foto
giardino roccioso del ryoan-ji)
Nel complesso, il Giappone, si gira molto bene con treni e mezzi pubblici, con l'unico difetto del tempo necessario per raggiungere i vari siti. A Kyoto infatti abbiamo perso un po' di tempo per i permessi che deve rilasciare l'ufficio dei beni dell'Imperatore - volevo andare a visitare la Villa di Katzura che ispirò l'opera di F.L. Wright - e c'è mancato un giorno per visitare i templi della collina. Però abbiamo avuto la fortuna di assiste al Gion Matzuri, una festa religiosa shintoista che mette per strada i tabernacoli dei templi portati a braccio dagli uomini. Questo è stato un bel momento di contatto extra turistico. In generale sono tutti molto gentili nel cercare di aiutarti, ma parlano l'inglese molto poco e probabilmente c'è anche molta timidezza, per cui sono stati pochi i momenti di scambio con gli indigeni.

In sostanza un primo viaggio ti da molto poco se non la voglia di tornare!

29 giugno 2008

LucidaMente : dichiarazione di intenti pre-vacanza.


La Reggia di Mastro Lindo
Inserito originariamente da *MattJR*
Voglia di aria, un aria nuova, e magari fresca, visto il clima tropicale di questa parte di mondo.

Tante cose da fare, da preparare e da programmare, ma soprattutto da render concrete.

A breve, da fare non c'è altro che dettagliare il viaggio in Giappone; le macro tappe sono già definite: 5 giorni a Tokyo, 5 a Kyoto, una notte a MIYAJIMA, l'isola davanti ad Hiroshima in un ryokan d'eccezione, il resto ad Hiroshima e Osaka. Non resta che studiare il più possibile per evitare di perdere qualcosa di importate.
E prima di partire vediamo se riesco ad incastrare un po' di amici per una pizza, per i saluti e gli aggiornamenti. Tutto qui, non mi affaticherei a fare altro prima di partire.

Al ritorno invece mi aspettano un po' di cose da sistemare in casa, cose che faccio volentieri, come cucire finalmente in copridivano su misura o tagliare le mensole del bagno. Ma sono già più serena di qualche giorno fa in merito e questo per me è importante.
E poi magari potrei pensare anche di fare un po' di quelle cose che rimando da secoli, un po' alla volta ovviamente, come pulire il garage o spostare il conto corrente.
E mi voglio anche rimettere a studiare, seriamente. Si lo so, l'ho annunciato milioni di volte e milioni di volte l'ho fatto! Davvero! Aggiusto il proposito aggiungendoci anche che proverò a metterci costanza, per arrivare magari a provare l'esame prima di natale o almeno a gennaio. Magari ci mettiamo anche le ore di diritto allo studio?
Altra cosa che voglio fare con il nuovo ciclo post vacanza è andare a trovare un po' di parenti lontani, magari con un giorno di ferie per poterci passare un pò di tempo. 'Sti rapporti parentali alla lunga si arriva a viverli più come un peso che altro, e non è una bella cosa, sono convinta che senza cresime e matrimoni che annoiano alla fine si passa del piacevole tempo insieme.
È poi ho un progetto, una cosa mia, un prodotto da realizzare, è tanto che ci penso e voglio vederlo concretizzarsi!
...e questa è solo una parte delle mille cose che vorrei fare. Forse il trucco sta, oltre che nell'organizzare e non sprecare il tempo, anche nel fare una selezione. Questa selezione mi sembra sufficiente e importante, il resto si vedrà.

21 maggio 2008

Japan preparativi di una partenza


Dopo tanto tribolare, l'uomo del monte ha detto si! mi che balle! me le hanno fanno fatte sudare ste ferie! il 20 di maggio ancora non avevo indicazione di quando esattamente potevo prendere le ferie! e allora mi sono messa a triturare le balle fitto fitto... e sono stata anche troppo buona! l'ho spuntata ora ora ora!!

Ho già comprato la guida, già studiato l'itinerario, già prenotato il volo, che rimane solo da confermare pagando... già rotto le balle a parenti ed amici che ci sono stati, già simpatizzato con la cucina e con la lingua... ehehe quella del gusto e del palato non quella parlata! w il sushi!

Bene, pensiamo positivo, quest'estate andrò a soffrire l'afa in Japan!
...la terra di Mimi Aiuara e di Ken Sciro, la patria di Hello Kitty e di Sampei, la terra dei samurai e delle gheische (sto scrivendo tutto a caso metto le h dove mi pare :-P), la terra del buddismo e dello shintoismo, la terra della moltitudine ordinata.

23 aprile 2008

Buon venticinque aprile!

Io vado a respirare una boccata d'aria a Sant'Anna di Stazzema. Un viaggio pellegrinaggio del venticinque-aprile.


26 gennaio 2008

Architettura moderna a Ivrea

Mi balugina in testa che ad Ivrea sono intervenuti grandi architetti del razionalismo italiano (Ivrea = Olivetti)
...e dato che sarò in zona la prossima settimana ho cercato un po' di documentazione (vedi successivi copia e incolla), ed ho scoperto che c'è anche un particolare carnevale.

foto e testi presi a prestito per uso di studio personale da archphoto.it, momoneco.kotka.fi, mamivrea


La piccola città di Ivrea si trova in Piemonte, nel Canavese, particolarmente importante da un punto di vista geografico e geologico: laghi, un parco naturale, il Gran Paradiso (primo parco nazionale italiano del 1922), e la collina morenica detta "La Serra", una linea diritta di origine glaciale che segna l'orizzonte e il paesaggio.

La storia della città è legata al nome della Olivetti, che ne domina il destino economico culturale per quasi un secolo.

Ivrea è stato un sito fertile per la sperimentazione architettonica del Movimento Moderno del XX secolo.
Le architetture e i progetti urbani della città, legate a Olivetti, sono state costruite da famosi architetti, che hanno avuto la possibilità di creare nuovi modelli e linguaggi dell'architettura, ripensando alle esperienze internazionali in modo originale.
Nel 1990 Ivrea è stata segnata da una profonda crisi produttiva e finanziaria dell'azienda, che ha portato alle soglie del 2003 al completo disfacimento delle unità produttive dell'azienda e alla cessione del marchio.

Tra il 1997 e il 1998 è stato elaborato un programma culturale ed economico per arginare la crisi, chiamato Officine Culturali ICO, dove i termini Officina e Culturale evocano esplicitamente il legame della città con Olivetti.
Una delle sezioni del programma è consistita nell'organizzazione del Museo a cielo aperto dell'architettura moderna di Ivrea, aperto al pubblico nel 2001. A partire da questo, una serie di progetti ha cercato inoltre di sensibilizzare un pubblico allargato sulla necessità della valorizzazione del patrimonio architettonico e, attraverso esso, di rilanciare l'economia della piccola città industriale.

Qui la mappa degli edifici ad Ivrea
Ivrea e la Olivetti. I luoghi della produzione: Ivrea

La fama della Olivetti si è consolidata non solo per la qualità dei suoi prodotti ma anche per l'alta qualità formale delle architetture destinate alla produzione - vedi anche nella comunicazione aggiungo io -. Esempio di questa qualità è il complesso di via Jervis, che con la sua parete vetrata uniforma tutti i vari ampliamenti diventando il simbolo dell'azienda. Degli ampliamenti si occupano Figini e Pollini.

La loro opera relativa agli ampliamenti, attuati dal 37 al 60, terminati con la morte di Adriano Olivetti, è piena di riferimenti ai modelli dell'architettura internazionali. Con la Nuova Ico si abbandonano i precedenti modelli di ambienti indifferenziati per collocazioni distinte in base ai cicli di produzione.


Tra gli edifici realizzati attorno alla fabbrica si segnala il Centro Studi ed Esperienze Olivetti, costruito su progetto di Eduardo Vittoria (1951-1955). Per il tipo di composizione di volumi e di piani, l'edificio denota un chiaro riferimento alle architetture di Frank Lloyd Wright e di Mies van der Rohe.


I luoghi della produzione nei dintorni di Ivrea
Negli anni del secondo dopoguerra, le mutate esigenze produttive portano la Olivetti a identificare nuove zone di espansione anche nei dintorni di Ivrea. San Bernardo è la prima località a essere interessata dalla costruzione di uno stabilimento.

Nel 1955, al primo nucleo della falegnameria nell'area di San Bernardo si aggiunge la Omo, l'Officina Meccanica Olivetti.

Nel 1984 viene affidata a Gino Valle la ricostruzione di uno degli edifici del complesso, andato distrutto in un incendio.
Altra zona del Canavese a essere interessata dall'espansione dell'azienda è Scarmagno. Già nel 1962 vengono affidati all'urbanista Giovanni Astengo un'indagine urbanistica e un progetto di sistemazione territoriale finalizzati alla costruzione di un nuovo stabilimento. Il primo edificio è realizzato tra il 1962 e il 1964 su progetto di Ottavio Cascio. Il successivo cantiere si apre nel 1967.

La caratteristica di questo intervento è la ricerca sulla standardizzazione dei moduli costruttivi: in ogni caso, l'attenzione ai dettagli - assieme all'originalità della struttura - permette di evitare un risultato di piatta razionalità produttiva.


Vengono infatti inaugurati diversi impianti in Italia e all'estero: due esempi significativi di Barcellona e di Massa Carrara.
Lo stabilimento di Pozzuoli, progettato da Luigi Cosenza a partire dal 1951, risponde in parte alle esigenze della Olivetti di potenziare la sua presenza al di fuori di Ivrea. L'impianto, collocato in una posizione che domina il golfo di Napoli, presenta una pianta a croce che sembra soddisfare le esigenze della produzione ma anche adattare le architetture alle pendenze del terreno e integrarle così nel paesaggio.


La qualità del prodotto e dell'architettura.

Nel corso della sua storia, la Olivetti ha sempre posto molta attenzione alla qualità estetica dei suoi prodotti e alla sua immagine di azienda d'avanguardia. Già nel 1920, con la M 40, viene presentata una macchina dal volume compatto che nasconde i meccanismi interni. La tendenza viene ulteriormente rafforzata dopo l'arrivo di Adriano Olivetti. Anche gli edifici per ufficio rientrano nelle politiche di immagine della Olivetti. Annibale Fiocchi, Gian Antonio Bernasconi e Marcello Nizzoli sono autori nel 1954-56 del Palazzo Uffici di via Clerici a Milano. Per la Hispano-Olivetti, i Bbpr completano nel 1964 un edificio a Barcellona. La costruzione sorge su di un lotto trapezoidale e allude vagamente all'architettura di Antoni Gaudí. Nel 1972 Egon Eiermann progetta gli uffici Olivetti di Francoforte. Anche per gli spazi commerciali e di esposizione la Olivetti si orienta verso una politica di alta qualità e raffinatezza. Lo spazio più noto è quello realizzato nel 1958 da Carlo Scarpa a Venezia. Il negozio è posto sotto il portico delle quattrocentesche Procuratie Vecchie. Lo spazio viene pensato in relazione alla presenza di una statua bronzea di Alberto Viani. Nello stesso anno in cui viene realizzato il negozio di Venezia, Franco Albini e Franca Helg progettano un negozio a Parigi. Nel 1961, Ignazio Gardella allestisce un negozio a Düsseldorf. Nel 1964, i Bbpr allestiscono a Barcellona una sala esposizione per la Hispano-Olivetti al piano terreno dell'omonimo edificio.


La politica abitativa
Nel 1937- 38 Luigi Figini e Gino Pollini elaborano un progetto per la nuova sistemazione di un quartiere operaio Olivetti a Ivrea: questi studi riprendono le proposte avanzate dagli stessi architetti nel piano per la Valle d'Aosta e si fondano su di un'impostazione di ispirazione razionalista, con edifici disposti secondo l'asse eliotermico, a distanze
tali da per-mettere un corretto soleggiamento di tutti gli edifici. Sulla scia di questo progetto, proprio Figini e Pollini realizzano tra il 1939 e il 1941 una casa a schiera a Borgo Olivetti, a ridosso della scuola materna, destinata ad alloggiare 24 famiglie di dipendenti.

L'intervento più importante in questi anni si realizza nel quartiere Castellamonte. Questo insediamento era stato già indicato dal Piano Regolatore redatto da Piccinato, Devoti e Figini nel 1938. Nel 1940, Figini e Pollini elaborano il progetto definitivo nel quale, tuttavia, il numero di edifici proposti è superiore a quello effettivamente realizzato. Tra il 1940 e il 1942 vengono realizzate solo sette case per famiglie numerose per un totale di 28 alloggi. Figini e Pollini si ispirano a modelli architettonici affermati in quegli anni nella cultura architettonica internazionale: quella stessa cultura che i due architetti milanesi hanno avuto modo di frequentare direttamente grazie alla partecipazione ai Ciam, i Congrès Internationaux d'Architécture Moderne.

A ridosso dell'intervento di Figini e Pollini, tra il 1948 e il 1952, Marcello Nizzoli e Gian Mario Oliveri realizzano sei case unifamiliari destinate a dirigenti Olivetti. Poco dopo, Nizzoli e Oliveri realizzano due case per dipendenti con quattro alloggi ciascuno (1951) e un edificio nell'estremità ovest dell'area, la cosiddetta casa a 18 alloggi (1954-55). Quasi contemporaneamente alla costruzione del quartiere Castellamonte, inizia l'edificazione di un'altra area del comune di Ivrea, lungo la strada statale Torino-Ivrea.

I primi interventi riguardano la zona di Canton Vesco:
qui, nel 1943, Ugo Sissa costruisce un primo fabbricato con 15 alloggi per dipendenti dell'azienda. Seguiranno altri sette fabbricati (per un totale di 86 alloggi) edificati su progetti di Sissa, Italo Lauro, Annibale Fiocchi e Nizzoli. Fiocchi e Nizzoli sono anche autori di gran parte degli edifici costruiti negli anni successivi, tra cui sette case a schiera di due piani dotate di orto e giardino per ogni alloggio (1952-54). Canton Vesco assume la forma di un quartiere in grado di ricostruire un tessuto sociale di base, secondo modelli che si diffondono in quegli anni in Italia su esempi soprattutto britannici e scandinavi.

Nel 1957 la Olivetti affida a Luigi Piccinato l'incarico di progettare un quartiere in località Bellavista, a Ivrea. L'insediamento è già previsto dal piano del 1938 ed è confermato dal successivo piano del 1954. Il complesso sorge su di un'area di 320.000 metri quadrati ed è destinato ad accogliere circa 4.000 abitanti: vengono anche previsti edifici religiosi, scuole, servizi sociali, attività commerciali e sportive. Importante è il compito dell'Ufficio Consulenza Case Dipendenti (UCCD): l'assistenza dei dipendenti Olivetti nella costruzione, riparazione o adattamento di abitazioni. L'ufficio concede prestiti con un interesse del 4% fino alla copertura del 60% dell'intera spesa e fornisce gratuitamente il progetto e la direzione lavori. L'ufficio, diretto da Emilio Aventino Tarpino, elabora tra 1949 e il il 1969 più di 600 progetti e, con la sua attività, contribuisce a creare un paesaggio edilizio di notevole qualità formale e costruttiva. La Olivetti si affida anche alla consulenza di altri progettisti: nel 1958 Figini e Pollini e Franco Albini e Franca Helg vengono incaricati di studiare schemi tipologici di riferimento in seguito applicati dall'UCCD.
Il numero maggiore di interventi viene eseguito nell'area del Cristo, su terreni che la Olivetti cede a una cooperativa di dipendenti.


Anche lontano da Ivrea la Olivetti intraprende iniziative analoghe. L'intervento più noto è il quartiere INA-Olivetti che Luigi Cosenza progetta a Pozzuoli in parallelo alla costruzione dello stabilimento.

Nel 1968, Gabetti e Isola sono incaricati di progettare un edificio per dipendenti Olivetti nel primo insediamento Olivetti a Ivrea: l'Unità Residenziale Ovest, meglio conosciuta come "Talponia"(1968 - 1971).



24 agosto 2007

Quasi un anno fa ad oggi...

Il 25 agosto dello scorso anno tornavo a casa dal mio primo viaggio in India.
(Non ti fidi? puoi
leggere qui e qui).

Tornavo a casa in treno, da sola, abbarbicata alla mia valigia - enorme e tutta scassata - preoccupata solo di doverla abbandonare tra altri viaggiatori, per correre in bagno, a cagare. Già. Avevo già dato, numerose volte. Alla quarta evacuazione tra aereo e aeroporto (sia Wiem cheMalpensa per par condicio), era chiarissimo che tornavo a casa con una bella dissenteria del viaggiatore. Le pillole-tappo che avevo preso in quantità, niente fecero, aimè! Avanzava anche lo sfinimento e la febbre, ma non volevo cedere a frigni che mi si sarebbero ritorti contro, della serie: "te ne sei voluta andare in India... e ben ti sta!" - " te l'avevo detto io, chissà cosa hai mangiato!" "non potevi andare in ferie a Riccione!"
Stoicamente giunta a casa, recuperata da mio padre a SMN nemmeno fossi superstite di un disastro, ingurgitate enterogermina di nascosto e fatto il mio dovere nella distribuzione dei doni, crollai sfinita a letto per svegliarmi solo per continuare a cagare. E questo andirivieni tra letto e cesso è durato ben 3 giorni. La domenica, mirando il fantasma di me allo specchio, decisi che era il caso di prendere sul serio la sciolta e non continuare a sminuirla, solo per evitare il ben ti sta! La guardia medica al telefono manca poco mi mangia! "Tre giorni di dissenteria post india e non ha preso gli antibiotici?".
Dopo il pillolone domenicale iniziò il mio recupero. Il lunedì successivo, in malattia, mi presentai comunque a lavoro, asciutta come un'acciuga e un po' avvilita. Mi cacciarono letteralmente, intimandomi di riprendermi perché - non l'hanno detto - ma gli facevo schifo. Una settimana di ferie in più e l'inizio di quel prolisso racconto sul viaggio, un filo d'India.

Tutto c'sto post perché un po' - solo un po' perchè la mia vita adesso è densissima e non gli manca niente - insomma solo un po' soffro di nostalgia. Probabilmente sono malata dentro, malata d'India.

Non è grave, non sono contagiosa, è solo dispendiosa la cura...

Adesso che Google ci ha concesso di avere delle mappe personalizzate, rimetterò qui le tappe di questo primo viaggio. Un po' per nostalgia e un po' per vedere dove poter piantare - chissà mai quando - altre bandierine sui luoghi visitati.

06 agosto 2007

Ortensie























Ho fatto una bella scorpacciata di Ortensie.
Potrebbero cambiare il loro simbolo, i francesi.
Invece del giglio di Francia, che poi è il giglio di Firenze - ladri! - potrebbero inserire nel loro tricolore, su i loro stemmi delle varie Repubbliche una bella palla fiorita grassa e prosperosa. Sia in Normandia che in Bretagna ce ne sono bellissimi viali interi, siepi enormi di palle fiorite di tutti i colori. Che gusto del dettaglio questi civili cugini d'oltralpe!

ps. la foto l'ho fatta io, non c'è bisogno dei complimenti! :-p

09 luglio 2007

Ci siamo ci siamo ci siamo...


Le ferie sono in anticipo quest'anno! Parto sabato e torno entro il 4 agosto, appena ho finito i soldi!
Destinazione nord, dato l'anticipata e mai arrivata torrida estate, abbiamo deciso di partere verso le terre di Normandia e Bretagna, facendo alcune tappe d'obbligo, non proprio di strada:


La Chiesa di Le Corbusier a Ronchamp, vicino a Belfort

e visto che ci siamo andremmo anche qui:
Strasburgo, in Alsazia, terra di mezzo tra Francia e Germania, bagnata dal Reno.

Non vedo l'ora!




17 novembre 2006

Il saluto di Natale


La valigia non l’ho riposta, e già mi serve.
Riparto. Domani mattina lunga traversata verso la verde Umbria.

È incredibile, tutte le volte che percorro la superstrada verso Foligno e costeggio il Subasio e la sua costola in muratura, Assisi, mi sento a casa.

Non è casa, non è la mia terra. Almeno non lo è per l’anagrafe. Ho assimilato per induzione questo legame da mia madre, che vi è nata e vissuta fino a 18 anni. Mi ha passato un cordone forte, incostante e profondo, che mi ancora ai paesaggi, agli ulivi, alla terra.
È pace, quando il mio animo è sereno.
È ricerca quando risuonano domande.
È famiglia quando ho bisogno di un focolare.
È inquietudine quando altri percorsi attendono.
È dolore, è vita.

Domani è il mio saluto, prima dell’India, il saluto di Natale, con largo anticipo.